Contante, bonifici & cripto-valute, tra demoni veri e corna di cartone

Di Pietro Romano

Fosse per Matteo Salvini abolirebbe ogni limite all’uso del contante nelle transazioni, oggi fissato a 3mila euro. Ma Luigi Di Maio gli ha ribattuto che l’argomento non è oggetto del contratto di governo. Insomma, di carne al fuoco ce n’è già abbastanza. E il Sole 24 Ore ha sottolineato come un ritorno al passato sull’uso del cash allontanerebbe ancora di più l’Italia dall’Europa. Qualunque cosa voglia dire questa presunta (e presuntamente drammatica) deriva italiana dall’Europa. Ma, necessità di aprire altri fronti polemici a parte, è proprio vero che il contante sia demoniaco e non vada d’accordo con l’angelica Europa?

“Tutt’altro: agli europei il contante piace!”, replica il professor Ranieri Razzante, docente alle Università di Bologna e di Firenze, presidente dell’Associazione italiana responsabili antiriciclaggio. A confortarlo i dati di una indagine condotta dalla Banca centrale europea. L’anno scorso nell’Eurozona circa il 79% dei pagamenti al dettaglio (per un valore del 54%) è stato realizzato usando il contante. Tra le principali economie, il cash si adopera per l’87% dei pagamenti in Spagna, per l’86% in Italia e per l’80% in Germania. Quanto alla disponibilità pro capite liquida nel portafoglio del cittadino medio, in Germania è pari a 103 euro contro una media europea di 65 euro, appena sotto i 69 euro dell’Italia. E la Bundesbank rileva come il contante sia in crescita a livello mondiale. 

Cambia poco sul fronte del contante come veicolo dell’evasione fiscale, perlomeno a livello quantitativo, nonostante la versione della Banca d’Italia a tal proposito. “L’idea che mettere un limite all’uso del contante serva a ostacolare l’evasione è illusoria. Un gran numero di transazioni economiche nasce in situazioni illegittime e resterebbe tale”, ha sottolineato a sua volta l’economista (di Bankitalia) Francesco Lippi in una intervista al Foglio. Tra il 2010 e il 2011, quando il limite all’utilizzo del contante scese a mille euro per operazione, l’evasione fiscale salì al 16% del prodotto interno lordo, secondo le stime del centro studi Cgia di Mestre. E dalla Relazione 2017 sull’attività della Guardia di finanza emerge che l’evasione più ingente e pericolosa sia quella creata dalle cosiddette “frodi carosello”, che hanno bisogno proprio di essere tracciate, con fatture e pagamenti certificati e quale mezzo privilegiato il bonifico. Una valutazione, questa, alla base della svolta annunciata dalla Gdf di andare alla ricerca dei grandi evasori e non più degli evasori di mezza tacca e pochi centesimi. Del resto, il decreto 74/2000 che elenca tutti i reati fiscali non prevede l’utilizzo del contante per pagare fatture come reato in sé. E l’articolo 1277 del Codice civile recita espressamente che “l’adempimento delle obbligazioni pecuniarie avviene con la moneta avente corso legale”. Né si possono mettere all’angolo i diversi milioni di italiani (oltre dieci milioni i maggiorenni) che non dispongono di un conto corrente bancario.

“Soprattutto non ha bisogno del contante il riciclaggio – sottolinea Razzante – il riciclatore è colui che occulta la reale provenienza del denaro per immetterlo nel circuito legale. Tutta l’economia nera ha bisogno dei bonifici o di strumenti simili, magari attraverso società di comodo, non certo dei contanti”. Maggiori controlli, piuttosto, servirebbero sulle cripto-valute, bitcoin in testa. “Ce ne sono già 1200 – accusa Razzante – e sono state create appunto per far saltare il sistema sovrano dell’emissione di moneta e tutti i controlli relativi”.