ALCOL: EMERGENZA SOTTOVALUTATA

Emergenza sottovalutata: il Policlinico Umberto I di Roma in prima linea contro uno dei maggiori problemi sanitari del Paese

DI Domenico Alessio

Le Patologie alcol correlate (Ppac) rappresentano uno dei maggiori problemi sanitari del nostro Paese, con enormi implicazioni a livello medico, psicologico e sociale. I loro costi sono sottovalutati e, a fronte di circa 30mila morti in Italia per tali gravi patologie, le politiche di tutela sanitaria in materia alcologica sono ancora insufficienti.

Il Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio (CRARL) è stato costituito con delibera della giunta regionale il 16 settembre 1997, n° 5626,  presso il Policlinico Umberto I di Roma ed è diretto dal professor Mauro Ceccanti.

In particolare individua le risorse e le strutture che si occupano di problemi e patologie alcol-correlate, al fine di realizzare nella Regione Lazio una rete di servizi (ai sensi del Dm 3 agosto 1993) e attua il coordinamento regionale dei rappresentanti dei servizi pubblici e privati coinvolti a vario titolo, non esclusa la promozione e lo sviluppo di modelli di formazione e aggiornamento periodico degli operatori pubblici e privati. 

Particolare attenzione è riservata alla predisposizione, promozione e sperimentazione di protocolli coordinati che prevedano la gestione a breve termine dell'utente rispetto a un percorso terapeutico e riabilitativo integrato, medico, psicologico e sociale nonché l'istituzione di una banca dati ad aggiornamento costante sulla ricerca scientifica e sullo sviluppo della rete territoriale dei servizi pubblici e del privato sociale.

Assumono significativa rilevanza la predisposizione, la promozione e il coordinamento di modelli di prevenzione e sensibilizzazione rivolti alla popolazione giovanile in ambito scolastico e non, nonché di programmi di prevenzione in collaborazione con gli ordini dei medici, con le associazioni professionali e associazioni di categoria e la predisposizione, promozione e coordinamento di modelli diagnostici sociali, medici e psicologici. Saranno predisposti strumenti per la verifica ed il monitoraggio qualitativo e quantitativo attraverso l'individuazione di idonei indicatori degli interventi effettuati dai componenti il sistema di rete.

 

Il CRARL nasce come naturale evoluzione del Servizio speciale di prevenzione e cura dei danni epatici da alcol, creato nel 1979 nell’ambito dell’accordo Università/Regione nella strutturazione del Policlinico Umberto I. L’idea iniziale era quella di curare i danni del fegato prodotti dall’alcol demandando agli Alcolisti anonimi (Aa)e ai Club alcolisti in trattamento (Cat) il compito di aiutare i nostri pazienti a mantenere la sobrietà. In realtà, col tempo, ci si accorse che l’alcol provocava danni in tutto l’organismo, per cui si cominciò prima ad approfondire le patologie provocate dall’alcol; poi, constatato che rimanevano frange di soggetti con Ppac che non rispondevano appieno a  quanto proposto dai gruppi di auto-mutuo-aiuto, il CRARL ha sviluppato nel servizio nuove tipologie di intervento e un centro diurno per pazienti con gravi problemi sociali. 

L’ultima tappa di questo percorso è tuttora in atto e risponde alla necessità di creare una rete socio – sanitaria integrata che possa dare una risposta concreta ai Ppac. Il Progetto servizi alcologia mappati (Sam) ha costruito interventi di integrazione stipulando protocolli di intesa con associazioni, ordini professionali, servizi territoriali non istituzionali. Il Progetto Sam ha svolto un censimento dei servizi sul territorio e organizzato negli anni 2015-2016, 13 convegni Ecm sul territorio per un totale di 1102 professionisti e 6mila crediti distribuiti.

In questo ambito è fondamentale il rapporto di collaborazione da instaurare con i pronto soccorso di tutte le Asl della Regione Lazio, per individuare le Ppac e i pazienti che non hanno collegato le loro patologie al consumo incongruo di alcol. Un esempio di collaborazione fattibile si è sviluppato nel Policlinico Umberto I tra il CRARL ed il Dipartimento di emergenza e accettazione pronto soccorso (Dea).

In Italia, nel 2006, il 68,3% delle persone dai 12 anni in su, quasi 36 milioni, ha dichiarato di aver consumato una o più bevande alcoliche negli ultimi dodici mesi. A consumare l'alcol era l'81,1% degli uomini e il 56,4% delle donne. Nel 2012 (Ministero della Sanità, Relazione al Parlamento, 2013) le persone con almeno un comportamento di consumo a rischio erano circa 7,4 milioni (quasi 5,8 milioni maschi e quasi 1,5 femmine).

Il 13% della popolazione con più di 18 anni presenta problemi di abuso o dipendenza da alcol o comunque si espone a rischi gravi di salute sotto forma di Ppac. Inoltre,  il 15% circa dei cittadini che si rivolgono al medico di medicina generale (medico di base) presenta problemi correlati all'uso di bevande alcoliche e il 5% risulta alcol dipendente, ma solo il 2-3/1000 viene individuato. 

