FEGATO. NUOVE FRONTIERE DEL TRATTAMENTO LOCO-REGIONALE DI UNA NEOPLASIA ANCORA IN CRESCITA, ATTRAVERSO L’UTILIZZO DI DRUG ELUTING BEADS

DI Martina De Vivo

 

L’epatocarcinoma (HCC) è la neoplasia maligna primitiva più frequente del fegato, con incidenza in progressivo incremento. Attualmente rappresenta la quinta neoplasia più diffusa al mondo nel sesso maschile e la settima nel sesso femminile”. Ad affermarlo il professor Carlo Spreafico, responsabile Radiologia interventistica oncologica vascolare epatobiliare della Fondazione Irccs dell’Istituto tumori di Milano

  • Quali sono le opzioni terapeutiche?
  • Le opzioni terapeutiche dipendono dallo stadio della malattia tumorale, ma anche dalla funzionalità del fegato, originando il tumore nella maggior parte dei casi in una situazione di epatopatia cronica, su base virale (epatite C o B), alcolica o metabolica. Nei casi più favorevoli è possibile l’intervento chirurgico o in alternativa, in casi selezionati, il trattamento locale con ablazione (radiofrequenza, micro-onde). La terapia migliore, sempre in casi selezionati, è costituita dal trapianto di fegato.
  • In che cosa consiste la chemioembolizzazione?
  • La chemioembolizzazione (TACE) consiste in una terapia loco-regionale intra-arteriosa, in cui si somministra mediante un cateterismo arterioso direttamente nelle arterie che nutrono il tumore un insieme di materiale inerte embolizzante (Lipiodol o particelle) unito ad un farmaco chemioterapico (più frequentemente l’adriblastina) al fine di provocare una ischemia sommata al rilascio locale del farmaco, che viene potenziato dall’ambiente anossico e agisce localmente.
  • In quali casi si può usare?
  • La chemioembolizzazione è indicata quando non si possono eseguire terapie più efficaci che possono portare alla guarigione il paziente (chirurgia, trapianto, ablazione) in quanto presenta un tumore in stadio più avanzato o le condizioni cliniche e la funzionalità del fegato non permettono le terapie curative come la chirurgia. La chemioembolizzazione infatti non riesce, nella maggior parte dei casi, a guarire, ma determina comunque un controllo locale della malattia, un prolungamento della sopravvivenza e molte volte una riduzione della diffusione del tumore che può portare pazienti da una fase avanzata ad uno stadio più contenuto, permettendo ulteriori terapie curative prima non possibili. A oggi secondo le linee guida internazionali è la terapia di scelta nel paziente con HCC in stadio intermedio
  • Potrà essere considerata in futuro la terapia di scelta, da sola o in associazione?
  • In alcuni casi, in parte ancora sperimentali, in parte già in uso clinico, la chemioembolizzazione è associata ad altre terapie, sia locali come le ablazioni, sia con farmaci sistemici come gli anti-angiogenetici e i farmaci biologici.
  • Permetterà una sopravvivenza maggiore con una qualità di vita adeguata?
  • La chemioembolizzazione assicura una sopravvivenza maggiore alle terapie di supporto, per questo è la terapia di scelta nel paziente con HCC in stadio intermedio.  Non vi è evidenza di chiara superiorità della chemioembolizzazione con particelle a rilascio di farmaco (DEB-TACE) rispetto alla chemioembolizzazione convenzionale (cTACE). Sembra solo chiara una riduzione di effetti collaterali e della sindrome post-embolizzazione, con conseguente migliore tollerabilità della DEB-TACE
  • Che cosa si intende con il termine DEB-TACE?
  • DEB sta per  Drug Eluting Beads. Cioè particelle che possono legare un farmaco, normalmente la adriblastina, e rilasciarlo poi lentamente all’interno del tumore.
  • Quanto è importante la precisione di embolizzazione in questo tipo di trattamento?
  • I risultati della TACE sono migliori se l’iniezione degli agenti embolizzanti avviene il più possibile in modo mirato e selettivo nei noduli tumorali: questo perché si può somministrare una quantità di particelle embolizzanti maggiore in modo da saturare e riempire in modo soddisfacente il circolo arterioso patologico del tumore, nello stesso tempo salvaguardando il più possibile il parenchima epatico indenne, evitando il rischio di produrre danni al fegato e renderlo funzionalmente insufficiente.  Bisogna sempre ricordare che il fegato non tumorale è comunque affetto da epatopatia cronica, pertanto in compenso labile che può essere danneggiato da trattamenti troppo aggressivi e soprattutto non mirati.
  • Quali sono i risultati clinici di questo trattamento già disponibili?                         
  • I risultati clinici disponibili danno queste informazioni: la TACE migliora in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti affetti da epatocarcinoma in stadio intermedio, non suscettibili di essere curati in modo definitivo con le terapie definite come curative (trapianto, resezione chirurgica, ablazione). La TACE in numero significativo di casi riduce la malattia neoplastica in modo da far rientrare il paziente in uno stadio aggredibile dalle altre terapie curative (bridging al trapianto, downstaging alla chirurgia). In molte situazioni la chirurgia o le ablazioni non sono eseguibili, a causa di situazioni anatomiche o alterazioni della funzionalità epatica, o anche di alterazioni cliniche più generali: in questi casi la TACE è una valida alternativa e opzione terapeutica. Gli studi condotti anche recentemente sulla DEB-TACE dimostrano la sicurezza della procedura, con minimi effetti collaterali, la ottima tollerabilità da parte dei Pazienti e i buoni risultati in terminidi risposta radiologica. In alcune circostanze sono divenuti importanti i risultati di terapie combinate simultanee che vedono la TACE associata alle ablazioni o ai farmaci biologici, così come l’importanza di terapie combinate nel tempo in modo individualizzato per singolo paziente, che vedono sequenze di terapie tra le quali la TACE trova spesso un ruolo fondamentale. Studi sono ancora necessari per capire, saper prevedere e migliorare i risultati, ben sapendo che molto deve essere capito anche della biologia e del comportamento del tumore epatico.