CHIRURGIA: L'ANNO CHE VERRA'

DI: Andrea Stella

 

Negli ultimi anni numerosi cambiamenti hanno caratterizzato la nostra disciplina, la Chirurgia vascolare (Cv), con un grande impatto sulla organizzazione e sull’approccio diagnostico terapeutico delle malattie vascolari. Innovazione tecnologica, ricerca e organizzazione del lavoro saranno i cardini attorno ai quali lavoreremo durante il mio mandato di presidente della Sicve.

Il primo aspetto riguarda una vera e propria rivoluzione: l’ingresso nelle sale operatorie di attrezzature di alta tecnologia che originariamente usate per diagnosi, vengono utilizzate oggi per supportare interventi chirurgici guidando la procedura terapeutica. Si è passati dal bisturi a cateteri attraverso i quali si naviga all’interno dei vasi, da quelli cerebrali sino a quelli che irrorano la periferia del corpo umano. Attraverso questi cateteri si riesce a manipolare la malattia ricostruendo plasticamente i vasi e bloccando lo sviluppo della malattia aterosclerotica che assieme al diabete è la causa principale di malattia vascolare. L’Imaging, inteso come l’insieme di immagini prodotte da varie tecnologie, ci guida nella terapia ispirando il chirurgo nelle scelte di materiali e tecniche, passando in pochi anni dallo studio anatomopatologico dell’organismo a immagini dell’anatomia umana ricostruite con tecniche angiografiche, di tomografia assiale computerizzata (Tac), di risonanza magnetica, di Oct e di eco color doppler anche intravasale. Tutta questa tecnologia ha fatto come esplodere le nuove terapie riducendo al minimo la invasività terapeutica, dimezzando i ricoveri e le complicazioni che le terapie tradizionali comportavano. 

Il nuovo modo di curare ha stimolato nuove ricerche cliniche e di base, una ricerca che si è dovuta rinnovare utilizzando strumenti diversificati basati sulla innovazione tecnologica, in quanto l’Imaging permette di fare osservazioni prima solamente legate alla osservazione anatomopatologica del corpo umano. Quindi si è arrivati alla unione di ricerche di base a quelle cliniche morfologiche osservazionali da cui sono scaturite indagini prospettiche e translazionali di grande pratica applicazione.

Nuove tecnologie e nuove tipologie di ricerca hanno prodotto effetti anche sulle modalità assistenziali poiché oggi nuovi percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali permettono di assistere i pazienti in base alla loro necessità e non più solo in base alla disciplina medica che gestisce la loro cura. I reparti di degenza organizzati secondo intensità di cura (bassa, media e alta intensità) creano aggregazioni di pazienti, dove numero e qualità di operatori sanitari, medici e infermieri, vengono differenziati a seconda delle necessità. Per capire meglio questi cambiamenti vale la pena osservarli nei vari campi di applicazione dove le procedure endovascolari rappresentano mediamente tra i vari settori più del 65% di tutte le terapie.

Aorta – L’aorta, principale arteria dell’organismo è affetta da una malattia dilatativa, aneurismi dell’aorta, che in percentuale variabile porta alla rottura con elevata percentuale di mortalità, sino al 70-80% in rottura acuta. Poco più di  vent’anni or sono dall’idea di un chirurgo russo, Volodov, l’argentino Parodi a Cleveland (negli Usa) introduceva nella pratica clinica una tecnica di endo protesi aortica che avrebbe rivoluzionato la cura degli aneurismi aortici e avrebbe dato un impulso definitivo alle procedure endovascolari a tutti i livelli. 

Oggi grazie a questa tecnica con pochi giorni di ricovero, il più delle volte in anestesia locoregionale o locale si effettua l’intervento di Evar (Endo vascular aortic repair). In pratica un grosso Stent in nitinol o acciaio ricoperto di Dacron o Ptfee, che nei casi più estesi, toraco-addominali, con l’aggiunta di ramificazioni permette di ricostruire anche la porzione viscerale dell’aorta, il tutto eseguito attraverso tre piccole incisioni inguinali e al braccio.

Insufficienza cerebro vascolare – Una delle cause più frequenti di ictus  sono le stenosi carotidee, che vengono oggi spesso trattate con uno Stent inserito nella carotide attraverso una puntura inguinale o al polso. Un metodo in via di perfezionamento a causa di materiali non ancora adeguati ma che si può ipotizzare in futuro avrà ulteriori sviluppi.

Arteriopatie Periferiche – La occlusione delle arterie periferiche provoca la gangrena che è la causa nelle regioni più popolate di 700-900 amputazioni d’arto maggiori all’anno. Un tema quindi di grande rilevanza epidemiologica che comporta grandi problemi nell’assistenza sia a livello ospedaliero che domiciliare. L’inserimento di tecniche di rivascolarizzazione endovascolare ha permesso di intervenire in una fase più precoce della malattia e ripristinare il flusso arterioso in maniera meno pericolosa riducendo le complicazioni e la mortalità operatoria. Questi i principali campi di azione a cui vanno aggiunte la chirurgia dei pazienti nefropatici, la chirurgia flebologica delle varici e della sindrome post trombotica e la chirurgia effettuata in urgenza per traumi.

Credo risulti chiaro che la Sicve dovrà impegnarsi in un’azione politica e medica. Politica perché le Amministrazioni ospedaliere devono partecipare alle nuove conoscenze per facilitare l’uso della nuova tecnologia, uso che implica una spesa consistente per strumenti ed attrezzature. La spesa sanitaria potrà sopportare queste nuove tendenze a patto di una profonda riorganizzazione della disciplina: in tal senso la Sicve può e deve fornire strumenti e dati per facilitarne l’ attuazione.  Accanto a questo impegnativo progetto che sicuramente  occuperà le nostre forze per alcuni anni, abbiamo messo in programma la valorizzazione dei giovani under 40, che rappresentano circa un terzo dei nostri soci. A tale scopo realizzeremo iniziative che coinvolgeranno direttamente con ampie responsabilità i giovani più impegnati nella nostra Società. L’altro aspetto riguarda la definizione di un processo di internazionalizzazione cominciato pochi anni orsono.

E’ con grande piacere che raccolgo il testimone da Nicola Mangialardi, presidente sino allo scorso dicembre, che mi consegna un Società, come si suol dire, in salute con più di mille  soci e relazioni internazionali e con le maggiori Società mediche del mondo. Ci aspetta un serio e importante lavoro sulla valorizzazione dei Drg, con una inchiesta nazionale per avere dati reali sulla organizzazione del lavoro nelle Unità operative di chirurgia vascolare sull’intero territorio nazionale, per un più proficuo rapporto con Agenas anche in relazione con il Pne. I già buoni rapporti con Assobiomedica, Fism e industrie  in genere sarà assai utile in tal senso. In ultimo stiamo dando progressivamente alla Società una struttura che esalti la sua naturale vocazione trasmessa da tutti i soci, cioè l’attenzione ai bisogni dei pazienti che dipende in parte dal mutamento delle malattie ma anche da nuove esigenze del tessuto sociale, certo che in questi molteplici impegni il direttivo e i soci tutti saranno un fondamentale supporto al raggiungimento degli obiettivi.