VIVERE MEGLIO: PROFILASSI PER ECCELLENZA

DI KATRIN BOVE

 

“Che la salute sia una priorità assoluta, ce lo tramandano finanche i motti popolari. La svolta di questi anni, tuttavia, è fondamentale. Si passa da un approccio in cui il target delle politiche sanitarie restava in ultima analisi essenzialmente l’individuo tout court a una visione più ampia. La nostra convinzione è che le strategie in questo campo non possano più prescindere da un’azione finalizzata al benessere complessivo della società, in un’ottica di sviluppo ecosostenibile”.

 

Roberto Race, segretario generale del laboratorio di idee Competere, ha rappresentato l’Italia per il B20 Health Initiatives alla recente Conferenza sulla Salute di Berlino. Un confronto in ambito G20, a cui i rappresentanti del business di settore sono arrivati ben preparati. Un lavoro di quasi cinque mesi, che ha coinvolto un centinaio di imprese provenienti da 24 paesi. L’indicazione di percorso, nelle linee generali, ha sollecitato “sistemi sanitari più resilienti, sostenibili, accessibili ed orientati al futuro”.

 

Vivere meglio, insomma, è la profilassi per eccellenza?

 

Infatti! Si tratta, d’altra parte, di applicare alla problematica della salute la filosofia di carattere più generale, spesso prospettata quando ci si propone di ridurre il fenomeno delle grandi migrazioni planetarie. Aiutare le popolazioni ‘a casa loro’. Il B20 Health Initiatives, al riguardo, è alieno da qualsiasi demagogia. Non vogliamo inseguire castelli in aria, ma solo promuovere la diffusione del concetto di salute per tutti, in maniera pragmatica e incisiva.

 

I tempi non sembrano propizi. Il clima di tensione internazionale, la minaccia terroristica, ma, nel caso specifico, anche i rischi di passi indietro sul fronte sanitario. Il risorgere di patologie che sembravano sconfitte dal progresso scientifico…

 

Giusto. Lo ha rimarcato anche il presidente del B20, Jurgen Heraeus, quando ha sottolineato fenomeni come l’incremento di malattie croniche, da quelle cardiache al cancro e agli ictus, e il riemergere dei rischi di malattie trasmissibili nonché resistenti ai farmaci. Su questi fronti abbiamo assistito negli ultimi tempi a due fenomeni, entrambi negativi. L’enfasi mediatica che ha spesso esteso oltre misura timori e preoccupazioni per casi rivelatisi fin dall’inizio circoscritti, e, sull’altro piatto della bilancia, la sensazione che, laddove davvero si sviluppasse una pandemia, saremmo impreparati ad affrontarla.

 

Come se ne esce?

 

Innanzitutto con un atteggiamento più responsabile, a cominciare da quanti, ai vertici degli stati maggiori, hanno il compito di guidare le nostre comunità. Occorre declinare una solidarietà che finisce, peraltro, per trasformarsi in vantaggio anche economico per chi ne è protagonista. Torniamo all’obiettivo strategico: favorire il riequilibrio economico-sociale. In fin dei conti, è quanto accaduto parzialmente con la globalizzazione, processo che non è stato adeguatamente guidato, ma che ha visto crescere esponenzialmente i livelli di vita, e conseguentemente gli standard salutistici, di miliardi di persone. L’auspicio è che la stessa cosa, ma con una armoniosa pianificazione basata sul dialogo e la condivisione, avvenga per aree critiche, come quella africana.

 

Converrà che enunciare degli intenti è agevole. Quello che è difficile, lo dimostra la storia, è metterli in pratica!

 

Non dobbiamo trascurare le novità poste dalla moderna evoluzione tecnologica: la rivoluzione digitale, la robotica, internet delle cose. Fonti autorevoli ci dicono che soltanto attraverso un migliore uso dei Big Data nella sanità si potrebbe generare a livello mondiale un risparmio da un minimo di 250 a un massimo di 400mila miliardi di euro ogni anno. Significa che i mezzi oggi disponibili ci consentono di ridurre i costi, aumentare gli ambiti operativi, proporci opere di sostegno su basi ragionevoli anche sul piano finanziario, fondate sullo sviluppo di partnership, sul trasferimento tecnologico, sull’interazione di culture e di saperi, dalla buona alimentazione ai regimi di vita in generale. Uno scambio da cui anche l’Occidente ricaverebbe dei vantaggi, visto le degenerazioni cui ci hanno condotto certi moderni stili di vita.

 

Ritiene che il sistema sanitario italiano possa inserirsi con successo in questa auspicabile svolta?

 

Sicuramente. Abbiamo la tendenza a piangerci addosso, ma la verità è che l’Italia è un modello per gli operatori economici del settore. Abbiamo strutture di eccellenza nel mondo ospedaliero e sanitario “tradizionale”: dal Gruppo San Donato, con realtà come il San Raffaele a Milano, a piccole eccellenze come le cliniche Mediterranea e Ruesch a Napoli, fino a strutture operanti in altri settori ma che stanno realizzando innovazioni importanti proprio sul fronte della salute.

 

Ad esempio?

 

Due imprese medio-piccole eccellenti nella loro nicchia di mercato: la logistica sanitaria inventata dalla Zanardo e l’applicazione ideata dal team It di Protom, che utilizza la realtà immersiva per la riabilitazione.

 

Ci spieghi meglio. Partiamo dalla prima.

 

La logistica è parte integrante di tutta la rivoluzione industriale 4.0. In quest’ottica si inquadra Log-Os, la Logistica Ospedaliera inventata da qualche anno dalla Zanardo, un importante operatore del settore. Zanardo ha messo al centro del processo il cliente, che in questo caso per loro è il paziente, all’interno di un processo di supply chain che inizia dal momento del suo ricovero, e quindi con la prima prescrizione medica, e finisce con la somministrazione di medicinali e altro. Un processo tutto tracciato, per garantire sicurezza, efficienza ed economicità alla sanità. Zanardo lo realizza grazie a un modello di Industria 4.0 della logistica realizzato internamente.

Sistemi software di gestione, hardware, interconnessione reti, modelli di robot o carrelli intelligenti e, ancor più importante, una accurata formazione del personale sanitario. Ecco come chi si occupa di logistica, di fatto, può contribuire a modificare e migliorare l’industria sanitaria.

 

E Protom? Quale la sua innovazione?

 

Si tratta di una realtà leader a livello internazionale nei servizi avanzati di ingegneria e consulenza per lo sviluppo di progetti e soluzioni ad alto grado di innovazione. Protom ha messo al servizio del settore healthcare le proprie competenze nell’ambito della realtà aumentata e virtuale, cavalcando un trend che nei prossimi anni è destinato a crescere grazie ad una nuova visione della riabilitazione neuropsicomotoria, con una serie di modelli di esercizio che affrontano problemi relativi alla disabilità di natura motoria, cognitiva e sensoriale, permettendo così di superare la monotonia spesso ricorrente in una terapia riabilitativa. La realtà virtuale può, dunque, essere impiegata per intervenire su funzioni deficitarie o sull’esecuzione di attività motorie. Può inoltre costituire un prezioso strumento per intervenire su aspetti più globali legati al benessere, al grado di partecipazione e all’autonomia della persona con disabilità.