Doha chiama, Roma risponde

Di: Pietro Romano

L’hanno soprannominato il Fondo dei fondi. In realtà, secondo quanto risulta a Ore 12 Economia, il suo nome sarà Fondo strategico italiano e, come l’attuale Fsi, promotore e nucleo ne sarebbe la Cassa depositi e prestiti. Ma con un autentico “parterre de roi” a parteciparvi. Fondi sovrani asiatici, come Gic e Temasek di Singapore, ma soprattutto mediorientali: Kuwait investment authority (Kia), Oman investment fund (Oif), in particolare Qatar investment authority (Qia), uno dei più grandi Sovereign wealth fund al mondo che ufficialmente gestisce 256 miliardi di dollari, da fonti ufficiose fatti ascendere a circa 300.

Una scelta di campo

Una scelta di campo chiara, quella del giovane emiro Tamim bin Hamad Al Thani, che da privato cittadino ha frequentato assiduamente l’Italia in generale e Roma in particolare.

Una scelta accompagnata, non a caso, da autentiche operazioni simpatia. Come gli interventi già partiti o programmati nelle aree terremotate dell’Italia centrale. A Macerata il Qatar fund for development ha destinato 5,6 milioni per la costruzione di un avveniristico plesso scolastico. Una iniziativa filantropica nel settore dell’educazione che non dovrebbe rimanere isolata, a quanto risulta a chi scrive.

Una scelta chiaramente appoggiata dal nostro Paese, per quanto il governo di Paolo Gentiloni e tutto l’establishment italiano cerchino di mantenersi equidistanti nella partita politica, economica e militare che sta dividendo il Golfo persico, con l’Arabia saudita, gli Emirati arabi e Bahrein  schierati contro il Qatar. Una scelta probabilmente dovuta anche agli italiani che operano in posizioni apicali a Doha.

Chi sussurra agli emiri

Nel Golfo sono numerosi i nostri connazionali che “sussurrano agli emiri” in posizioni ufficiali o no. Sono proprio le istituzioni qatarine ad aver fatto il pieno di cervelli tricolori: Ugo Arzani è responsabile investimenti consumer&retailer della Qia, Lorenzo Zambon è general manager di Mayhoola (l’investment company specializzata in prodotti di alto consumo), Lucio Rispo è top manager della Qatar Foundation, l’organizzazione per la promozione della ricerca e dell’educazione presieduta dalla mamma dell’attuale emiro, Mozah.

A spingere i qatarini verso l’Italia anche il raffreddamento dei rapporti con la Francia dopo l’arrivo alla presidenza di Emanuel Macron. Di tutti i comitati parlamentari di amicizia (che a Parigi sono organismi potenti) l’unico non presieduto da un membro di “En Marche!”, il partito di maggioranza, ma da un repubblicano (di centrodestra) è proprio il comitato di amicizia Francia-Qatar. Un capovolgimento di fronte che si sta dimostrando proficuo per l’economia italiana.

L’industria della difesa

A beneficiare in maniera più evidente della nuova stagione di rapporti tra Roma e Doha è l’industria della difesa e della sicurezza. Prima di tutto con Fincantieri che dalla marina del Qatar è stata chiamata a realizzare quattro corvette, una nave anfibia e due pattugliatori nonché a garantire i servizi di supporti per quindici anni dopo la consegna delle unità, tutte destinate a essere costruite dal gruppo a partire dall’anno prossimo per un importo di quasi quattro miliardi. Tramite il gruppo guidato da Giuseppe Bono, a sua volta Leonardo si è assicurata una subfornitura del valore di 800 milioni circa per realizzare sistemi e sensori navali di ultima generazione. Gli interessi della ex Finmeccanica nell’emirato non si fermano certo qui. Il gruppo di cui è amministratore delegato Alessandro Profumo avrà una fetta non marginale del contratto per la fornitura di 24 aerei caccia Typhoon aggiudicata al consorzio Eurofighter.

Leonardo nelle sue diverse denominazioni è presente in Qatar da oltre vent’anni con le proprie tecnologie civili per il controllo del traffico aereo e la fornitura di sistemi complessi al vecchio e al nuovo aeroporto di Doha. E ora punta a entrare nel ricco mercato qatarino soprattutto con le sue eccellenze nell’industria elicotteristica, nel controllo dei confini, nella cyber security e nei sistemi di difesa. Ad aver fatto del Qatar quasi un mercato domestico, però, è la costola italiana del consorzio missilistico Mbda. Nel solo 2016 ha firmato a Doha contratti per quasi due miliardi: per il munizionamento alle nuove unità navali assegnate a Fincantieri e per un sistema costiero a doppia munizione anti-nave (uno dei due è l’italiano Marte ER appunto). Quest’ultimo è un contratto particolarmente significativo: il Qatar è il primo cliente per il Marte ER; l’Italia ha la responsabilità sull’intero programma e sull’architettura di sistema; gran parte del lavoro sarà realizzato nei siti italiani. Mbda Italia, inoltre, è chiamata a costruire i sistemi missilistici per le navi della commessa Fincantieri.

Grandi lavori, grandi affari

In vista dei Mondiali del 2022 il Qatar ha avviato un mega-programma per l’adeguamento delle infrastrutture che prevede investimenti pubblici per non meno di 140 miliardi di dollari. Un corsorzio tricolore Salini Impregilo – Cimolai si è aggiudicato i lavori dello stadio di Al Khor così come il gruppo romano Psc (fondato sessant’anni fa a Maratea) della famiglia Pesce sta costruendo alcuni lotti della metropolitana di Doha e un altro stadio. Altre imprese di costruzione, come la decana Rizzani de Eccher, sarebbero in pole position in nuove gare. Leonardo è, a sua volta, interessata a gestire e a mettere in sicurezza questo evento e le importanti manifestazioni previste nei prossimi anni.

Dalla moda agli immobili

Il Qatar è sempre più presente con le proprie iniziative economiche in Italia dove ha investito finora intorno ai sei miliardi di euro. Due i settori cui è particolarmente interessato: l’immobiliare e la moda.

La Qia possiede oltre il 40 per cento della società di investimento immobiliare quotata Coima Res (con il flottante quasi al 59 per cento), fondata da Manfredi Catella, che ne è ad, e di cui è presidente Massimo Capuano. Ha in portafoglio, inoltre, i grattacieli del quartiere milanese di Porta Nuova, soprannominato “la Manhattan sui Navigli”, compresi Torre Unicredit e “bosco verticale”, uno dei nuovi edifici più fotografati e famosi al mondo. Ed è fortemente presente nel settore alberghiero: dal Gallia di Milano all’Excelsior di Roma passando per il Four Seasons di Firenze possiede, infatti, tante “mura” di prestigiosi hotel.

 

Sul fronte della moda è senz’altro l’acquisizione della Valentino (realizzata tramite Mayhoola) l’impegno più importante dal punto di vista sia dell’investimento sia dell’immagine. Senza snaturare la storica casa, simbolo dell’eleganza senza tempo, la nuova proprietà è riuscita a raddrizzarne i conti e ora vorrebbe condurla alla quotazione in Borsa. Un’iniziativa di tale successo che sta spingendo gli investitori qatarini a nuovi impegni in questo  ambito settore del Made in Italy. Dopo aver preso il controllo del marchio d’abbigliamento Pal Zileri, Mayhoola punterebbe a Mr&MrsItaly,un brand di gamma alta fondato dieci anni fa che sta volando nelle vendite grazie a capi esclusivi come il parka in pelliccia.