Sebbene sia di difficile valutazione, sono sempre di più i dati scientifici che stimano che le morti attribuibili all'alcol oscillano tra le 30mila e le 50mila  per anno. Basti pensare che il 40% degli incidenti stradali e il 10/15 % degli incidenti sul lavoro sono ascrivibili al consumo di bevande alcoliche. Si calcola poi che il 9.6% del carico di malattia nella popolazione europea e  il 15.6% degli anni vissuti da disabili siano prodotti dall'alcol.  

I costi diretti e indiretti che la società paga a causa dell'alcol, in senso generale sia di danni materiali a persone e patrimoni che in termini di costi sanitari, possono essere stimati tra il 2 ed il 5% del Pil di ciascun Paese.

La scarsa conoscenza del problema, il ridotto numero di Centri che se ne occupano, e le scarse risorse investite nel territorio, determinano seri problemi di gestione di questo fenomeno che è in costante crescita.

Il 26% dei pazienti ricoverati con Ppac non è individuato e, pertanto, non viene intrapreso nessun tentativo di affrontare il problema alcol che, spesso, è alla base della patologia che ha portato al ricovero. 

Il 25% degli immigrati ha Ppac: la mancanza della famiglia, del lavoro, a volte anche di un tetto e la carenza di sostegno sociale sono fattori importanti che portano ad un eccessivo consumo di alcol che spesso sfocia in violenze, risse, aggressioni e danni a terzi.

In Italia, nel 2015, ci sono stati 246.920 feriti e 3.428 morti per incidenti stradali e il 40 % è legato al consumo di alcolici. Nel 2015 sono state elevate 42.857 contravvenzioni per guida in stato di ebbrezza.

E’ il caso di sottolineare che sotto i 40 anni di età gli incidenti stradali costituiscono attualmente la prima causa di morte Il problema quindi interessa particolarmente i più giovani. E, inoltre, il 15 - 18 % dei giovani consuma quantità eccessive di alcol per la propria salute. Il 28,8% dei giovani tra i 15 e i 19 anni non percepisce il pericolo del bere a rischio. Gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte nella fascia di età tra i 18 e i 40 anni. L’alcol è presente con una percentuale valutabile intorno al 12% dei casi registrati. 

 

Nell’ambito del progetto per contrastare l’abuso di alcol e la dipendenza, è stata attivata la collaborazione con il Dea del Policlinico Umberto I, attraverso una serie di misure volte a individuare i pazienti alcolisti e quelli con comportamenti a rischio. 

I dati rilevati attraverso il Sistema di gestione informazioni pronto soccorso emergenza (Gipse) nel Dea del Policlinico Umberto I, negli anni compresi tra il 2010 e il 2015, mostrano che, in 3.750 pazienti, l’alcolemia è risultata positiva, pur non essendo questo un esame effettuato di routine. L’età media dei pazienti è di 39 anni con un range tra i 13 e i 93 anni. È interessante evidenziare che una percentuale del 5.5% di pazienti con alcolemia positiva sono minori. 

Il campione di pazienti con alcolemia positiva è composto per il 25% da donne e per il 75% di uomini. Le donne con alcolemia positiva sono in media più giovani (36 anni)  rispetto agli uomini (40 anni) . Questo dato è molto preoccupante in quanto, come indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, l'organismo femminile, rispetto a quello maschile, risulta più vulnerabile agli effetti dell'alcol. È, inoltre, molto importante soffermarsi sull’esito del trattamento al Dea.

Come registrato, il 30%, dei pazienti con tasso alcolemico positivo è dimesso a domicilio (40% delle femmine e 27% dei maschi); il 21% è ricoverato (16% delle femmine e 23% dei maschi); il 2% è stato trasferito; il 3% dimesso in altre strutture ambulatoriali; lo 0.4% è deceduto in ps. Il rimanente 41% è composto da pazienti che si sono allontanati spontaneamente (22%) prima che potessero avere le cure necessarie per il problema dichiarato in accesso (15%  delle femmine, 25% dei maschi) e da pazienti che hanno rifiutato il ricovero (19%: 24% delle femmine e 18% per cento maschi). È importante sottolineare che la percentuale di pazienti che non hanno usufruito del trattamento del Dea, nonostante ne avessero fatto richiesta, è piuttosto alta ed è probabilmente dovuta all’instabilità emotiva di questi pazienti e/o al sopravvenire dei sintomi dell’astinenza da alcol. 

 

In conclusione se consideriamo gli ultimi dati del Sistema informativo dell'emergenza sanitaria (Sies-Lazio) aggiornati al febbraio 2015, rileviamo che gli accessi al Dea del Policlinico Umberto I sono stati 10.185 in un solo mese, e quelli complessivi della Regione Lazio sono stati 38.223, sempre nello stesso periodo.

Proprio in considerazione di tali dati allarmanti, il CRARL, in collaborazione con la direzione dell’azienda Policlinico Umberto I, sta progettando un percorso terapeutico per i pazienti con Ppac per consentire una maggiore capacità di individuazione e un intervento più adeguato e incisivo .