LUSSAZIONE SPALLA: ORA SI CURA CON ASA

Utile in circa il 60% delle instabilità anteriori, non lascia cicatrici e si esegue in anestesia loco regionale

 

Di  Marco Maiotti

 

 

La lussazione della spalla consiste nella fuoriuscita della testa dell’omero (l’osso del braccio) dalla cavità glenoidea della scapola. Quando la testa omerale esce dalla sua sede naturale, quasi sempre lacera delle strutture legamentose e capsulari che avvolgono i capi articolari e in alcuni casi, si verificano anche delle lesioni ai segmenti ossei. Cosa importatnte da sottolineare che il tuttore non è curativo  e per riparare queste queste rotture legamentse è necessario un intervento chirurgico.

Tali lesioni che hanno una maggiore incidenza tra i giovani, soprattutto sportivi, se non vengono riparate, è molto probabile che portino a delle lussazioni ripetute, cosiddette recidivanti, causate non più solo da una caduta o da un evento traumatico acuto ma anche dai semplici movimenti quotidiani, da attività sportive o addirittura durante il sonno.

Per fare una diagnosi corretta è necessario eseguire una Risonanza Magnetica con il contrasto e una TC per valutare i difetti ossei glenoidei.

Oggi si può intervenire con la tecnica A.S.A (Arthroscopic Subscapularis Augmentation), una tecnica indicata anche nei pazienti molto giovani (dai 15 anni in su), soprattutto quando il tradizionale intervento di riparazione artroscopica (intervento di Bankart) espone ad un’elevata percentuale di recidive. 

Più precisamente, l'intervento è indicato nei pazienti affetti da iperlassità – articolare di spalla – oppure quando il tessuto capsulo-legamentoso da riparare è scadente. L'unica alternativa in questi casi era l'intervento di Latarjet, che seppur efficace è a cielo aperto, con l'inserimento di viti e placche di metallo e prevede anestesia totale. 

La tecnica A.S.A. consiste nel rinforzo della riparazione capsulare con tenodesi di una parte del sottoscapolare, tendine che si trova nella parte anteriore della spalla. L’intervento viene eseguito in artroscopia, cioè senza aprire l’articolazione ma eseguendo solo delle piccole incisioni cutanee, e in anestesia locale eco-guidata. Dopo aver eseguito la riparazione del tessuto capsulo-legamentoso mediante l’utilizzo di un’ancoretta non metallica, questa viene rinforzata con una parte del tendine del sottoscapolare utilizzando un’altra ancoretta. Con indicazioni corrette la percentuale di recidiva è paragonabile a quella dopo intervento di Latarjet.

L'intervento di ASA non è indicato in caso di difetto osseo glenoideo importante. In questi casi si deve ricorrere a interventi di stabilizzazione artroscopica con innesto osseo o Latarjet.