La rete: il futuro di una comunità scientifica

DI Katrin Bove

La rete pervade ormai tutte le attività umane. Ma è un mezzo, in sé neutro, e non va santificato né demonizzato. Dal suo utilizzo dipende la sua valutazione. Anche in medicina, un settore di cui può moltiplicare le attuali potenzialità. Come spiega il professor Gaetano Lanza, segretario della SICVE (Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare).  

  • Professore, che cosa intendiamo per rete?
  • Mi viene in mente subito un libro di Raffaele Simone pubblicato di recente da Garzanti il cui titolo è emblematico: “Presi nella rete”. Mentre lo compravo in libreria pensavo ai pesci. In fondo lo siamo. Il sottotitolo però è chiaro, non si tratta di ittiologia: “La mente ai tempi del web”. L’autore esamina il cambiamento ontologico e gnoseologico dell’uomo moderno dovuto al web, al digitale che ha rivoluzionato e improntato il passaggio tra secondo e terzo millennio, per cui qualcuno oggi usa anche termini come post-moderno, post-pensiero e post-umano. Per rete intendiamo quindi il web, internet e più in generale l’Ict, che sta per Information and Communications Technology, in pratica la multimedialità di cui ci serviamo per comunicare anche in tempo reale da ogni parte e verso ogni parte del pianeta. La Rete ci sta letteralmente trasformando, sta moltiplicando all’ennesima potenza le nostre capacità di relazione. Siamo quindi una vera grande comunità planetaria capace di condividere notizie e esperienze buone e cattive in tempo reale, costruendo e conservando archivi e mega enciclopedie, come wikipedia, l’enciclopedia in rete e costruita dalla rete, a portata non di mano ma di dito che “digita”. La specie umana è diventata davvero un’unica grande famiglia grazie al digitale. Adesso è davvero una grande comunità in grado di governare il pianeta, si spera per il bene del pianeta e della comunità stessa.
  • Che cosa c’entra tutto ciò con una comunità scientifica?
  • Beh, ciò che abbiamo detto sopra e che è valido in grande per l’umanità moderna, non può non essere valido anche in piccolo per una comunità, a esempio una comunità scientifica moderna. Una comunità scientifica moderna non può fare a meno della rete, del web, dell’Ict, della multimedialità. Prendiamo a esempio la SICVE, nata tutto sommato da poco, nel 1997. Nel 1991 al Cern di Ginevra con Tim Berners-Lee era nato il primo timido internet col protocollo http che fino al 1995 era rimasto relegato proprio a una piccola comunità scientifica. Da lì a pochissimi anni ci sarebbe stata l’esplosione a livello di world wide web che in inglese vuol dire rete di portata mondiale e il sistema che era nato per una piccola comunità scientifica per scambiare dati divenne il sistema per scambiare dati per l’intera umanità. Bene la SICVE è una comunità scientifica italiana nata e cresciuta proprio negli anni in cui è esploso il web, a sua volta nato proprio in una piccola comunità scientifica. Come fa la SICVE a non risentirne?
  • In che modo ne ha risentito finora?
  • Prima di tutto la SICVE è in internet all’indirizzo www.sicve.it In  questi ultimi anni la SICVE ha lavorato molto in web, per pubblicare le notizie e i dati più importanti per metterli a disposizione di tutti. A proposito, il recente Decreto ministeriale del 2 agosto 2017 col quale si regola l’istanza di iscrizione di una società scientifica all’elenco nazionale prevede ad un certo punto “l’obbligo di pubblicazione dell’attività scientifica attraverso il sito web della società, aggiornato costantemente”. In web è pubblicato tutto della SICVE con l’organigramma, gli eventi, i documenti, le news e quant’altro. Un vero archivio vivente. Ma questo è già il passato, la cosiddetta SICVE 1.0. Da alcuni anni esiste la SICVE 2.0, vale a dire la SICVE interattiva in web. Abbiamo da poco messo in rete una Sessione Video con sistema di votazione e domande/risposte on line. Un altro esempio di SICVE 2.0 è il blog che consente commenti da parte dei followers. In circa 2 anni e mezzo il blog ha registrato quasi 25mila accessi con un post pubblicato in media ogni settimana. E i Social, facebook e twitter, che sono sempre più in dissemination. Poi ci sono anche le pagine dedicate al paziente con le domande che la nostra segreteria riceve, le più disparate, dai pazienti o dai familiari e che in forma anonima vengono pubblicate sul sito con le risposte degli esperti e messe a disposizione dei lettori, così come sono a disposizione di tutti le pagine di informazione sulle principali patologie vascolari e su come vengono oggi trattate dal chirurgo vascolare endovascolare. Non dimentichiamo poi la pubblicazione sul web delle più recenti Linee Guida che la nostra SICVE ha prodotto con sforzo non indifferente assieme anche ad altre Società Scientifiche, ma di cui ha la paternità. E’ una delle poche Società Scientifiche italiane ad aver prodotto Linee Guida recenti e metodologicamente valide. Altro aggiornamento costante in web è la pubblicazione dei dati del Registro delle attività assistenziali e procedure chirurgiche compilato dai centri di chirurgia vascolare endovascolare in Italia che converge nel Registro europeo. Per sicve.it è stata nominata una commissione di esperti che si dedicano al web.
