NICOLA IELPO, GENIO E REGOLATEZZA L’INVENTORE DELLA 500 LIRE BIMETALLICA ERA UN LUCANO COLTO E “RILASSANTE”. CHE INCANTO’ ANCHE ENZENSBERGER

di PINO SURIANO

 

Hans Magnus Enzensberger. Quel nome altisonante rimbalzò negli schermi televisivi italiani nel 1993 grazie a “Caro diario”, film culto di Nanni Moretti. Il personaggio Gerardo, interpretato da Renato Carpentieri, lo citava come teorico di riferimento dell’intellettuale che disprezza la televisione. “Sai cosa dice Hans Magnus Hans Magnus Enzensberger a proposito della televisione?...Sono d’accordo con lui”. C’era ironia, ma quel nome rimase impresso.

 

Di altisonante, Enzensberger, non aveva, e non ha, solo il nome. Nato nel 1929, è uno dei maggiori intellettuali europei viventi, tradotto in circa quaranta lingue: scrittore, poeta, professore universitario, traduttore, drammaturgo, editore, critico letterario, giornalista. I suoi studi spaziano dalla letteratura tedesca alla filosofia, fino alle lingue.

 

Qualche anno prima di “Caro Diario”, nel 1987, aveva girato i Paesi europei ed era stato anche in Italia per un saggio-reportage sullo stato di salute del vecchio continente. Ne sarebbe venuto fuori il libro “Ach Europa”. 

 

L’intellettuale tedesco era rimasto impressionato dall’impasse causato in Italia dalla cosiddetta “crisi degli spiccioli”, quando, tra il 1975 e il 1979, la Zecca dello Stato non era stata in grado di fronteggiare la domanda di monete per le transazioni quotidiane.

Si recò di persona negli uffici della Zecca, convinto di trovare chissà quale monumento all’inefficienza e all’abbandono. E invece lì, a pochi anni dalla crisi, c’era uno stabilimento industriale ultramoderno e produttivo.  A dirigerlo, da qualche anno, era arrivato un ingegnere lucano, primo direttore “tecnico” dello stabilimento, dopo che, negli anni, in quel ruolo si erano succeduti manager selezionati con criteri politici, spesso privi delle più elementari competenze nel settore.

 

Enzensberger, nel corso dell’inchiesta giornalistica, verificò con i propri occhi quel cambiamento. E così, quando concluse il capitolo di “Ach Europa” sull’Italia, poi tradotto nella nostra lingua e pubblicato dal settimanale L’Espresso, sentenziò: “Non c’era bisogno di farsi dare una mano dalla tradizione austriaca e neppure dalle ben note virtù lombarde. Perché, in tutto e per tutto, l’ingegner Ielpo proviene dal Sud, da una cittadina della Lucania. E mentre buona parte della gente ammazzava il tempo sparandosi reciprocamente nelle rotule […] attaccando gli altri con spranghe di ferro, catene e mitra, o perlomeno discutendone, l’ingegner Ielpo, che non appartiene alla nuova classe media rampante, che non è un individuo socializzato postindustriale, ma un gentiluomo piuttosto antiquato, grassoccio…che probabilmente vota per la Democrazia Cristiana, si dedicava tranquillamente alla sua occupazione prediletta, che consiste nel coniare monete. D’accordo, ci sono cose più importanti delle monete che tintinnano nel portamonete. Però, finché c’è gente come Nicola Ielpo, l’Italia non è perduta”.

 

Nicola Ielpo nel 1987 non era un signor nessuno. Era già l’uomo che aveva inventato la moneta bimetallica, in Italia le 500 lire, il cui brevetto, registrato nel 1982, portava il suo nome. Dal 1990 al 1992 sarebbe stato Presidente della Conferenza Mondiale dei Direttori di Zecca (Mdc). Dal 1991, inoltre, avrebbe animato il gruppo di lavoro internazionale (Mdwg - Mint Directors Working Group) con il compito di definire la serie unica di monete europee. Fu l’altra sua grande intuizione: l’idea di riunire le Zecche d’Europa per un lavoro comune sulla moneta unica, circa dieci anni prima della messa in circolazione dell’euro, nacque proprio dalla mente visionaria di Nicola Ielpo. 

 

L’ingegner Ielpo morì nel 2012. Due anni prima, nel 2010, aveva dato a chi scrive, giornalista e presidente del Comitato di Matera della Società Dante Alighieri, l’incarico di “riscrivere” i racconti dei suoi viaggi. La stesura fu interrotta, nel 2012, dalla morte di Ielpo. 

 

Oggi, grazie al contributo della Regione Basilicata e al sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Basilicata, il libro ha potuto vedere le stampe per i tipi di Edigrafema. Rimangono solo sei capitoli dei venti che Ielpo aveva in mente di scrivere. Il libro è stato perciò arricchito con alcune interviste che ho potuto fare chi gli è stato vicino (moglie, figli, collaboratori etc. etc.). Tra queste di particolare rilievo è quella al professor Sisinni. “L’empatia è più della simpatia: la simpatia porta alla consonanza, l’empatia alla comprensione intima, all’intelligere”, ha detto per descrivere la profondità dell’amicizia con Ielpo.

 

In particolare, dai vari dialoghi, è emerso un aggettivo, ricorrente nelle parole dei miei interlocutori ma non troppo comune: “rilassante”. Nicola Ielpo risultava rilassante perché rilassato. La sua rilassatezza incideva anche sul lavoro, dove si trattava di trattare affari con uomini spregiudicati e in poco tempo. Il figlio Filippo racconta di un incontro in Thailandia con armatori coreani. “Mio padre non aveva timore di trattare con nessuno, anche con chi era più potente di lui. La sua forza, infatti, non era insita in un potere, ma in uno stato della mente: la tranquillità”.

 

C’era poi la sua capacità di visione. Questo mi ha raccontato il suo vicedirettore di un tempo, Roberto Fabbri: “Guardava molto più lontano da noi. Ero molto più giovane di lui, ma ancora oggi non faccio fatica a riconoscergli una superiorità nella capacità di proiezione verso il futuro. Credo sia stato un suo tratto distintivo. Nicola Ielpo aveva un sogno mediterraneo. Voleva creare un Comitato dei Direttori di Zecca di tutto il Mediterraneo, per condividere idee ed esperienze per la produzione di medaglie e moneta. L’iniziativa era legata al suo ambito professionale, ma era anche un sogno politico. Voleva superare l’Europa, o meglio, voleva riscoprirla e allargarla nella sua dimensione mediterranea. In questo c’era il fiuto dell’uomo di visione ma anche dell’uomo di cultura, che comprendeva il potenziale artistico e creativo di una simile aggregazione di aree, che tanta bellezza avevano generato nella storia. Era insita, in quella sua grande visione, la sua origine, la sua appartenenza a una parte di Lucania che fu anche Magna Grecia, proiettata per natura e storia verso quell’orizzonte mediterraneo che voleva aggregare”.

 

Nicola Ielpo, “genio e regolatezza”, per usare la bella espressione del mio amico Salvatore Verde. Quando si è trattato di decidere sulla dedica del libro, non ho avuto esitazioni e quasi di getto ho scritto così: “A Nicola Ielpo, uomo coraggioso e umile”. Sono convinto di aver scelto bene.