E’ LA NATURA, BELLEZZA!

La chirurgia plastica ha detto addio agli stravolgimenti del passato, i pazienti chiedono un miglioramento del corpo, non l’effetto plastico

 

DI: Maurizio Valeriani*

 

Ogni volta che un paziente varca la porta d’ingresso dello studio di un chirurgo estetico, che cosa si aspetta? E’ ormai accertato che in questo mondo esiste una moda…influenzata dai media, dal periodo storico e dalla razza; quindi anche le richieste tra un Paese e un altro non sempre  coincidono. Si parla, a esempio,  di bellezza caucasica, orientale, sud americana.

Le persone vogliono apparire per quanto possibile sempre belle, e qui  nasce il primo problema del chirurgo estetico: capire che cosa  la persona intenda per bellezza. La bellezza può essere definita come  ciò che suscita piacere alla vista accompagnata anche dalla naturalezza dei lineamenti e delle forme. Quindi stop agli stravolgimenti, in voga nei primi anni novanta del secolo scorso: è il caso dei seni eccessivamente grossi e del tutto inadatti alle dimensioni delle pazienti. Esiste, infatti, l’emulazione verso personaggi dello spettacolo, e spesso questo è il motivo per il quale alcune persone varcano la soglia dello studio medico. Bisogna quindi spiegare al paziente che ognuno ha la propria bellezza e cercare di enfatizzare quello che è “nascosto” rispettando sempre le dimensioni del proprio corpo. Sì, perché ora si è giunti finalmente a un concetto di miglioramento sempre più vicino al naturale.

La domanda di molte pazienti è: “ma si noterà che mi sono rifatta il seno?”. Ormai i pazienti chiedono un miglioramento che non determini, però, un effetto “plastico”.

Il tutto accompagnato anche dalla richiesta su quanto tempo si dovrà rimanere “nascosti” per non far notare agli altri particolari (quali, a esempio, i lividi) che possano suscitare la famosa domanda: “sei andata dal chirurgo plastico a farti un ritocchino?”

Quindi il chirurgo estetico deve essere totalmente sincero verso la paziente, per quanto riguarda sia il possibile risultato sia i tempi di recupero, perché la chirurgia estetica ancora rimane per qualcuno un tabù.

Altro elemento fondamentale nel colloquio con un paziente è quello di essere sicuri che abbia compreso veramente che cosa si può raggiungere con un determinato intervento. In questo ambito c’è stato sempre di aiuto la fotografia con l’esposizione di casi pre e post operatori, e in quest’ultimo periodo si è aggiunto l’ aiuto dell’elaborazione grafica prima in 2d e ora anche in 3d. Con l’ausilio, per quanto riguarda il 3D, di una macchina fotografica dedicata e di un elaboratore grafico installato nel nostro computer, si può spiegare al paziente quali possano essere i possibili risultati, specificando che, comunque, in quel momento si sta agendo non sulla persona ma su una semplice fotografia.

In conclusione, possiamo affermare di essere in un periodo storico dove anche nella chirurgia plastica si predilige il più possibile la naturalezza, rispettando forme e dimensioni del proprio corpo. Il famoso detto “non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace” ha portato, fortunatamente, in pochi casi alla creazione di persone prive di ciò che veramente è la bellezza mettendo in cattiva luce una chirurgia che non deve essere vista solamente come un capriccio ma soprattutto come una chirurgia che spesso aiuta e ridà fiducia a pazienti che hanno subito importanti traumi.

 

* Prof. Maurizio Valeriani, Direttore Unità Operativa Complessa di Chirurgia Plastica ASL RM1 Ospedale San Filippo Neri Roma