Fisco: La snervante confusione tributaria

DI Renato Pedullà
Siamo ormai, da giorni, in piena campagna elettorale. I partiti a parole puntano sull’abbassamento delle tasse e sulla semplificazione dell’attuale sistema fiscale. Da una parte, già da tempo, si ipotizza l’introduzione di una tassa unica per tutti i redditi (al 15 o al 25%), la cosiddetta Flat Tax”, già in attuazione in diversi Paesi dell’Est Europa; dall’altra si propone la riduzione dell’imposizione fiscale di altri due punti, forti dell’ultima nota dell’Istat di questi giorni, che ci rappresenta una pressione fiscale in riduzione dal 42,4% del 2012 all’attuale 40,2%. Ma se da una parte si certifica un dato certo positivo, cioè che in cinque anni le tasse sono scese di due punti, dall’altro esiste una confusione tributaria frutto di una continua proliferazione di leggi e leggine fiscali di ogni genere che non fa altro che creare una grande confusione sia per i contribuenti che per gli addetti ai lavori (Commercialisti, Tributaristi, Avvocati, Caf).
La fotografia scattata recentemente dalla Cgia di Mestre mostra che nel solo campo fiscale, sono stati approvati 11 leggi e decreti che hanno modificato 110 norme esistenti, e sono stati emanati 36 decreti ministeriali, composti da ben 138 articoli. Ma non è finita qui, Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha firmato 72 provvedimenti, e per concludere i vari uffici del Ministero delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate hanno pubblicato 50 circolari e 122 risoluzioni, per complessive circa 2mila pagine di documenti. Per i contribuenti e le aziende districarsi ormai tra i vari adempimenti vecchi e nuovi, non soltanto fiscali, sta diventando un modus vivendi” estenuante ed intollerante.
“Con un sistema fiscale così complesso, estremamente farraginoso, spesso contraddittorio e poco trasparente—commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo non dobbiamo sorprenderci se l’anno scorso 21 milioni di contribuenti, pari al 54% circa totale, avevano una pendenza economica con Equitalia inferiore a mille euro. Sicuramente tra questi debitori ci sono anche quanti non hanno pagato il bollo dell’auto o il canone Rai, ma la grande maggioranza è costituita da soggetti vittime di un Fisco arcaico e spesso indecifrabile, che in questi ultimi anni ha fatto aumentare in modo esponenziale il rischio di commettere errori formali a seguito di un ingorgo normativo che non ha eguali nel resto del mondo”.
A mio parere, questo quadro autentico e reale, porta inequivocabilmente a un malessere forte per tutti i contribuenti siano essi imprenditori, commercianti o artigiani, i quali devono passare almeno un giorno alla settimana a dipanarsi per la soluzione dei vari adempimenti fiscali e/o burocratici, facendo mancare produttività alla loro piccola o grande azienda. Ma se le aziende strutturate riescono, comunque con sacrifici, a stare dietro ai vari adempimenti, mettendo in conto un’ulteriore spesa, accessoria”, ciò non si può dire per i piccoli commercianti o per i semplici contribuenti penso ai tanti anziani ai quali vengono notificate contestazioni di ogni tipo ( frutto delle molteplicità di tributi in vigore), che si vedono indotti a pagare, pur non avendo totale contezza di che cosa veramente si paga. Ma questa confusione fiscale, in termini macroeconomici, si traduce in una diminuzione di investimenti esteri: è ormai assodato, infatti, che proprio il farraginoso sistema fiscale e la complessa macchina burocratica allontanino gli operatori esteri dal nostro Paese. Secondo il Financial Complexity Index 2017” l’Italia ha uno dei sistemi fiscali più complessi al mondo (posizionandosi al terzo posto dopo Turchia e Brasile) e il peggiore a livello europeo. Una pessima performance confermata dall’International Tax Competitiveness Index, stilato dall’americana Tax Foundation sulla scorta di 40 variabili tra tutti i Paesi più sviluppati associati all’Ocse, nel quale l’Italia risulta fanalino di coda in compagnia della Francia.
L’incertezza giuridica, un sistema fiscale arcaico e farraginoso, la mancanza di trasparenza, uno Stato vessatorio allontanano qualsiasi tipo di investitore estero, portato a premiare sempre più Stati con una sistema fiscale semplice e con Governi solidi e stabili.
Il nostro prossimo Governo dovrà sicuramente far tesoro di quanto di buono è stato fatto dai recenti predecessori ma dovrà anche prendere di petto la rimodulazione ( per me l’abolizione) di un provvedimento- mostro come lo Spesometro. Tecnicamente e in modo ufficiale si chiama Comunicazione Polivalente” , che trova la sua ratio nella lotta all’evasione dell’Iva, che però non è presente in nessun altro ordinamento giuridico-fiscale di qualsiasi Paese moderno. Una volta tale adempimento era a scadenza annuale, poi è passato trimestrale e ora semestrale. Tale comunicazione porta a un ulteriore impegno sia per i contribuenti, ma ancor di più, per gli addetti ai lavori, i quali sempre più portano a termine attività cui dovrebbero far fronte i funzionari delle Agenzie delle Entrate. E’ vero, in Italia 93,2 miliardi di euro di evasione sono imputabili alle imprese e alle partita Iva, l’incidenza dell’evasione attribuibile alle aziende sul totale del valore aggiunto prodotto dall’economia non osservata (207,5 miliardi) è pari al 44,9%. Un altro 37,3% dell’evasione è riconducibile al lavoro irregolare e, infine, un ulteriore 17,8% è collegato alle attività illegali e agli affitti al nero. Non sono però queste le armi adatte per combattere il gravoso male dell’evasione fiscale. Occorre, velocemente, continuare la strada della riduzione del prelievo fiscale, rimuovere i numerosi ostacoli burocratici che allentano l’operosità di chi fa impresa, arrivare a una semplificazione reale, perseguire con forza la strada che porta alla certezza del diritto e della pena anche in campo fiscale. L’America sarà anche lo Stato dalle mille contraddizioni, ma sul campo della repressione fiscale l’America docet.
Dottore Commercialista in Roma