ALIMENTAZIONE: L'IMPENNATA DEI DISTURBI

DI: Domenico Alessio

 

La struttura del Policlinico Umberto I ed il suo personale medico e infermieristico, hanno iniziato ad occuparsi di Disturbi del Comportamento Alimentare (Dca) dal 1991, epoca a cui risalgono l’organizzazione su ampia scala di attività assistenziali dedicate e le prime ricerche pubblicate sull’argomento.

In seguito ad un crescente impegno con le patologie alimentari, soprattutto Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa, nell’anno 2000 la Direzione del Policlinico Umberto I ha formalizzato con delibera lo svolgimento dell’ attività assistenziale nel settore attraverso il riconoscimento di uno specifico Modulo per la Diagnosi e il Trattamento dei Disturbi dell’Alimentazione.

 

Da allora la popolazione che fa riferimento al Centro è andata in crescente aumento con forte .rappresentatività di pazienti provenienti da altre regioni d’ Italia,  circa il 30%. 

per il Trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare diretto dal professor Camillo Loriedo e svolge un’attività articolata in tre differenti modalità di assistenza: Ricovero, Day Hospital e Ambulatorio. Il triplice modello di assistenza consente un percorso assistenziale completo relativamente ai Disturbi del Comportamento Alimentare, dalle forme iniziali fino a quelle di gravità estrema. 

Questa completa articolazione assistenziale rende il Centro l’unica struttura a ciclo completo, oltre che l’unica interamente pubblica del Centro-Sud.

 

Le tre differenti modalità di assistenza con Ricovero Ordinario (otto posti letto), Day Hospital (sei posti letto) consentono anche di poter trattare le patologie alimentari in tutte le diverse fasi del loro decorso. Questa caratteristica del Centro rende possibile la scelta di un trattamento individualizzato per ogni singolo paziente sia in funzione della gravità del disturbo che delle diverse fasi di decorso, delle risorse sociali e familiari disponibili.

I Disturbi dell’Alimentazione hanno una struttura complessa, poiché si tratta di una patologia psichiatrica, con elevata frequenza (circa l’80%) di comorbilità (sempre psichiatrica) a cui si sommano una serie di aspetti psicologici e numerose conseguenze sul piano somatico.

 

Poiché il Centro ha la fortuna di trovarsi all’interno di un grande ospedale come il Policlinico Umberto I di Roma e di poter usufruire di numerose collaborazioni con  molte altre strutture interne che possono garantire un’eccellente assistenza integrata e spesso fatta su misura per il singolo, consente di realizzare in pieno il criterio della multi-disciplinarietà dell’intervento considerato ottimale dalle più seguite Linee Guida internazionali.

Tra le collaborazioni, in ambito specialistico, frequenti sono quelle con Medicina Interna, Neurologia, Scienze della Nutrizione, Endocrinologia, Gastro-enterologia, Ematologia, Riabilitazione motoria, Organi di Senso, Odontoiatria, ecc.. Così come esistono da sempre collaborazioni regolari con la Psicologia Clinica e la Neuropsichiatria Infantile.

Nel complesso vengono seguiti ogni anno circa mille pazienti con Disturbi del Comportamento Alimentare. Tra questi pazienti devono essere considerati con particolare attenzione almeno 200-300 pazienti affetti soprattutto da Anoressia e Bulimia nervosa che presentano considerevole gravità che comporta spesso rischio di vita. Si deve ricordare che tali patologie costituiscono la principale causa di morte delle giovani donne tra 12 e 25 anni e che, in assenza di cure appropriate, la mortalità di queste pazienti può superare il 10%.

 

I contatti e i rapporti internazionali di ricerca e di collaborazione clinica sono numerosi. Il  nostro Centro mantiene continui contatti con il gruppo belga diretto dal Prof. Vanderlinden che opera presso l’Università di Lovanio e l’Ospedale di Kortenberg unanimemente considerato il più importante centro europeo per i Disturbi del Comportamento Alimentare in Europa. Lavora con struttura del tutto analoga alla nostra (ma con una dotazione di letti cinque volte superiore), e con analoghe metodologie. Attualmente è in fase di conclusione una ricerca condotta congiuntamente con il nostro Centro, 

dedicata allo studio dell’Alexitimia (incapacità di riconoscere ed esprimere emozioni) dei pazienti affetti da Disturbi dell’Alimentazione e dei loro familiari, con un confronto dei risultati ottenuti nei rispettivi paesi di appartenenza.

 

Fin dall’inizio dell’attività del Centro, si è tentata la strada dell’innovazione assistenziale e di alcune esperienze pilota non utilizzate altrove, particolarmente attente a mantenere, anche nelle fasi di ricovero, i rapporti familiari e sociali del paziente anche nelle fasi più limitanti del disturbo. Ne indichiamo due che hanno ottenuto notevole apprezzamento presso i pazienti del Centro e ottimi risultati a livello clinico.

 

1) La Scuola in Ospedale. Almeno il 65% delle pazienti che si ricoverano presso il Centro, in Reparto o in Day Hospital, è in età scolare. Per questa ragione da oltre 6 anni stiamo conducendo un’esperienza pilota che consente alle pazienti con DCA di poter condurre i loro studi all’interno del Centro e durante il periodo di ricovero, con un gruppo di professori in grado di insegnare le materie scolastiche di ogni ordine e grado. 

La collaborazione con la sezione ospedaliera della Scuola “Umberto I, coordinata dal Prof. Alessandro Bellia, con il progetto “La Scuola in Ospedale” ha consentito a molte delle pazienti in ricovero, nonostante le condizioni psico- fisiche spesso particolarmente scadute, di non perdere preziosi giorni di scuola durante il periodo di ricovero e, alla fine dell’anno scolastico, di sostenere con successo gli esami conclusivi.

