L’erede emancipato

 

NON E’ FACILE RACCOGLIERE IL TESTIMONE DA UN PADRE VULCANICO COME ENNIO DORIS. MASSIMO C’E’ RIUSCITO. ECCO COME HA FATTO E A QUALI ALTRI AMBIZIOSI TRAGUARDI ORA STA PUNTANDO.

 

DI ANDREA GIACOBINO

A cinquant’anni non si può più essere solo “figlio di”. Ne sa qualcosa Massimo Doris, classe 1967, primo erede di quel genio di papà Ennio il quale, trovato come socio nientemeno che Silvio Berlusconi, ha dato vita a quella che 35 anni fa si chiamava Programma Italia, poi è diventata Mediolanum e oggi Banca Mediolanum, probabilmente una fra le più innovative banche italiane che ha messo al centro del suo business per lunghi anni di successo la gestione del risparmio e la consulenza finanziaria affidata a un “esercito” di circa 6mila advisor.

Papà Ennio, classe 1940, nato in quel di Tombolo, comune della provincia di Padova quasi emblema dell’operoso nord est, è un genitore “ingombrante” per molti aspetti: grandissimo comunicatore, eccezionale fiuto per gli affari, capacità di anticipare le tendenze del mercato finanziario. Da un padre così si poteva rischiare di finire schiacciati e invece Ennio per primo ha pilotato in modo naturale, anche grazie ad azzeccate politiche di marketing, la transizione della guida dell’azienda nelle mani di Massimo, che ha saputo rispondere con umiltà e dedizione alla chiamata in prima linea.

“Il pubblico - dice Massimo Doris nel suo quartier generale di Basiglio alle porte di Milano - ci identifica come una banca innovativa, solida, costituita da professionisti a cui affidare i propri risparmi. Come ben attestano i risultati dell’indagine Multifintrack Eurisko sulla brand awareness sul ricordo spontaneo che le persone hanno delle banche. In questa classifica della notorietà spontanea dal 2015 occupiamo il terzo posto dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo. Mentre nella classifica sul ricordo pubblicitario spontaneo siamo addirittura al primo posto dal 2014, distanziando colossi come UniCredit e Intesa Sanpaolo che hanno budget pubblicitari superiori al nostro”.

E aggiunge: “Siamo, a differenza di alcuni diretti concorrenti, una banca completa. E tra le più solide a livello europeo: 21,9% è il nostro ultimo valore dell’indice di solidità allo scorso 31 dicembre. Questo è il parametro, l’indicatore principale che oggigiorno un risparmiatore deve prendere in considerazione. Siamo poi una banca con oltre sette miliardi di euro erogati tra mutui, prestiti e fidi. Le nostre sofferenze sono ai minimi termini: i non performing loans lordi all’1,56% e allo 0,80% netto (dati a dicembre 2017, n.d.r) contro un mercato molto meno virtuoso con Npl sull’erogato pari al 14,2% lordi (a settembre 2017, n.d.r.) e all’8,4% netto (a giugno 2017, n.d.r). Non mi meraviglio quindi che siamo la prima banca per il 61% dei clienti e l’unica banca per il 39%”. 

Dopo la laurea in Scienze politiche presso l’università degli studi di Milano, Massimo ha iniziato il suo percorso professionale in Mediolanum come componente del gruppo che si occupa di controllo di gestione. Dal 1997 al 1999 ha maturato un’esperienza nel mercato finanziario londinese operando in qualità di sales assistant presso banche d’affari del calibro di UBS, Merrill Lynch e Credit Suisse. Nel 1999 è rientrato nella sede Mediolanum nel team del marketing, impegnato nel lancio della piattaforma di compravendita in linea (trading online). Dopo avere superato l’esame di promotore finanziario con la conseguente iscrizione all’Albo, ha maturato le sue competenze professionali in ambito commerciale, lungo un percorso che, dall’impegno di assistente dell’allora direttore generale, lo ha portato ad assumere la carica di Responsabile della formazione della rete di promotori finanziari, fino alla nomina di Italian Network Manager, responsabile della rete nazionale dei consulenti globali della banca.

Come in ogni ottimo curriculum di un giovane banchiere moderno non poteva mancare un passaggio internazionale e così nel 2005 Massimo si è trasferito in Spagna, a Barcellona, come amministratore delegato e direttore generale di Banco de Finanzas e Inversiones, l’istituto controllato Mediolanum. Nel 2008 è rientrato in Italia per essere nominato amministratore delegato e direttore generale di Banca Mediolanum. Da allora Massimo ha pilotato la banca verso un crescita e una diversificazione del business originario, aprendo nuovi orizzonti di sviluppo a esempio col lancio dei Pir, acronimo di Piani individuali di risparmio, un canale di finanziamento per le imprese alternativo alle banche.

“I Pir - spiega - sono stati introdotti dalla legge di stabilità del 2017 per dare nuova linfa al nostro Paese e incentivare la ripresa dell’economia reale; era nostro dovere assecondare questo obiettivo. Abbiamo perciò lavorato, senza minimamente pensare all’interesse di breve termine, affinché tutto il mercato ci seguisse. E l’aver tracciato la strada anche ai nostri concorrenti ha trainato la raccolta complessiva dei Pir in Italia nel 2017 a quota 10,9 miliardi, di cui il 20% circa è frutto del grande lavoro dei nostri family banker. Un risultato che ci inorgoglisce”.

Il banchiere che non è più solo l’erede sta guardando anche più in là e nonostante Mediolanum resti azionista importante di Mediobanca, principale banca d’affari del nostro Paese, ha appena lanciato un’attività proprio di investment banking che si dedicherà a far crescere soprattutto le piccole e medie imprese. Non a caso uno dei “claim” forti di Banca Mediolanum è stato, ed è, quello della “banca costruita attorno a te”. E passata naturalmente da padre a figlio.