FURBETTI DEL CARTELLINO: se fosse colpa del... CARTELLINO?

DI Gatano Lanza

“Qualcuno usciva per giocare a tennis. Qualcun altro andava a fare shopping. Un dipendente si assentava durante l’orario di servizio e si recava addirittura a fare lo chef in una struttura alberghiera. Il blitz a Napoli contro i furbetti del cartellino ha portato a 55 ordinanze di custodia cautelare, mentre gli indagati sono 94. Tutti dipendenti dell’ospedale partenopeo Loreto Mare. Tra questi molti medici e infermieri. “ Questo come tanti altri sono i comunicati stampa o titoli o sottotitoli di notizie in prima pagina in questi ultimi giorni. La notizia non fa più neanche tanto scalpore. L’ennesima notizia di mala-sanità, di un sistema che ogni tanto, forse troppo spesso, fa acqua. Abbiamo sentito anche qualche considerazione come questa: nel privato non succede, perché il controllo è più stretto, mentre nel pubblico….E allora il rimedio sarebbe fare controlli più stretti anche nel pubblico. Non è giusto che ad accorgersene sia la polizia o il magistrato che indaga. Abbiano sentito anche questo. Deve essere il manager della struttura ad accorgersene e a prendere i provvedimenti opportuni. Bravi. Il manager. Ma quante cose deve poter fare questo manager? Ma c’è il responsabile del Dipartimento o del Reparto. Bravi. E così andiamo avanti.

Ma alla fine la mia domanda è questa. Perché giocare a guardia e ladri? Come nel film di Totò e Aldo Fabrizi. È caduta così in basso la professione di Ippocrate? E se poi fosse colpa del sistema? Del sistema del cartellino, voglio dire. Di un sistema impostato ormai da anni (da quando esistono i sindacati, guarda caso) sul lavoro ripagato a ore invece che …….a servizio prestato con responsabilità, passione, compassione, fiducia, caratteristiche queste che poi, se vogliamo tradurle in cifre (se siamo economisti), hanno indici di performance inestimabili. Qualunque manuale semplice di management mette i metodi di responsabilizzazione ai primi posti e quelli economici agli ultimi posti nella scala delle motivazioni. La sanità, purtroppo o per fortuna, non è una merce che si può vendere o comprare a ore. D’altra parte se il direttore generale non timbra il cartellino perché è responsabile di se stesso, se vogliamo che anche il dipendente sia responsabile di se stesso perché gli diamo in mano il cartellino da timbrare?

Sogno un ospedale in cui si elimina la timbratura del cartellino. Proprio come era prima. Ai tempi di Augusto Murri. Ma sono un sognatore. Mi dicono che si chiama utopia. Mi vengono in mente due frasi di Adriano Olivetti. “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare.”Bisogna dare consapevolezza di fini al lavoro”.