TABACCHI: TASSE CONTROPRODUCENTI

DI: Katrin Bove

 

Un miliardo di euro in mancate entrate dalle tasse sui tabacchi, rispetto agli obiettivi previsti dalla legge di bilancio 2016. È così che rischia di chiudersi il 2017, che nel periodo gennaio-luglio dell’anno in corso ha fatto registrare 146 milioni di euro in meno incassati dallo Stato, rispetto allo stesso periodo del 2016. A lanciare l’allarme è stato il Centro Studi Casmef dell’Università Luiss Guido Carli, sulla base delle stime del Governo per l’anno 2017 presentate nel documento di assestamento di bilancio approvato da Palazzo Madama, e dei numeri del bollettino delle entrate tributarie del ministero dell’Economia e Finanze aggiornati a luglio di quest’anno. “La riforma del 2015 – dichiara il professor Marco Spallone, vicedirettore del Casmef – ha garantito almeno inizialmente la stabilità del sistema, fino al momento in cui gli interventi discrezionali sono stati improntati alla moderazione, all’equilibrio e alla gradualità. L’inasprimento del carico fiscale, posto in essere nello scorso giugno, è avvenuto in modo drastico e repentino, con una perdita di gettito già nel primo mese di applicazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del 2,2% ovvero 21 milioni di euro in meno. E nel periodo gennaio-luglio 2017 il calo è stato del 2,3%, con 146 milioni di euro di minori entrate rispetto al primo semestre 2016, secondo il bollettino delle entrate del Mef aggiornato a luglio. Purtroppo il Governo stima per l’anno 2017 un decremento complessivo pari a circa 1 miliardo di euro in minori entrate per le casse dello Stato, rispetto alle previsioni della Legge di Bilancio 2016. A nostro avviso sarebbe necessario un nuovo intervento normativo, per assicurare certezza del gettito e per fornire agli operatori del mercato prospettive stabili e prevedibili, riducendo la discrezionalità degli interventi e implementando regole certe, almeno per il medio termine, definendo un vero e proprio ‘Calendario fiscale delle Accise’”. Questa la conclusione a cui è giunto lo studio “Le riforme del mercato del tabacco in Italia e in Grecia: verso un calendario fiscale”, curato dai professori Marco Spallone, Stefano Marzioni e Alessandro Pandimiglio del Casmef, realizzato con il contributo di British American Tobacco (BAT) Italia. La ricerca, edita da Minerva Bancaria e presentata a settembre a Roma, rappresenta un raro esempio di Vir, Valutazione dell’impatto regolatorio. Ovvero una minuziosa verifica ex post degli effetti della riforma della tassazione sui tabacchi avvenuta in Italia nel 2015. Lo stesso studio, inoltre, ha tracciato in parallelo un confronto con la Vir realizzata sulla riforma fiscale emanata in Grecia nel 2012 e ha analizzato le riforme attuate in Germania nello stesso settore, allo scopo di individuare possibili alternative regolatorie utili a garantire certezza di gettito allo Stato e sostenibilità del mercato, senza alterarne gli equilibri. Dito puntato, allora, su tutti quegli interventi spot, dettati dalle esigenze di cassa, come accaduto nell’ultima manovra correttiva di primavera. Dalla valutazione di impatto regolatorio effettuata dal Centro studi Casmef emerge che, nonostante un buon impianto di base, la riforma del 2015 si è infatti, anche per altri aspetti, rivelata carente: vaghezza dei presupposti di legge ed eccessivi spazi di discrezionalità lasciati allAmministrazione competente hanno determinato imprevedibilità e incertezza di medio periodo circa le politiche fiscali, spingendo i diversi produttori a esercitare forti pressioni per la tutela dei propri interessi economici e mettendo in pericolo la stabilità del gettito. I primi mesi del 2017, infatti, sono stati caratterizzati nel nostro Paese da una grande incertezza che ha comportato ritardi nelladeguamento dei parametri e conseguente perdita di gettito. Secondo Andrea Conzonato, presidente e amministratore delegato di BAT Italia, “Un ‘calendario fiscale delle accise’, prima ancora che uno strumento utile, è un principio di civiltà giuridica. Oggi i grandi investitori internazionali sono alla ricerca di luoghi stabili in cui effettuare investimenti. Nel nostro Paese l’eccessiva burocrazia, una giustizia troppo lenta, infrastrutture spesso carenti ma, soprattutto, l’incertezza giuridica e regolatoria, rendono l’Italia un posto meno appetibile per i grandi investimenti. Auspico che parole come ‘certezza’, ‘prevedibilità’ e ‘sostenibilità’ possano ispirare le future scelte di Governo, per consentire all’Italia di continuare a crescere, competere e attrarre investimenti che garantiscano miglioramenti strutturali e prosperità all’economia del nostro Paese”. Una possibile soluzione per ridurre i margini di incertezza e ancorare le aspettative degli operatori a un parametro oggettivo, per una reale sostenibilità del sistema potrebbe essere una pianificazione condivisa nel medio-lungo termine, a esempio cinque anni. In sostanza un “calendario fiscale delle accise” che includa trasformazioni graduali ed equilibrate e che faccia riferimento alla storia del settore in Italia e ad altre esperienze internazionali di successo.