OLTRE LO STRIPPING, NUOVI TRATTAMENTI MINI INVASIVI

Di Massimo Ruggeri

 

Come definito dall’Organizzazione mondiale della Sanità per Varici si intende “la dilatazione sacculare delle vene che spesso sono tortuose”. 

Le varici possono presentarsi a carico di qualsiasi distretto venoso configurando diversi quadri patologici: plesso pampiniforme (varicocele), plesso emorroidario (emorroidi), vene esofagee (varici esofagee); con maggiore frequenza esse interessano le vene degli arti inferiori. Le vene varicose rappresentano ad oggi una delle malattie più diffuse a livello mondiale con una incidenza annuale di circa il 2,6% nelle donne e dell’ 1,9% negli uomini, una prevalenza del 10- 33% nelle donne e del 10-22% negli uomini. Nell’85% dei casi esiste una predisposizione familiare. La patologia colpisce maggiormente la popolazione femminile con un rapporto 3 a 1 per l’influenza degli ormoni sessuali sulle alterazioni parietali delle vene alla base della 

patologia stessa; le popolazioni occidentali ed in genere i soggetti che presentano altri fattori di rischio come l’obesità, alterazioni posturali, piede piatto, o costretti ad attività lavorative che prevedono un prolungato ortostatismo o sedentarietà. Manifestazioni cliniche della malattia varicosa possono essere in differenti combinazioni e differenti stadi: teleangectasie, ovvero capillari intradermici dilatati con calibro < 1 mm, vene reticolari ovvero vene sottocutanee verdastre con diametro tra 1 e 3 mm; ipodermite, eczema venoso, edemi e ulcere varicose presenti negli stadi più avanzati della patologia; associati alla più tipica sintomatologia caratterizzata da dolore che si accentua con il mantenimento della stazione eretta, con le elevate temperature e nelle donne in correlazione alle differenti fasi del ciclo mestruale; pesantezza degli arti soprattutto serotina ed assente dopo il riposo in posizione declive delle gambe; crampi specie notturni sono tipici della malattia varicosa pur essendo un sintomo aspecifico; prurito spesso associato nelle fasi più avanzate all’eczema venoso. Tutti sintomi che spesso vengono riassunti nella più comune definizione della sindrome delle gambe senza riposo. 

Per una corretta diagnosi della malattia varicosa occorre effettuare un attento esame clinico con raccolta dei dati anamnestici e dei dati relativi alla sintomatologia riferita dal paziente. L’esame strumentale, quindi, di prima scelta, gold standard per la conferma della diagnosi è l’Eco Color Doppler Venoso degli arti inferiori. Un esame non invasivo, a basso costo, facilmente ripetibile, completo per la diagnosi ed il follow-up della patologia. Permette di acquisire tutte le informazioni necessarie sullo stato della parete delle vene in esame, la continenza dell’apparato valvolare, la presenza e la caratterizzazione del reflusso, il diametro delle vene, la presenza di complicanze come la trombosi di un vaso; utilizzato quindi per la conferma della diagnosi della malattia varicosa e per la più corretta programmazione, in base ai dati anatomo-funzionali, dell’intervento correttivo da effettuare. 

Il trattamento delle vene varicose prevede diverse tecniche conservative o chirurgiche in base alla fase della malattia. Lo scopo è alleviare la sintomatologia, rallentare la progressione della patologia, la cura estetica delle manifestazioni cutanee, la prevenzione delle recidive e soprattutto la prevenzione delle più temibili complicanze come le varico-flebiti e/o la trombosi venosa profonda o la formazione di ulcere varicose. Spesso il trattamento è combinato e prevede oltre all’intervento chirurgico una serie di provvedimenti medici atti a rafforzare e prolungare il risultato ottenuto su una patologia che ha andamento cronico. E’ bene, infatti, rafforzare il concetto che la medicina e la chirurgia permettono di trattare le manifestazioni cliniche e sintomatologiche della patologia e non la predisposizione alla stessa. La scelta della terapia deve tener conto di fattori quali lo stadio della patologia, l’età della paziente e la presenza di eventuali comorbidità. La terapia medica si avvale di strumenti quali la correzioni di eventuali alterazioni posturali, la cura del sovrappeso, e quindi la correzione dei fattori di rischio; di terapia farmacologica allo scopo di alleviare i sintomi; di terapia elastocompressiva con l’utilizzo di calze a compressione graduata utili nella prevenzione e nella cura delle complicanze e nell’alleviare i sintomi della malattia stessa. 

Il trattamento chirurgico permette di raggiungere i migliori risultati funzionali ed estetici prevenendo le complicanze e le recidive di malattia. 

Ormai riservati a casi particolari i più tradizionali ed invasivi interventi chirurgici come lo Stripping, la chiva, la crossectomia si sono fatte strada acquisendo progressivamente maggiore valenza in termini di risultati immediati ed a distanza, tecniche mini invasive come l’intervento di termoablazione con Radio Frequenza con il sistema ClosureFastTM(VNUS®, Closure Fast, Covidien, Dublin, Ireland). 

L’esperienza presentata nei maggiori e più recenti trials clinici pubblicati nella letteratura internazionale si affianca alla più personale esperienza fatta negli ultimi 3 anni su circa 400 casi con l’utilizzo della Radio Frequenza per il trattamento della malattia varicosa legata all’incontinenza della Vena Grande safena. 

Un intervento eseguito in regime ambulatoriale, su pazienti con età media di 30 anni e un range tra i 16 e gli 84 anni, con uniche controindicazioni la presenza di processi flebo-trombotici in atto o stato di gravidanza. Effettuato attraverso puntura percutanea eco guidata o mini accesso alla vena, in anestesia locale con la tecnica della tumescenza (iniezione sottocutanea di soluzione fisiologica fredda con aggiunta di anestetico locale), con una durata media di intervento di circa 10 min. Il vantaggio maggiore percepito dai pazienti è la ripresa immediata delle normali attività quotidiane; il post operatorio prevede infatti, come unica indicazione l’elastocompressione per circa 20 giorni, senza necessità di effettuare terapia anticoagulante. L’assenza di incisioni chirurgiche all’inguine, come quelle previste nello stripping e di traumatismo cutaneo sono elementi essenziali alla base della totale assenza di complicanze quali ecchimosi- ematomi, dolore post operatorio. In tutti i casi presi in esame i risultati hanno mostrato un completo miglioramento clinico con remissione della sintomatologia ed un basso tasso di recidive. 

Il continuo aggiornamento delle tecniche mini invasive ci ha portato ad utilizzare gia’ per diversi casi un nuovo strumento nel trattamento mini invasivo delle varici ovvero il Veno sealTM .Si tratta di una embolizzazione della vena safena interna mediante cianoacrilato che a parità di risultati ha come ulteriore vantaggio di non prevedere la tumescenza, non necessitando di alcun tipo di anestesia e utilizzando un accesso percutaneo eco guidato alla vena. 

 

* Responsabile UOC Chirurgia Vascolare Ospedale San Camillo De Lellis Rieti