DEFIBRILLATORI IMPIANTABILI

De brillatori Impiantabili: con batterie di lunga durata più sicurezza per i pa- zienti e abbattimento dei costi sanitari Le raccomandazioni del NICE - Natio- nal Institute for Health and Care Ex- cellence – decretano che i dispositivi con batterie più longeve per re-sincro- nizzazione cardiaca possono ridurre i costi del SSN 

Le statistiche internazionali lo confermano: il 70% dei pazienti portatori di pacemaker o defibrillatori necessita di almeno una sostituzione nel giro di 4-5 anni e il 40% di almeno due sostituzioni. Per questo, ben il 73% dei pazienti si preoccupa della durata del dispositivo e la considera la caratteristica cui porre maggiore attenzione, nella speranza di evitare o rimandare quanto più possibile un secondo impianto. Non va dimenticato, infatti, che l’incidenza di complicazioni nel secondo impianto è superiore al primo e che la sostituzione rappresenta, per il paziente, un evento “traumatico“ non marginale. 

Il fattore-durata è di particolare rilevo nei dispositivi medici impiantabili destinati, per esempio, allo scompenso cardiaco (SC). Questa patologia colpisce in Europa 14 milioni di persone, che arriveranno a 30 milioni nel 2020, sia per il progressivo invecchiamento della popolazione, sia per i miglioramenti nel trattamento delle malattie cardiovascolari. Nel nostro Paese, lo scompenso cardiaco ha una incidenza dell’1-2%, registra circa 80.000 nuovi casi l’anno, e un crescente livello di cronicità con costi, per la gestione, che ammontano a circa € 10,4 Miliardi, di cui il 74% per ricoveri ospedalieri. 

A fronte della comprovata efficacia, questi dispositivi hanno però durata limitata, legata alle batterie che si esauriscono a seguito del normale funzionamento. Le strutture sanitarie devono pertanto ottemperare a due esigenze: garantire l’accesso alle migliori cure a tutti i pazienti, e assicurare continuità nei trattamenti, sostituendo i dispositivi medici quando le batterie sono esaurite. In termini economici e di gestione il problema è vitale: l’aumentata sopravvivenza dei pazienti (di gran lunga superiore a quella dei dispositivi) comporta un maggior numero di sostituzioni per ogni paziente, con costi legati all’acquisto dei dispositivi, alle complicanze infettive, ai ricoveri in terapia intensiva, alle terapie farmacologiche. Con dispositivi più longevi (di durata superiore ai 7 anni, rispetto ai 4 anni-medi dei dispositivi standard) si può conseguire un risparmio stimato fra il 29% e il 34%.       

Al problema guardano le Istituzioni, le imprese produttrici, il mondo sanitario. Per questo, sono di particolare rilievo le recenti “raccomandazioni“ dell’inglese NICE una delle più prestigiose istituzioni internazionali in ambito sanitario, che ha segnalato la nuova tecnologia delle batterie Enduralife come particolarmente efficace in termini di prestazioni/ sostenibilità/ longevità/ contenimento dei costi. 

Le batterie Enduralife, messa a punto da Boston Scientific, garantiscono ai dispositivi per re-sincronizzazione cardiaca che la adottano una longevità effettiva compresa tra 9 e 13 anni, come testimoniano numerosi studi clinici internazionali, ampiamente citati dal NICE nelle proprie raccomandazioni.  

La maggior durata delle batterie, come riportato nel rapporto NICE, si tradurrebbe in un abbattimento del numero delle sostituzioni e, pertanto, in un risparmio per il Servizio Sanitario Inglese (NHS) quantizzato da un minimo di 2.120 sterline pro paziente fino ad un massimo di 5.627 sterline pro paziente, in un orizzonte temporale di 15 anni. Infatti ridurre le sostituzioni permetterebbe inoltre di ridurre il numero dei ricoveri ospedalieri, delle degenze, delle procedure operatorie, delle complicanze. Da una prima stima, si può supporre che la cifra risparmiata a seguito delle minor sostituzioni si attesterebbe su 33 milioni di sterline in 6 anni. 

Un’analisi di pari rilievo è stata realizzata nel nostro Paese da Boston Scientific, valutando i dati di spesa pubblicati da Regione Lombardia con la delibera 3993 del 04 Agosto 2015. In tale Delibera, «Ulteriori determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Sanitario Regionale per l’esercizio 2015», vengono dettagliate - oltre a una serie di interventi necessari per il contenimento dei costi - le prime 500 voci di spesa più consistenti riferite all’acquisizione, da parte degli Ospedali Pubblici Lombardi, dei dispositivi medici (sub-allegato «Primi 500 dispositivi medici in Regione Lombardia). Tra queste, la spesa per l’acquisizione dei dispositivi per la terapia di re-sincronizzazione cardiaca con back-up di defibrillazione (CRT-D), destinata al trattamento dei pazienti affetti da scompenso cardiaco. Lo Studio rileva che la quota di mercato più significativa è da ricondurre - in quel particolare momento - a produttori di dispositivi con longevità standard. Convertendo una piccola quota (il 20% del fabbisogno totale) di dispositivi a longevità standard in dispositivi a lunga durata ciò avrebbe consentito a Regione Lombardia un risparmio immediato di circa € 330mila (per il maggior costo di acquisizione) e, in 5 anni, oscillante fra un minimo di € 1,8 mln a un massimo di € 2.4 mln. Il risparmio sarebbe stato ulteriormente incrementabile considerando anche i costi per procedure di sostituzioni evitate. 

Le previsioni di riduzione dei costi contenute nelle raccomandazioni del NICE e quelle emerse nello Studio presentato a Regione Lombardia non sono di poco conto, se si considera che l’innovazione per  migliorare longevità e sostenibilità dei dispositivi biomedicali è ritenuta una delle grandi sfide degli anni a venire. Il tema trova ora ulteriore supporto nelle raccomandazioni di una prestigiosa istituzione internazionale come NICE-National Institute for Health and Care Excellence. L’obiettivo è chiaro e ampiamente condiviso: salvaguardare la centralità del paziente, garantendogli le migliori cure e la migliore assistenza. Impegnandosi, con eguale determinazione, nella ricerca incessante di soluzioni in grado di coniugare efficacia, sostenibilità e contenimento dei costi del Sistema Sanitario Nazionale.