Come governare l’invecchiamento demografico


DI Ornella Cilona*

 

Nel 2030, un miliardo e 400 milioni di persone nel mondo avranno oltre 60 anni e 202 milioni di loro saranno ultra ottantenni: l'invecchiamento della popolazione è ormai una realtà con la quale fanno i conti potenze come gli Stati Uniti e la Cina ma anche piccole isole caraibiche e aree dell'Africa. Con il termine inglese “ageing societies” le Nazioni Unite intendono quei Paesi dove oltre il 7% degli abitanti ha più di 65 anni, una percentuale ampiamente superata da quattro Stati (Giappone, Germania, Italia e Finlandia), dove oscilla dal 33% al 27%. E' sbagliato pensare che la questione interessi soltanto Europa, Stati Uniti e Australia perché anche nei Paesi emergenti sta aumentando sensibilmente il numero degli ultra sessantacinquenni. L'ONU in un suo Rapporto del 2015 avverte, infatti, che proprio nel Sud del mondo la percentuale dei giovani diminuirà più velocemente nei prossimi venti anni. L'incremento dell'aspettativa di vita pone dunque nuove sfide per la pubblica amministrazione, i servizi e il sistema produttivo in tutto il pianeta. Queste sfide incidono in particolare sul futuro del settore sanitario, che deve fare i conti con pazienti sempre più anziani che domandano una migliore qualità della vita.  Una formazione mirata al personale ospedaliero, il rafforzamento di strutture ad hoc, l'offerta di servizi innovativi sono solo alcuni temi legati al rapporto fra la sanità e le pantere grigie del XXI secolo. 

L'ISO (l'organizzazione internazionale per la standardizzazione con sede a Ginevra) ha recentemente proposto di costituire un Comitato tecnico a livello globale sull'invecchiamento delle società che consideri le urgenze sanitarie insieme con quelle organizzative, sociali e ambientali. L'ente britannico di normazione (BSI) intende coordinare le attività di questo nuovo Comitato ISO, il cui obiettivo ambizioso – nel caso sia approvato - è quello di sviluppare una norma sotto forma di Linee guida a uso delle pubbliche amministrazioni, delle imprese e dei fornitori di servizi. “L'approccio sarà olistico” spiegano al BSI “considerando i servizi e i prodotti che possono aiutare a gestire lo sviluppo delle società che invecchiano”. Fra gli argomenti all'ordine del giorno del Comitato figurano l'adattamento dei luoghi di lavoro alle esigenze del personale avanti con l'età, la promozione delle terapie preventive negli anziani e lo sviluppo di nuovi dispositivi medici portabili. La parola ora passa agli enti di normazione nazionali aderenti all'ISO (in Italia vi è UNI) che voteranno nelle prossime settimane sulla proposta britannica. 

 

*Presidente della commissione tecnica Uni “Responsabilità sociale delle organizzazioni”