Twin Peaks: “cultura pop” e “esoterismo”

 DI MARCO TOTI

 

“There are clues everywhere, all around us. But the puzzle-maker is clever. The clues, although surrounding us, are somehow mistaken for something else. And that something else […] we call our world”.

(“Signora del ceppo”, episodio 27)

 

 

Il cinema, oltre a costituire significativa espressione artistica sul piano storico-culturale, suggerisce per immagini un universo definito e coerente in sé. Il tema dei “centri del mondo” è stato sistematicamente affrontato in un importante lavoro di J. Godwin, Il mito polare. L’archetipo dei poli nella scienza, nel simbolismo e nell’occultismo (1993), tr. it. Roma 2001, con specifico riferimento ai poli nord e sud ed alla loro supposta inclinazione, posteriore ad un evento catastrofico che avrebbe spostato l’asse terrestre (ciò che  effettivamente attestato in varie tradizioni, folkloriche e non). Già il dotto gesuita A. Kircher, nel suo Mundus Subterraneus (1665), concordava con l’idea di una “Agarttha” sotterranea, che presuppone l’idea della terra cava con delle “aperture” ad uno o entrambi i poli, oltre a basarsi sull’analogia tra il movimento dei mari all’interno della terra e l’anatomia umana.   

 

“Twin Peaks”, di cui quest’anno è stata lanciata la terza serie (la prima risale al 1990), riprende in buona parte questi temi. La serie costituisce, puramente e semplicemente, uno dei migliori prodotti della storia della televisione. Per quanto ci riguarda, la capacità degli autori di inserire, su di un elaborato canovaccio che attinge a piene mani dalla pop culture (noir, horror, soap opera), temi strettamente “metafisici” (si può dire che il “prodotto” attinga largamente alle sapienze tradizionali di tutti i tempi e luoghi) è il pregio più significativo dell’opera: praticamente, Lynch riformula, utilizzando un materiale molto “pop”, temi “metafisici”. Altro segnale della profondità e della “radicalità” del serial è il fatto che, a quasi trent’anni di distanza dalla sua uscita, esso non finisce di catturare nuovi fans.

 

A parte i molteplici momenti di grandissima presa estetica e “romantica”, “Twin Peaks” cattura l’attenzione come il miglior Hitchcock; non si contano le eccellenti caratterizzazioni dei tantissimi personaggi, che si illuminano a vicenda, ed alcuni dei quali sono entrati a far parte di un’autentica “mitologia” popolare. Non vi è solo estetica o tecnica televisiva, in tutto ciò: vi è anche un messaggio, come un fil rouge quasi onnipresente, che è profondamente morale: dovere, vocazione, integrità, amore e forza di volontà. Oltre a veicolare sottilmente temi “occulti”, “Twin Peaks” scandaglia in maniera profonda, e con una forma spesso intelligentemente ingannevole, gli abissi dell’animo umano, con tutte le sue ossessioni, nel contesto della fuggevole “straordinarietà” dell’ordinario.