FRATELLI D'ORO

DI Giampiero Moncada

 

Sono diventati i fratelli d’oro della unified communication, ovvero la tecnologia che consente di unire il classico telefono a tutti gli altri canali di comunicazione, dalle chat alle e-mail alla videoconferenza. Stefano e Dimitri Osler, entrambi appassionati di informatica fin da bambini, hanno appena celebrato il decennale della loro azienda, la Wildix, riunendo a Venezia i rivenditori della loro piattaforma di comunicazione: 471 in tutto, provenienti da 12 Paesi del mondo. Per un totale di 12 milioni di euro fatturati nel 2017, ovvero il 57% in più dell’anno precedente. La loro è ormai una vera e propria multinazionale, per gli aspetti sia produttivi che commerciali. Nata a Trento, città d’origine dei due fratelli che ospita ancora la sede principale, Wildix è oggi una holding con sede in Estonia, il Paese più digitalizzato dell’Unione europea, e il centro di sviluppo a Odessa, in Ucraina, dove sono concentrati i programmatori informatici di aziende come Google e Microsoft. 

L’Italia rimane, comunque, il mercato più interessante per un prodotto che utilizza tecnologie molto avanzate, al limite del futuribile. Recentemente, le soluzioni Wildix sono state adottate da Autostrade per l’Italia, che sfrutta quasi tutto il potenziale di 1000 interni di questa tecnologia. Che presto potrebbe anche finire negli uffici del ministero degli Esteri, che ha già selezionato l’azienda trentina per l’affidabilità sul piano della sicurezza. 

Si contraddicono, così, due pregiudizi: che l’Italia non sia ancora uscita dalla crisi e che le sue imprese siano arretrate e refrattarie all’innovazione. 

La conferma arriva da Stefano Osler, il maggiore dei due fratelli, che Ore 12 ha intervistato proprio nel corso della convention veneziana. 

 

I vostri prodotti sono rivolte a piccole e medie aziende che siano in grado di apprezzare i vantaggi di una comunicazione molto avanzata, quindi in grado di organizzare il lavoro in modo molto moderno. L’Italia, dove nel 2016 siete cresciuti del 34$, rimane il vostro primo mercato perché, da italiani, lo conoscete meglio o perché è realmente all’avanguardia? 
L’imprenditore italiano è uno che vede lungo. Se ci basiamo sulla nostra esperienza, dei Paesi nei quali siamo presenti con una nostra struttura commerciale, posso dire che quello in assoluto più all’avanguardia è l’Olanda. Dove non abbiamo mai venduto un centralino fisico, da installare, ma tutti utilizzano il cloud. Poi abbiamo Francia, Gran Bretagna e Italia. L’ultima, devo dire, è la Germania. Sono diffidenti nei confronti del cloud perché non vedono fisicamente dove si trovano i loro dati. Sono molto preoccupati per la privacy. E tutto questo si ripercuote inevitabilmente sulla produttività. Per gli Stati Uniti, dove siamo presenti da poco più di un anno, dovremmo fare un discorso a parte.

 

Ma usare moderne tecnologie vuol dire anche modificare l’organizzazione del lavoro. È difficile pensare agli imprenditori che riescono a fare una telefonata mentre mandano un messaggio in chat e magari fanno una videoconferenza e consultano la mail. 
Non sono tutti pronti ad abbandonare i vecchi sistemi. Mi viene in mente un mio amico imprenditore che ogni mattina quando arriva nella sua azienda trova sul suo tavolo tutte le email che la segretaria gli ha stampato, lui le vede e le sigla una per una. Come si faceva una volta con la corrispondenza cartacea. Ma questa non è una peculiarità italiana. Succede in tutto il mondo. 

 

Anche in Germania, che lei ha descritto come la più refrattaria all’innovazione? 
La differenza principale è che gli imprenditori italiani sono pronti a innovare ma spesso sono frenati magari da una connessione a Internet insufficiente. In Germania hanno le risorse ma tendono a usarle poco. Noi siamo alla periferia di Monaco dove abbiamo affittato un ufficio con le agevolazioni previste dal ministero per lo sviluppo economico e abbiamo la fibra a 1 Gb gratis. Con quello che paghiamo d’affitto in Germania, in Italia non pagheremmo nemmeno la fibra.

 

Quindi, la tecnologia non induce a modificare il proprio comportamento, a lavorare in modo più efficiente? 
Proprio qualche giorno fa mi è capitato di andare in un ufficio pubblico di Trento per un certificato. Dopo aver inserito tutte le informazioni a video, l’impiegato si è accorto che la sua stampante non funzionava. Quindi ha chiesto al suo collega, alla scrivania di fronte, di stamparlo con la sua stampante. E ha cominciato a dettargli tutti i dati che lui aveva già inserito dal suo terminale. In pratica, abbiamo perso del tempo già perché le stampanti non sono in rete ma ciascuna è collegata a un singolo computer. Ma soprattutto per passare i dati sarebbero bastati due minuti mandando un messaggio via chat, mentre invece ha perso un quarto d’ora per dettarli a voce, perdendo tempo in due.

 

Quindi, si rimane inefficienti anche se si dispone della migliore tecnologia del mondo.
Certo, ma noi spendiamo molto per fare formazione ai nostri partner commerciali. Gli installatori, soprattutto, che vanno poi a proporre le soluzioni alle aziende. Quindi, spieghiamo come utilizzare al meglio le proprie risorse per incrementare i profitti, ma anche a capire le esigenze delle aziende, a interfacciarsi con loro proponendo soluzioni valide.

 

Quando vi presentate come azienda italiana, in un settore tecnologico già dominato da grandi multinazionali, come reagiscono i potenziali clienti?
Posso dire che in questo specifico settore presentarsi come azienda italiana non aiuta. Ma noi siamo nati in Italia e poi ci siamo subito sviluppati in Ucraina, dove abbiamo ancora la gran parte dello sviluppo software, e abbiamo la sede della holding in Estonia, dove io e mio fratello abbiamo anche deciso di andare a vivere.

 

 

 

UNIFIED COMMUNICATION, PASSEPARTOUT PER GLI UTENTI DELLA RETE 

 

Secondo Gartner group, società di analisi dei mercati tecnologici, tutti i canali che compongono la Unified communication, che comprende la telefonia vocale, la messaggistica istantanea, le videochiamate e le videoconferenze, nei prossimi cinque anni avranno un decollo verticale. Entro il 2021, il 45% delle piccole aziende si baserà i propri sistemi telefonici su cloud: più del doppio di adesso. E questi sistemi comprenderanno anche le videoconferenze. Quest’ultimo canale di comunicazione potrà finalmente esplodere grazie a tecnologie più semplici, soluzioni meno ingombranti e una maggiore velocità di Internet. 

I concorrenti di Wildix, come Avaya o Cisco, hanno una presenza capillare in tutto il mondo. I due fratelli di Trento ritengono di avere almeno due carte vincenti: il cloud, ovvero la gestione di tutte le comunicazioni aziendali su server remoti anziché sui tradizionali centralini da acquistare e installare in azienda, e la sicurezza, sempre più importante per un’azienda vuole le proprie comunicazioni a prova di intercettazione e di spionaggio.