MEDICI: LA FORMAZIONE E' STRATEGICA

di Carlo Setacci e Domenico Benevento*

 

La professione medica è al centro di grandi mutamenti sociali ed economici, con il ruolo di mediazione tra aumentata domanda di salute e l’esigenza di ridotta offerta  sanitaria.

L'attuale contesto socio-culturale è caratterizzato da:

- modifica del rapporto con il paziente in cui, oltre al medico, sono coinvolti altri stakeholder quali le organizzazioni sanitarie, i decisori politici e le altre professioni sanitarie.

- tecnologizzazione delle prestazioni di cura con significative ricadute economiche.

- grandi transizioni epidemiologiche, demografiche e culturali della medicina con conseguente  necessità  di  ridefinire  la  prassi  medica  e  il  patto  sociale  con  la collettività.

La professione medica in questo contesto manifesta inadeguatezze legate alla sua formazione, al rapporto medico-paziente, al paziente stesso con trasformazione della figura tradizionale di "beneficiario" che diventa utente consapevole e titolare di diritti.

La medicina è una vocazione in cui la conoscenza, le competenze cliniche e le decisioni del medico sono messe al servizio della tutela e del ripristino del benessere umano.

L'obiettivo della formazione dei giovani medici è quello di colmare il divario tra abilitazione alla professione e il suo esercizio pratico.

Il medico dovrà saper interpretare i bisogni del paziente, contribuire a ridefinire una nuova identità professionale autonoma e responsabile: dovrà confrontarsi con le problematiche del post-welfarismo, in quanto qualsiasi atto medico dovrà essere deciso con il criterio della convenienza clinica, sociale ed economica; dovrà considerare l'organizzazione parte integrante della sua operatività e il suo agire dovrà essere orientato alla cultura della responsabilità sia in ordine agli obiettivi da raggiungere che ai mezzi da impiegare.

Definire una nuova formazione, nell'attuale contesto, significa pre-figurare una professione adeguata ai tempi; sino ad ora si è considerato il medico quale figura professionale invariante, pensando di conseguenza alla formazione come suo aggiornamento.

La formazione medica italiana è fra le migliori è un dato oggettivamente acquisito: i nostri medici sono sempre più spesso reclutati all'estero con risultati di carriera eccellenti, il nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) è fra i migliori del mondo, la ricerca clinica è al top globale e modelli formativi delle professioni dell'area sanitaria danno risultati così positivi e altre professioni tecniche si propongono di imitarli. 

Tuttavia anche un modello perfetto è perfettibile, la figura del medico di medicina generale, come parte essenziale del corpo docente per l’esame di stato, si configura come garanzia di pluralità della formazione in grado di assicurare un ruolo moderno al giovane medico, indicando la strada migliore in termini di indicazioni cliniche, di appropriatezza prescrittiva e sostenibilità delle risorse.

La formazione rappresenta oggi uno strumento strategico al fine di definire il ruolo e l'identità del medico; è opportuno ripensare il modello nozionale, definendo un’altra tipologia  di professionista, disegnando un modello formativo più  appropriato, per adeguarlo ai cambiamenti di riferimento, pertanto mentre fino ad oggi la formazione medica era appannaggio delle sole università, da ora in poi deve essere configurata  come rete formative attraverso l’individuazione di ospedali di insegnamento di assoluta eccellenza e parametrabili con i criteri dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario (Anvur), utilizzando però quanto già previsto dal Decreto interministeriale 68/2015  che solo un anno fa ha riordinato i percorsi formativi delle scuole di specializzazione di area medica. In particolare, l'articolo 3, comma 4, del suddetto Decreto interministeriale, prevede l’obbligatorietà della rete formativa con l'unica precisazione che le strutture e i docenti del Ssn, indicati dalle Regioni, siano valutati secondo indicatori di performance e di qualità come le sedi universitarie. Rimane forte il dubbio che, in tale prospetto formativo, il medico in formazione specialistica possa essere utilizzato per supportare carenze di organico e creando sperequazioni economiche, assicurative e formative, come affermato recentemente dal Consiglio universitario nazionale (Cun).

La formazione post laurea è un periodo unico e irripetibile nella vita di un medico. Ne plasma la professionalità e ne definisce le competenze “core” che lo guideranno nell’esercizio della professione. 

È auspicabile che l'Osservatorio della medicina specialistica determini rapidamente requisiti, standard di docenza, di struttura e di casistica e, soprattutto, indicatori di performance che consentano di identificare le sedi universitarie meritevoli di rimanere attive e le parti del Ssn adeguati per la rete formativa, evitando di spingere per l’uscita degli specializzandi dal circuito universitario dove si acquisiscono non solo le "conoscenze e abilità manuali", ma anche la "capacità critica" per affrontare quarant'anni di professione in un mondo in continua evoluzione.

 

* Il professor Carlo Setacci è presidente del Collegio dei professori ordinari di chirurgia vascolare. Il dottor Domenico Benevento è docente alla Scuola di specializzazione in chirurgia vascolare di Siena