SPORT E BENESSERE, UN BINOMIO VINCENTE

DI GIUSEPPE CAPUA

 

Praticare un’attività sportiva è fondamentale per la tutela della salute. Il movimento, e ancora meglio l’allenamento, sono considerati dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) una vera e propria terapia preventiva. Una sana e periodica attività fisica irrobustisce il cuore recando giovamento a tutto il sistema cardio-vascolare; rafforza muscoli, ossa e in generale tutto l’apparato locomotore; migliora l’efficienza del sistema immunitario; previene e riduce diabete, ansia e stress. Le persone attive vivono più a lungo e in età avanzata sono più autosufficienti e mentalmente più in forma. Una persona adulta dovrebbe fare almeno due ore e mezzo a settimana di attività fisica a intensità media o, in alternativa, un’ora e un quarto di movimento a intensità elevata. L’attività fisica ha, inoltre, un effetto positivo sul benessere psichico e sulla qualità della vita, poiché lo sport rappresenta un elemento di fondamentale importanza anche all’interno del contesto sociale. In un periodo storico nel quale molti ragazzi distruggono la loro esistenza cercando accanitamente lo ‘sballo’, occorre porsi in netto contrasto con droga, alcool e fenomeni devianti come il bullismo. Lo sport, in questo senso, può e deve assumere un ruolo rilevante nella vita dei giovani, fungere da deterrente per chi cerca una scarica di adrenalina al di fuori delle regole. Sono convinto che, anche attraverso le varie attività sportive, possiamo formare cittadini migliori nel rispetto di sé e degli altri. A tal fine lo sport dovrebbe essere un valore da salvaguardare e allo stesso tempo da promuovere. Sarebbe importante configurare il sistema sportivo come sistema aperto, promuovendo attività multidisciplinari secondo una logica non strettamente riconducibile al primato del risultato e infrangere quella barriera di incomunicabilità che troppo spesso si innalza tra gli individui che abitano in grandi metropoli, come Roma. Da medico e presidente della Commissione ministeriale ‘Vigilanza e controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive’, ritengo che lo sport sia indispensabile per prevenire forme di devianza connesse, come accennavo prima, all’abuso di droghe e alcool, ma anche per mettere un freno a problematiche legate al doping e al bullismo, questioni che interessano prevalentemente i giovani e che pongono dei seri punti interrogativi sul futuro delle nuove generazioni. Parlavamo prima dei benefici che può arrecare al nostro organismo l’attività sportiva, ma quando si compete ad alti livelli, la tentazione di ricorrere al cosiddetto ‘aiutino’ può essere molto alta. Tale pratica, tra l’altro, si sta diffondendo anche a livello amatoriale. Ecco allora che lo sport, da importante strumento di prevenzione, si trasforma artificiosamente in qualcosa di molto pericoloso per il nostro corpo. È ampiamente documentato, infatti, che gran parte delle ‘sostanze illecite’ assunte dall’atleta per migliorare le prestazioni sportive, possono provocare aritmie cardiache, patologie cardiovascolari, accelerazione dell’aterosclerosi, insonnia, aggressività, anoressia, depressione, disturbi della sfera sessuale, morti improvvise. Pensate solo che in caso di assunzione di Epo per brevi o lunghi periodi, il rischio di trombosi e ictus aumenta del 400%. L’Eritropoietina è molto utilizzata come doping degli atleti, in particolare negli sport di fondo, come ad esempio il ciclismo e lo sci, in quanto tende ad aumentare il livello di globuli rossi nel sangue. Tuttavia, le differenze di performance tra gli atleti sono minime: frazioni di secondi nelle prove di velocità, pochi secondi in quelle di fondo. Il migliore strumento di prevenzione del doping si realizza nel far diventare l’attività antidoping parte della coscienza individuale di quanti s’impegnano a qualsiasi livello e con qualsiasi funzione nello sport. In primo luogo è fondamentale fare una buona informazione al fine di dissuadere gli atleti o i semplici amatori a far uso di sostanze proibite. Potrà sembrare un paradosso, ma proprio lo sport, con le sue regole e i suoi valori e con una gestione più responsabile degli atleti da parte di istruttori e allenatori, può trasformarsi in un vero antidoto contro il doping. Una corretta e costante attività fisica può rappresentare una soluzione anche per il diffuso fenomeno del bullismo, che da diverso tempo viene riconosciuto come uno spiacevole aspetto della vita scolastica. La caratteristica più evidente del comportamento da ‘bullo’ è chiaramente quella dell’aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso i genitori e gli insegnanti. I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e rivolgono spesso le loro ‘attenzioni’ verso i più deboli. Oggi la questione dell’aggressività ha assunto un enorme rilievo sociale, psicologico e psico-pedagogico. Lo sport può aiutare a controllare tale aggressività, convogliando e catalizzando le pulsioni violente verso altri tipi di comportamento, più sani e in armonia con il vivere civile. Non solo. Essere inseriti in un gruppo sano e sentirsi parte di un gioco di squadra, può aiutare gli insicuri, e come tali  possibili vittime dei bulli, a rafforzare la propria identità con l’acquisizione di una maggiore sicurezza di sé. In definitiva, credo che lo sport debba essere considerato in maniera globale, in tutte le sue sfaccettature, perché sono convinto che esso può davvero rappresentare un potentissimo volano, non solo per la nostra salute psico-fisica, ma anche, se non soprattutto, per il benessere della nostra società.