CHENOT INSEGNA IL BENESSERE

INTERVISTA DI: Renato Pedullà

 

Henri Chenot è uno dei più grandi e famosi  nutrizionisti al mondo: da più di quaranta anni studia insieme a scienziati, medici e tecnici specialisti  le dinamiche del vivere sano. Chenot, nasce in un paese di poche anime a Sarrancolin, nel dipartimento degli alti Pirenei a pochi chilometri da Lourdes, da una famiglia di immigrati provenienti dalla Spagna. Ma nella  nazionalista Francia, Henri scoprì le prime forme di razzismo, a scuola difatti era additato come il “figlio degli spagnoli”. Henri da allora ha fatta di strada, è ormai noto in tutto il mondo. Anche se rifiuta la definizione di guru della dieta “Detox”, in realtà è lui uno dei primi, se non il primo, ad aver fatto della detossinazione, e non solo di questa, uno dei punti cardini di un corretto stile di vita. Gli studi costanti di Henry Chenot passano dalla medicina orientale a quella occidentale, dalla psicologia bionergetica alla naturopatia.

 

Oggi Chenot gestisce uno dei più importanti ed esclusivi centri di benessere e cura al mondo con più di 200 dipendenti. Il Palace è il centro operativo della sua azienda, immerso nel verde nel cuore di Merano, città dal clima ideale, dove già a fine Ottocento venivano a svernare sovrani e pensatori di mezza Europa. Qui si respira  una atmosfera gradevole dove si mischiano senza sovrastarsi l’indole ferma e regolare dei tedeschi con la creatività e la flessibilità degli italiani. Nel suo centro organizza programmi disintossicanti che durano una settimana.  Da qualche mese è uscito il suo ultimo lavoro (“Curare la salute e vivere sani con il metodo Chenot”, edito da Mondadori). Dalla lettura di questo utile e piacevole libro prendiamo spunto per la nostra intervista a Henri  Chenot, una persona gradevole e affascinante, come tutte le persone intelligenti.

 

Professore che cos’è la Biontologia, di cui parla spesso nei suoi libri?

 

Da un punto di vista etimologico, Biontologia significa “studio dell’essenza della vita e della sua evoluzione”. Il nostro organismo è in continuo cambiamento, invecchia ogni sette anni e quindi il suo bisogno dei tre nutrienti essenziali ( proteine, lipidi e glucidi) si modifica. Il punto di svolta è a  35 anni , quando avviene innanzitutto un rallentamento digestivo e ormonale, i meridiani dello stomaco e dell’intestino crasso non sono più in grado di fornire al sangue la potenza sufficiente per una buona rigenerazione del volto e del cuoio capelluto, di conseguenza bisogna adattarsi al mutamento, modificando l’alimentazione, lo stile di vita, il sonno, lo sport. Adesso che ho superato i settanta anni, e vivo una fase di ulteriore riduzione di alcune attività, anche io ho cambiato i miei tempi , la quantità dei miei cibi, adattandoli alla mia età. Ma non bisogna dimenticare che, oltre all’invecchiamento biologico, la propensione a sviluppare determinate patologie dipende fortemente dal nostro patrimonio genetico. Oggi la lettura del Dna umano permette di individuare la predisposizione genetica verso determinate degenerazioni.

 

Lei non pensa che già alle scuole primarie bisognerebbe insegnare ai bambini l’educazione alla salute e al benessere?

 

Certamente! Oggi più che mai. Una volta, quando io ero bambino, mangiavamo meno e  in modo più semplice e sano, non eravamo toccati dai fattori esterni della comunicazione. Oggi i ragazzi sono bombardati dalla pubblicità e cosi vengono influenzati a ritrovarsi e a mangiare negli accoglienti fast food e a bere bibite gassate piuttosto che un’acqua naturale. Nelle scuole bisognerebbe insegnare gli elementi della sana nutrizione, a mangiare lentamente, a capire l’importanza di una corretta masticazione, facendo di questi insegnamenti delle buone abitudini. Quindi non solo a casa ma anche nell’ambiente scolastico, dove i bambini trascorrono la maggior parte della loro giornata, bisognerebbe dedicare tempo a insegnare le basi di una buona  alimentazione, il benessere che porta lo sport sul corpo e sulla mente, l’importanza dell’igiene.

 

Nel suo ultimo libro, Lei sostiene che dopo una grave malattia il fisico che ha subito cure farmacologiche ha bisogno di eliminare i residui tossici e di “ riequibrare il terreno” , può soffermarsi su quest’ultimo concetto?

 

Per trasformare gli alimenti in nutrimento, l’organismo si serve di reazioni chimiche e fisiche, chiamate:  acido-ossidante, acido-riduttrice, alcalino-ossidante, alcalino-riduttrice.  La predominanza di un tipo di reazione piuttosto che un’altra , determina il  terreno di un organismo.  A seconda della nostro terreno, sin dalla nascita noi saremo predisposti a sviluppare certi disturbi o malattie piuttosto che altri. Per avere una corretta assimilazione di ogni alimento il nostro organismo deve trovare un equilibrio tra la fase  ossidante-riduttiva  e quella  acido- alcalina.  Il terreno di appartenenza di ognuno di noi, si determina dalla nascita, ma nel corso della vita noi possiamo passare su altri terreni, creando forme disequilibrio che possono arrecarci anche patologie più o meno gravi. Una persona che appartiene ad un terreno acido-ossidante avrà un rischio più alto di incorrere in disturbi a livello epatico e digestivo: dovrà assumere alimenti idonei a contrastare questa tendenza. Bisognerebbe adattare la propria nutrizione alla propria identità genetica. Dalla nostra genetica purtroppo non possiamo scappare.