BOSTON SCIENTIFIC: LA RICETTA PER LA SOSTENIBILITA'

INTERVISTA DI Katrin Bove

 

 “Conciliare cure appropriate ed efficaci per i pazienti senza perdere di vista la sostenibilità e il contenimento dei costi è una delle grandi sfide alle quali sono chiamati i  Servizi sanitari dei Paesi europei. Da un lato c’è l’innovazione tecnologica, che sta progressivamente sostituendo i tradizionali metodi di diagnosi e cura, introducendo nei mercati di tutto il mondo dispositivi medici sempre meno invasivi e strumentazioni in grado di fronteggiare efficacemente molte patologie. Dall’altro, a fronte della crescente domanda di assistenza e cura, in gran parte legata all’invecchiamento della popolazione e a maggiori aspettative di vita, i Servizi Sanitari devono fronteggiare la pressante richiesta di riduzione dei costi e di contenimento della spesa”. Lo rileva Raffaele Stefanelli, amministratore delegato di Boston Scientific Italia.

 

Dottor Stefanelli, un impegno da far tremare le vene dei polsi se si considera l’andamento della spesa sanitaria negli ultimi anni e le previsioni…

 

Il Def 2016 prevede che nel 2019 il finanziamento del Servizio sanitario nazionale  corrisponda al 6,5% del Pil, una soglia che non solo mina la qualità dell’assistenza, ma rischia di ridurre l’aspettativa di vita come emerso, per la prima volta, dal Rapporto OsservaSalute 2015 e dal Rapporto Istat 2016. Secondo le previsioni del Def, nel triennio 2017-2019 il Pil crescerà, in media, del 2,8% ogni anno mentre la spesa sanitaria aumenterà a un tasso medio annuale dell’1,5%: questo significa che da 113,3 miliardi di euro stimati per il 2016, la spesa sanitaria dovrebbe salire a 114,7 miliardi nel 2017, a 116,1 nel 2018 e a 118,5 nel 2019. In realtà, negli ultimi anni la Sanità ha ricevuto sempre meno di quanto previsto. La Corte dei Conti ha segnalato che, in 32 mesi, da 117,6 miliardi stimati dal Def 2013 siamo scesi a 116,1 miliardi nel 2014, a 113,4 miliardi nel 2015, per arrivare nel 2016 a un finanziamento reale di 111 miliardi, comprensivi di  800 milioni da destinare ai nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza.

 

Può illustrarci la posizione e le proposte delle imprese su questo tema?

 

Mi consenta di citare qualche cifra, per inquadrare correttamente il comparto biomedicale in Europa, la sua dimensione e il suo ruolo economico. Le società del settore sono attualmente 25mila, con oltre 575mila dipendenti, un fatturato intorno a 100 miliardi di euro e il più alto numero di brevetti registrati, circa 11.124 nel 2014. Si aggiunga, a questo, il fatto che l’onere degli investimenti in ricerca & sviluppo è ancora, per la quasi totalità, a carico delle imprese. Per quanto ci concerne, la nostra Società aderisce pienamente a questa “chiamata alla Responsabilità”. Boston Scientific investe in R&S il 12% del proprio fatturato globale, vale a dire 7,5 miliardi di dollari, con 22 milioni di pazienti trattati con propri dispositivi nel 2015, e ha sempre puntato su device minimamente invasivi e di lunga durata, per tutelare la salute dei pazienti e contribuire concretamente al contenimento dei costi.

 

Esiste un aspetto di innovazione tecnologica cui ponete particolare attenzione ?

 

Sì: la longevità, tema portante di un significativo convegno tenuto alla Biblioteca del Senato con il sostegno incondizionato della nostra società. La longevità dei dispositivi è uno dei fattori cruciali nel contesto biomedicale perché la maggiore durata abbatte drasticamente il numero delle sostituzioni necessarie nell’arco di vita del paziente e riduce sia i rischi “clinici”, derivanti dalle possibili complicanze dei nuovi impianti, sia i costi per nuovi device, ospedalizzazioni, terapie farmacologiche ecc.

Quali sono i dispositivi medici che sono particolarmente “toccati” dal tema della longevità?

