Ti mangerei con gli occhi… o forse no?

IL rapporto tra VISTA, cibo e gli altri SENSI, fa i conti con il cervello

DI Nicola Carrassi

 

Nel 2002 ci hanno informato sul fatto che…

Guardare il cibo può far ingrassare. Responsabile sarebbe la reazione di piacere a livello cerebrale, che si prova alla vista di una pietanza. Lo studio, pubblicato dalla rivista scientifica 'Synapse' sostiene che la società occidentale offre continui input visivi legati al cibo, che impedirebbero la naturale regolazione della fame. Per capire come le immagini influiscano sul peso gli studiosi hanno osservato le reazioni e gli eventi che hanno avuto luogo nel cervello di 10 volontari a digiuno; Per le rilevazioni è stata usata la PET tomografia ad emissione di positroni. E' stato possibile misurare il livello di dopamina, il neurotrasmettitore chimico legato alle sensazioni di piacere. Ai volontari è stato chiesto quale fosse il loro piatto preferito e, in assenza di stimoli alimentari, di spiegarne perché. Successivamente è stata presentata la loro pietanza senza che la potessero toccare. Il tasso di dopamina è enormemente aumentato in tutti i volontari. Per gli studiosi si tratta di un meccanismo con il quale la natura permette all'uomo di nutrirsi fino a quando il cibo è disponibile, quindi 'visibile'. Essendo oggi i messaggi alimentari molto diffusi, c’è una continua stimolazione del cervello. Ciò renderebbe una parte della popolazione incapaci di distinguere il bisogno di cibo dalla golosità o voglia passeggera, avendo un cervello distorto da una secrezione anomala di dopamina. Ultimamente, però, ci hanno fatto sapere che… Alla Brigham Young University hanno condotto uno studio sul potere che le immagini del cibo hanno sul nostro inconscio. E’ risultato che le foto ci rendono sazi, e non favoriscono così la tendenza ad ingrassare.

Sembra che, in conclusione, guardare ripetutamente immagini di un determinato cibo faccia sviluppare un senso di sazietà. “Ci si stanca del ‘gusto’ di quel cibo prima di averlo cercato e mangiato”, afferma Ryan Elder, co-autore dello studio. ”Si chiama noia sensoriale”. 

 

Adesso non ci resta che provare, inebriando i sensi. Su quadri di grandi artisti, foto di Maestri impareggiabili, e piatti di Chef stellate e no, potremo puntare i nostri occhi con doppio piacere: quello dell’indagine e della scoperta, unito alle gioie che l’arte da. Zuppa di dopamina per tutti!