UNA GIARRETTIERA TECNOLOGICA CHE SALVA LA VITA

 

DI CATERINA DEL PRINCIPE

 

La dilatazione del vaso arterioso più grande del corpo umano, detta  aneurisma dell’aorta addominale, altera l’elasticità della struttura arteriosa a tal punto da renderla deformabile sotto la spinta della pressione sanguigna. Il risultato è la progressiva dilatazione dell’aorta, che diviene un processo irreversibile. La rottura della dilatazione è la conseguenza più drammatica a cui può andare incontro un paziente se non viene trattato in modo adeguato e tempestivo: prima di essere soccorso da un centro medico specializzato, circa il 50% dei malati muore a causa dell’abbondante sanguinamento addominale. L’intervento chirurgico, che non è rinviabile nei casi di aneurisma a diametro maggiore di 5 centimetri,  può essere praticato attraverso la tecnica tradizionale - detta chirurgia open - oppure utilizzando una procedura meno traumatica, mediante l’introduzione di una speciale endoprotesi tubulare,  utile a riparare e rinforzare l’aorta. In questo secondo caso, l’impianto di un’endoprotesi, vale a dire la riparazione dell’aorta dall’interno – Evar, in termine tecnico - consente di affrontare la dilatazione arteriosa con minore invasività rispetto alla chirurgia tradizionale (a cielo aperto) raggiungendo l’aneurisma per mezzo di cateteri introdotti da un’arteria della gamba, pungendo quella femorale in prossimità dell’inguine e dopo aver somministrato l’anestesia locale per togliere sensibilità all’area d’ingresso. Il catetere, che assomiglia ad un tubicino sottile e flessibile contenente l’endoprotesi, viene fatto scorrere dentro la rete arteriosa fino al punto desiderato. Il percorso del dispositivo è monitorato dal chirurgo attraverso un costante controllo radiologico. Catturato il bersaglio, l’endoprotesi esce dal guscio del catetere e si aggancia all’aorta.

Spiega Roberto Calvi, amministratore delegato di “Calvi Tecnologie srl”: “Nel 1982, Parodi, grande medico cardio-vascolare, inventò in modo geniale una calza che viene messa all’interno dell’addome. Solo che questa calza, come lo stesso Parodi disse, può migrare nel tempo, può scivolare e quindi bisogna trovare il modo di fissarla alla parte, perché altrimenti si spendono tantissimo tempo e denaro in Tac continue e tutto questo crea soprattutto grosse preoccupazioni per il paziente. Si è quindi studiato un sistema di fissaggio con una cucitrice – introdotta a livello endovascolare – con un ago curvo, che cerca di cucire la calza alla parete. Questo tipo di soluzione ha però posto in evidenza delle grandi difficoltà di carattere tecnico. Poi è stato trovato quello che possiamo chiamare l’uovo di colombo: l’inventiva italiana ha generato una straordinaria un’idea”.  Qual è quest’idea? “La calza che migra, che scivola, che si distacca” – risponde l’Ing. Calvi – “può essere fermata grazie ad un dispositivo che abbiamo chiamato endogarter: si può definire una giarrettieria, che funziona al contrario, perché si dilata, viene anch’essa posizionata a livello endovascolare, previene la migrazione e fa sì che molti dei pazienti che per ragioni di salute o di età non avrebbero potuto usufruire di questo tipo di impianto, possono rientrare nella casistica di persone operabili. La giarrettiera dura nel tempo ed è possibile utilizzarla nei confronti di diversi tipi di calza”.

La Calvi Tecnologie srl - che ha sede a Lomagna, in provincia di Lucca e  svolge l’attività di fornitura di servizi d’assistenza tecnica e marketing per imprese industriali e commerciali; per i prodotti commercializzati o di cui promuove la vendita, nonché la preparazione di corsi e lo svolgimento dell’attività di formazione professionale e la verifica del risultato degli stessi – ha presentato il  device endovascolare EndoGarter, che risolve le complicanze degli interventi mini invasivi per aneurismi della aorta e per altre evenienze in caso di complicanze, in anteprima all’evento internazionale Innovabiomed, organizzato a Veronafiere nello scorso mese di gennaio e ideato dal Prof. Carlo Adami, chirurgo vascolare, insieme al Prof. Gino Gerosa, Direttore del Centro Cardiochirurgico dell Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Padova e al Prof. Giampaolo Tortora, Direttore dell’ Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Un evento che si poneva obiettivi ambiziosi in termini di formula e contenuti e che ha raccolto l’interesse di delegazioni provenienti da Inghilterra, Francia, Belgio e Cina, mettendo in luce proposte innovative in diversi campi della tecnologia applicata alla medicina: la realizzazione di cavi biocompatibili in ambito medicale, le nuove potenzialità offerte dal digitale per la realizzazione delle protesi, la possibilità di produrre dispositivi bioprotesici impiantabili più duraturi, i nuovi robot per interventi al rachide e la nuova innovazione tecnologica in radioterapia per le cure oncologiche, le opportunità dello stampaggio ad iniezione. Tra queste, proprio il device endovascolare EndoGarter ha destato grande interesse, perché fornisce una soluzione tecnologica e altamente innovativa per un tipo d’intervento di grande delicatezza e decisivo per assicurare la vita a tante persone.