Sanità, partiamo dalle eccellenze

Di PIETRO ROMANO

Risorse umane e liste d’attesa sono i primo nodi che, per sua stessa ammissione,  si troverà ad affrontare il nuovo ministro della Salute, Giulia Grillo. Nodi che, per essere sciolti, più della spada usata da Alessandro Magno a Gordio avranno bisogno della collaborazione e delle capacità dell’altrettanto neofita (per la carica, non certo per esperienza scientifica e professionale) ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

Non a caso la dottoressa Giulia Grillo, medico legale di Palermo (un medico alla Sanità: non è poco),  ha confessato già di non dormire la notte “pensando a quando dovrò parlare con il ministro dell’Economia”. Proprio con il professor Tria, infatti, dovrà concordare l’adeguamento del Fondo sanitario nazionale, oggi dotato di 114 miliardi, sotto non solo di due miliardi rispetto al prescritto allineamento alla crescita del prodotto interno lordo ma anche di altri miliardi rispetto alle previsioni dell’attuale maggioranza.

Beninteso, colmare le carenze di personale (una definizione che personalmente preferisco a “risorse umane”) e accelerare l’assolvimento delle liste d’attesa non sono lussi. E non a caso li ha posti in cima all’agenda di governo un medico.

Per quanto riguarda il personale si è davanti a un’emergenza continentale alla quale, a esempio, in Francia hanno addirittura dedicato un poetico film di discreto successo. Qualche numero fa Hic et nunc si è focalizzato proprio sull’enorme rischio di ritrovarsi senza medici (prima di base e via via ospedalieri e specializzati) per l’assurda politica del numero chiuso condotta negli ultimi decenni. Un rischio più o meno equivalente a quello che si corre per tutto il personale sanitario e tecnico-sanitario.

Sulle liste d’attesa fa fede la ricerca del Crea (consorzio per la ricerca economica applicata in sanità) che rileva una media su scala nazionale di 65 giorni per una visita specialistica nel pubblico e di sette giorni se si è disposti a pagarla. Un dato medio, però, che non tiene conto delle enormi differenze regionali né delle  differenze all’interno delle specializzazioni mediche. A esempio, per una colonscopia la media dei giorni di attesa sale a 96,2 giorni e per una visita oculistica a 88,3. Così mentre i sempre meno medici a disposizione lavorano come a una catena di montaggio, i malati possono pure morire o rimanere ciechi.

Nonostante questi punti di debolezza, però, complessivamente il nostro Sistema sanitario nazionale è eccellente (lo testimonia la ricerca intitolata “Il termometro della salute”, realizzata dalla Fondazione Enpam, l’ente di assistenza previdenziale dei medici) anche se l’Italia investe nella sanità il 14,1 per cento della spesa pubblica,  l’1,1% in meno della media europea. Due dati che, apparentemente aridi, dimostrano come nel nostro Paese ci saranno pure casi di malasanità, corruzione e sprechi (ne parla diffusamente il direttore editoriale Katrin Bove nella sua Lettera) ma non sono in grado di intaccare l’impianto della sanità. Nonostante la vulgata anti-nazionale delle elite mainstream e del piagnisteismo plebeo. Cui, anche nella sanità, è arrivata l’ora di concedere – a proposito di sprechi - sempre meno tempo e spazio. 

Al ministro e all’intero governo Ore 12 fa i suoi cordiali auguri: la barca sulla quale si naviga è la medesima. L’interesse comune è il benessere dell’Italia e degli italiani. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato e cercheremo di favorirlo. Se in armonia con l’esecutivo, ben venga. Altrimenti, non faremo sconti.