Questo percorso di studi personalizzato è un altro degli strumenti contro la cronicizzazione della malattia di quanti si rivolgono al nostro Centro e di cui non soltanto non abbiamo riscontro in altri centri a livello nazionale, ma che ci viene invidiato da molti dei migliori centri a livello internazionale.    

 

2) L’aiuto ai genitori. I Disturbi dell’Alimentazione non privano di energia e di risorse soltanto i pazienti che ne sono affetti, ma anche i loro genitori. Si tratta di persone spesso stremate dalla grande difficoltà a gestire una patologia pericolosa, capricciosa ed oppositiva nei loro confronti e che spesso si protrae negli anni. Una delle maggiori difficoltà è quella di non sapere come intervenire e come scegliere l’atteggiamento più idoneo nei confronti del figlio colpito dal disturbo. Spesso, inoltre, convivono anche con un grave rischio di vita e con tutte le conseguenze, emotive e pratiche, che questo comporta. Il Centro offre a questi genitori, riuniti in gruppo, perché possano comprendere che la loro sofferenza è condivisa anche da altri, un programma di consulenza e di psicoeducazione

Si tratta di un approccio breve, pratico e funzionale in cui si tralascia l’analisi delle dinamiche familiari, che potrà invece essere trattata soprattutto in una eventuale terapia familiare, da utilizzarsi con tempi e modi appropriati e personalizzati.

La Psicoeducazione familiare, invece tende ad evitare nel modo più assoluto i processi di colpevolizzazione che spesso aleggiano spontaneamente in queste famiglie e possono talora essere anche rafforzate da operatori inesperti. Viene invece offerto aiuto e sostegno ai familiari attraverso l’illustrazione delle caratteristiche della malattia e degli atteggiamenti più utili da assumere di fronte alle sintomatologie e ai comportamenti problematici più frequenti che sono costretti ad affrontare quotidianamente con i loro figli. In altri termini, si assume un atteggiamento non giudicante e si offrono sia  suggerimenti che soluzioni concrete.

    

Naturalmente, tali caratteristiche non esauriscono la complessità dei percorsi terapeutici della struttura. In sintesi, si possono almeno enunciare, le più comuni prestazioni erogate: terapie farmacologiche, psicoterapia individuale, familiare e di gruppo, riabilitazione corporea e alimentare, programmi nutrizionistici, ed un trattamento completo che è articolato in ben 30 steps di trattamento manualizzati che vengono realizzati in base al singolo caso e alle fasi della malattia.

Negli ultimi anni, si è riscontrato un abbassamento dell’età di esordio dei DCA che iniziano a diffondersi in maniera consistente anche nella popolazione infantile. Gli studi epidemiologici internazionali evidenziano un aumento dell’incidenza (nuovi casi) dei DCA nelle femmine di età compresa tra i 12 e 25 anni, e stimano, nei Paesi occidentali, compresa l’Italia, la prevalenza (numero dei casi) dell’Anoressia Nervosa (AN) intorno allo 0.2-0.8%, della Bulimia Nervosa (BN) al 3% e dei Disturbi del Comportamento Alimentare non altrimenti Specificati tra il 3.7 e il 6.4%. 

Particolarmente preoccupante è l’abbassamento dell’età del loro esordio fino a interessare i bambini, nei quali si registra una prevalenza pari a circa l’1% di AN e BN (Lask e Bryant-Waugh, 1992) con un aggravio economico di sempre maggiore incidenza sui Servizi Sanitari Nazionali (Robergeau K. e coll, 2006). Inoltre, risulta che l’incidenza dell’AN è di 4-8 nuovi casi per anno su 100mila individui, e di 9-12 per la BN, e l’età di esordio è stabilizzata fra i 10 e i 30 anni, con una età media di 17 anni. Questi dati dimostrano che sono in continuo aumento soprattutto la BN e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI) o Binge Eating Disorder (BED). Per di più, il rapporto maschi/femmine, finora stimato a 1/9, si sta modificando a causa dell’aumento del numero dei maschi in età pre-adolescenziale e adolescenziale che sono colpiti dalla malattia e dalla comparsa di nuovi disturbi tipici del sesso maschile come, ad esempio, la Vigoressia o Reverse Anorexia.

In questo contesto occorre definire le caratteristiche comportamentali dell’Anoressia Nervosa:

1) Restrizione dell’apporto energetico relativo al bisogno, che induce un significativo basso peso relativamente all’età, sesso, evoluzione dello sviluppo e salute fisica; 2) 2) Intensa paura di aumentare di peso o d’ingrassare, o comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, nonostante un peso significativamente basso; 3) Anomalia nel modo in cui è percepito il peso e la forma del proprio corpo. Con due sottotipi: Con Restrizioni durante gli ultimi tre mesi; Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione durante gli ultimi tre mesi.

La Bulimia Nervosa induce invece:

1) Ricorrenti di abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata da: mangiare, in un periodo di tempo circoscritto una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili. Senso di mancanza di controllo sull’atto di mangiare durante l’episodio (per esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando);

2) Ricorrenti comportamenti di compenso volti a prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso-uso improprio di lassativi, diuretici o altri farmaci; digiuno o esercizio fisico eccessivo; 3) Abbuffate compulsive e utilizzo improprio di mezzi di compenso avvengono in media almeno una volta a settimana per tre/sei mesi che suscitano sofferenza e disagio; 4) La valutazione di sé è inappropriatamente influenzata dalla forma e dal peso del corpo.