 

La durata è di particolare rilevo nei dispositivi impiantabili destinati, per esempio, allo scompenso cardiaco. Questa patologia colpisce in Europa un numero crescente di persone, sia per il progressivo invecchiamento della popolazione, sia per i miglioramenti nel trattamento delle sindromi coronariche acute che registrano, in Italia, 170mila nuovi casi ogni anno. Nel nostro Paese, la prevalenza dello scompenso cardiaco  si attesta intorno all’1-2% con circa 80mil nuovi casi incidenti per anno, e un crescente livello di cronicità. In termini economici, i costi per la gestione dei pazienti ammontano a circa 10,4 Miliardi, di cui il 74% per ricoveri ospedalieri. A fronte della riconosciuta efficacia, questi dispositivi, dai defibrillatori ai pacemaker, hanno però una durata limitata, legata alle batterie che con il normale funzionamento si esauriscono. Le strutture sanitarie devono quindi rispondere a due esigenze: garantire l’accesso alle migliori cure a tutti i pazienti, e assicurare continuità nei trattamenti, sostituendo i dispositivi quando le batterie sono esaurite. In termini economici e di gestione il problema è vitale: l’aumentata sopravvivenza dei pazienti, di gran lunga superiore alla durata dei dispositivi, implica infatti che devono essere effettuate più sostituzioni per ogni singolo paziente, con costi legati all’acquisto dei nuovi dispositivi, alle complicanze infettive, ai ricoveri in terapia intensiva, alle terapie farmacologiche. Con dispositivi più longevi, di durata superiore ai 7 anni, anziché i 4 anni-medi dei device standard, si ottiene un risparmio stimato fra il 29 e il 34%, a seconda della tipologia di paziente.

 

La longevità dei dispositivi è quindi uno dei fattori strategici per lo sviluppo delle  imprese?

 

La durata dei dispositivi è strategica, ma non solo per le imprese. Alla longevità  guardano con favore sia i medici che effettuano gli impianti sia milioni di pazienti. Le statistiche confermano che circa il 70% dei pazienti portatori di pacemaker o di defibrillatori necessita di almeno una sostituzione nel giro di 4-5 anni e il 40% di almeno due sostituzioni. Per questo, il 73% dei pazienti si preoccupa della durata del dispositivo e la ritiene la caratteristica cui porre maggiore attenzione, nella speranza di evitare o di rimandare quanto più possibile un secondo impianto.

 

In che modo Boston Scientific è concretamente e attivamente impegnata sul tema della longevità dei device?

 

Sul fronte della longevità, Boston Scientific è riconosciuta leader in Italia. Dal 2008 l’azienda ha introdotto nel mercato dispositivi con batterie che superano i 10 anni e gli 8 anni per quelli destinati alla terapia di re-sincronizzazione cardiaca. Di fatto, i più longevi al mondo, con una proiezione di durata reale compresa tra i 9 e i 13 anni. In proposito, ricordo che questa posizione nel mercato è anche legata al fatto che Boston ha scelto di produrre direttamente le proprie batterie, una scelta di politica industriale impegnativa ma che ci consente di controllare interamente la vita dei nostri dispositivi e di porci come partner “propositivo” delle principali istituzioni ospedaliere e del Servizio sanitario nazionale nel suo complesso.

 

Dal convegno che lei citava poco prima è emersa una serie di problemi che riguardano soprattutto le gare di appalto e che sembrano rendere tuttora problematico coniugare qualità, longevità e sostenibilità. Quale è il vostro auspicio in proposito?

 

E’ vero, i problemi non sono ancora superati ma io spero che la chiamata alla “Responsabilità condivisa” emersa al convegno rappresenti uno stimolo per tutti. Le recenti gare di appalto per strumentazioni sanitarie e dispositivi medici sono state orientate “al ribasso“, puntando come parametro di scelta quasi esclusivamente sul prezzo. Una scelta che non può che riverberarsi negativamente sulla qualità delle cure erogate, che non porta risparmi oggettivi per il Ssn, introducendo nel mercato prodotti e tecnologie di scarso valore e di breve durata, e che rappresenta un pericoloso disincentivo per le imprese in termini di investimenti per lo sviluppo di nuove tecnologie. L’auspicio di tutti gli operatori, incluse le Imprese, è che il Nuovo Codice degli Appalti rappresenti la premessa per una più corretta valutazione degli aspetti qualitativi e di innovazione, a tutela dei pazienti e dell’intero Sistema sanitario.

 

 

Stefanelli, laurea in Economia e commercio, con esperienze in World Minerals e Telettra, riveste l’attuale incarico dal 2013. Boston Scientific Italia, con un fatturato di oltre 205 milioni e circa 280 dipendenti, fa parte del gruppo americano Boston Scientific (quotato a Wall Street), tra le prime società al mondo di dispositivi medici, con un fatturato che sfiora i 7,5 miliardi di dollari e 25mila dipendenti