FINANZA, L'ANALISI DEL VATICANO

Di Katrin Bove

 

"Adeguata regolazione dei mercati" e "certificazione da parte dell'autorità pubblica" dei nuovi prodotti finanziari per prevenire i disastrosi effetti dei titoli 'tossici' e della speculazione selvaggia.

Sono le due proposte, insieme a quella di tassare le transazioni offshore, al centro di "Oeconomicae et pecuniariae quaestiones", il testo emanato dai Dicasteri vaticani per la Dottrina della fede e lo Sviluppo umano integrale con le "Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell'attuale sistema economico-finanziario".

Un documento di 32 pagine, firmato dai prefetti monsignor Luis Ladaria e cardinal Peter Turkson e approvato dal Papa, in cui la Santa Sede, considerato il peso dei mercati sul "benessere materiale di buona parte dell'umanità", invoca un surplus d'etica e più attenzione a dignità e vita delle persone. Questo perché, malgrado "il benessere economico globale si sia certamente accresciuto", sono anche "aumentate le disuguaglianze tra i vari Paesi e al loro interno". Rimane inoltre "ingente il numero delle persone in condizioni di estrema povertà". Anzi, il rischio "di essere confinati in modo crescente sempre più ai margini”, se non di essere “esclusi e scartati”, riguarda ora "la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro pianeta".

Il documento vaticano prende di mira aspetti dell’intermediazione finanziaria il cui funzionamento "non solo ha prodotto palesi abusi ed ingiustizie", ma ha anche creato "crisi sistemiche e di portata mondiale".

"L'egoismo alla fine non paga e fa pagare a tutti un prezzo troppo alto" mentre "il denaro deve servire e non governare!”.

Ecco quindi l'appello a quanti sono deputati "all'esercizio del potere politico", dinanzi "al crescente e pervasivo potere di importanti agenti e grandi networks economico-finanziari", a restare "servitori del bene comune", e a non trasformarsi in "soggetti ancillari di interessi estranei". E se i mercati non sono in grado "di regolarsi da sé", in un quadro, quello dell’industria finanziaria, in cui "gli egoismi e le sopraffazioni hanno un potenziale di dannosità della collettività che ha pochi eguali", sono molti i punti critici denunciati dal documento vaticano.

In primis, gli "abusi e raggiri" compiuti approfittando di una "controparte meno avvantaggiata" per le sue "lacune cognitive" e la "debolezza contrattuale". Poi, il fatto che "la rendita da capitale rischia di soppiantare il reddito da lavoro", incentivando "quella spregiudicata ed amorale <cultura dello scarto> che ha emarginato grandi masse di popolazione, privandole di un lavoro degno".

Eticamente illegittimo viene giudicato anche "esporre a indebito rischio il credito derivante dalla società civile utilizzandolo per scopi prevalentemente speculativi", magari mettendo a repentaglio, per l'interesse di pochi, l'economia e la stabilità "di interi Paesi" o "di milioni di famiglie". Assolutamente da evitare la “intossicazione" prodotta da strumenti finanziari "non affidabili", tanto da richiamare l'esigenza di "una certificazione da parte dell'autorità pubblica", anche attraverso un "coordinamento sovra-nazionale".

La "regolazione dei mercati", in ogni caso, è una "impellente necessità", anche perché "fra i principali motivi della recente crisi economica vi sono condotte immorali di esponenti del mondo finanziario", mentre "la dimensione ormai sovra-nazionale del sistema economico consente di aggirare facilmente le regole" dei singoli Paesi.

Nel mirino, tra l'altro, i "derivati", principali ingredienti delle "bolle speculative", strumenti "inaccettabili" come i Credit default swap (Cds), con cui si scommette "sul fallimento altrui". La finanza "offshore", infine, con gli "assai diffusi canali dell'elusione fiscale", sottrae "ingiustamente linfa vitale all'economia reale".

Ecco allora l'ulteriore sollecitazione, magari da valutare economicamente con più attenzione anche se giustamente motivata: "basterebbe una minima tassa sulle transazioni compiute offshore per risolvere buona parte del problema della fame nel mondo: perché non intraprendere con coraggio la via di una simile iniziativa?". 

Il documento vaticano forse non è stato adeguatamente analizzato e valutato. Insomma, se n’è parlato poco. E ancora meno lo si è soppesato. Eppure offre molti spunti e cerca di offrire soluzioni, magari discutibili, a problemi reali. Ed è un’analisi, prima che un’esortazione, scientificamente fondata. Sia pure non in tempi brevissimi, secondo noi, è destinato a lasciare, come si dice, il segno.

Il documento è senz’altro originale: per il taglio espositivo e soprattutto perché è la prima volta – lo ha sottolineato l’economista Stefano Zamagni – che la Congregazione per la dottrina della fede (la cui competenza copre anche le questioni di natura morale) interviene in materia di Dottrina sociale della Chiesa. Non solo. Affronta, appunto scientificamente, le cause remote dei disordini e dei guasti che “l’architettura dell’attuale sistema finanziario va determinando”. Con la convinzione che, in sé, la finanza non sia il male. Ma, negli ultimi decenni, ha visto trasformare interi blocchi del settore sostanzialmente in soggetti autoreferenziali. Mirati, insomma, non a servire il bene comune ma, con atteggiamento rapace, a depredare l’intera filiera economica a favore di porzioncine della società