  • Quali sviluppi potrà consentire la rete alla SICVE?
  • La SICVE ha un progetto che sta portando avanti: la messa in rete dei centri di chirurgia vascolare ed endovascolare sul territorio nazionale. Detto così sembra semplice ma non lo è. Ovviamente si sfrutta il web, ma non basta. Bisogna condividere in rete tutto ciò che la SICVE produce di ricerca, documenti, linee guida, registro, eventi, filmati, e-learning e così via, ma soprattutto percorsi comuni diagnostico terapeutici, i famosi Pdt, redatti e validati dalla comunità scientifica nazionale e internazionale, anche e soprattutto in accordo con altre Società Scientifiche, Associazioni varie e Istituzioni. Facciamo un esempio. La SICVE con Iso (Italian Stroke Organization) sta già condividendo la rete e ha già messo in rete centri di chirurgia vascolare e stroke unit distribuite nel territorio nazionale (si chiama neurovascnet). Vengono condivisi documenti, linee guida (SICVE e Iso-Spread), protocolli e così via. Tutto a disposizione degli specialisti in materia, ma anche dei pazienti che devono conoscere e conosceranno sempre di più l’esistenza di una rete dedicata che li può indirizzare e proteggere nella prevenzione e trattamento dell’ictus di origine carotidea. In un futuro prossimo si costituiranno senz’altro altre reti simili che chiameremo reti di patologie, per il piede diabetico o per le fistole per emodialisi, a titolo semplificativo. La rete sarà al servizio di una comunità scientifica non ristretta ma sempre più larga, un po’ come è successo con la prima rete del Cern. La rete è lì pronta ad espandersi per noi tutti. Sta a noi innescare e alimentare il processo di espansione. Di ciò che saranno gli sviluppi futuri in rete possiamo solo avere oggi un’idea vaga, annebbiata e parziale. Ma al ministero della Salute da un po’ di tempo ci si lavora. Diamo solo alcune parole chiave: telemedicina, cartella clinica elettronica del cittadino. Il futuro sarà in rete. Il futuro sarà la rete.
  • In questo mese di ottobre si svolgerà il congresso nazionale della SICVE a Bologna. La rete influenzerà anche questo congresso e i futuri congressi?
  • Il programma del congresso è in rete ovviamente. Ma rifacendoci alla SICVE 2.0 ci sarà interazione tramite il web prima durante e dopo l’evento che dura 3 giorni e che vedrà protagonisti tutti i chirurghi vascolari endovascolari italiani, giovani e meno giovani (comunque giovani dentro), assieme a esperti internazionali.  Saranno operativi i social (blog, facebook, twitter) e sarà sperimentata un’area web in cui chi vorrà potrà caricare una comunicazione o un report o un poster con possibilità di commenti a distanza. E’ prevedibile che in futuro sia proprio questa la modalità dei congressi: interventi in rete e non residenziali con auditorium multipli collegati a distanza. La rete offrirà queste possibilità. E’ probabile che in futuro scomparirà del tutto la modalità residenziale, retaggio del secolo scorso, che implica spostamenti di persone ed equipe, a volte difficoltosi, lunghi e gravosi anche economicamente, per dar vita a modalità nuove multimediali e tecnologicamente avanzate di incontri a distanza e in remoto. C’è un articolo apparso su JAMA (The Journal of the American Medical Associaion, ndr)  pochi anni fa del professor John Ioannidis dal titolo significativo Are medical conferences useful? and for whom? in cui l’autore ad un certo punto si fa questa domanda: “Are medical congresses dinosaurs doomed to become extinct?”. Una delle risposte è : “Eventually, some evidence should be accrued on whether specific types of current conferences offer advantages compared with other means of serving the same needs, including social networking tools, remote conferencing, and repurposed meetings.” Chi vivrà vedrà. Ma sono quasi sicuro che i nostri nipoti organizzeranno i congressi medici in altro modo. Nel frattempo però godiamoci l’evento di Bologna che rappresenta un momento di incontro di persona tra persone, un momento conviviale di un’unica grande famiglia che, come in una festa di famiglia, si riunisce e non certo con skype o in teleconferenza, ma a tavola. Non dimentichiamo che chi critica anche con prove documentate il web, critica proprio la perdita dei rapporti fisici che fanno parte del bagaglio anche genetico della specie umana e che sono alla base della comunicazione tra individui. Uno dei pericoli del web è la realtà virtuale in cui finisce per rinchiudersi del tutto l’infonauta. Si chiama sindrome degli Hikikomori. Sono gli adolescenti rinchiusi in una stanza al buio per ore e giorni di fronte a un Pc a navigare in internet. L’umanità non farà questa fine.