God save the Queen!

DI Pietro Romano

 

Un miliardo e mezzo di sterline. A tanto è ammontato nel 2017 il contributo all’economia britannica della casata Windsor, al netto dei costi caricati sui contribuenti. Un apporto che, quest’anno, dovrebbe sensibilmente aumentare, grazie all’effetto del previsto matrimonio del principe Harry con l’americana Meghan Markle – attrice, imprenditrice e blogger di mediocre successo – che, purtroppo, assomiglia molto a quello dei genitori del principe, Carlo del Galles e Lady D, com’è rimasta nota. Un matrimonio fallimentare in tutti i sensi, tranne che dal punto di vista mediatico-finanziario. Per fortuna, però, il principe, a differenza del padre, ha un fratello maggiore. Ma questa è un’altra storia. Il miliardo e mezzo di sterline apportato alle casse statali britanniche rimane. E nessuno tracci paragoni con il rapporto costi/benefici delle istituzioni repubblicane, prima di tutto in Italia. Anche questa è un’altra storia.

A valutare il contributo – e il valore – della monarchia britannica come fosse un asset è Brand Finance, il più importante centro di valutazione indipendente di società e organizzazioni di tutti i tipi. Fondato a Londra nel ’96, oggi ha ramificazioni in tutto il mondo e sforna indagini su migliaia di marchi, Stati compresi, considerati a loro volta alla stregua di brand. Dal 2012 Brand Finance focalizza la sua attenzione anche sulla monarchia britannica, alle prese periodicamente con attacchi dei (minoritari) repubblicani locali e soprattutto dei mezzi di comunicazione mainstream, soprattutto stranieri. Dimostrando che, perlomeno dal punto di vista economico, i sudditi di Sua Maestà ad avere una regina (e in futuro magari un re) ci guadagnano. Eccome. Poi si può discutere del ruolo che la monarchia ha, ed esercita, a Londra e dintorni. Molti osservatori, a esempio, sostengono che la regina Elisabetta – e suo figlio Carlo – abbiano remato a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Ma è tutto da dimostrare. E ancor più da dimostrare è che la cosiddetta Brexiit sia una jattura per i britannici.

Ma torniamo alla indagine di Brand Finance. Secondo i suoi analisti, se la casata Windsor fosse una corporation avrebbe un valore di 67,5 miliardi di sterline, frutto del combinato disposto di 42 miliardi di valore intangibile (insomma il simbolo dell’istituzione che, però, arreca la maggior parte degli utili) e 25,5 miliardi di beni tangibili: il patrimonio immobiliare, il patrimonio fondiario, le collezioni artistiche, i gioielli della Corona. A generare i maggiori utili è l’apporto che la regina Elisabetta e la sua famiglia danno al turismo. Al secondo posto la vendita di merchandises. Ma è in continua ascesa anche il reddito assicurato dai prodotti agroalimentari e forestali delle proprietà fondiarie, un’attività cui ha dato un incredibile incremento il principe Carlo che, quando ancora non era di moda, ha puntato con enorme successo sulle produzioni biologiche di alta qualità. Insomma, God save the Queen (e anche, in futuro, l’eventuale King).