TURSI, ALLA SCOPERTA
DI UNA PERLA NASCOSTA

IL SINDACO COSMA: DEVE DIVENTARE PATRIMONIO DELL’UNESCO

Tursi si trova a 20 km dalla costa ionica, su un’altura argillosa, a 210 metri sul livello del mare, posta tra due fiumi: l’Agri e il Sinni. Il suo territorio comprende una zona interna collinare, caratterizzata dalla presenza di oliveti che si alternano alle zone a calanchi e ai boschi, e un’area pianeggiante e fertile verso il mare, dov’è molto sviluppata la coltura delle arance.

Il nome del paese si fa derivare da Turcico (il suo probabile fondatore, trasformato in Tursikon e poi in Tursi) oppure da "turris", con chiaro riferimento alla torre del castello.

Dagli storici locali, Tursi si ritiene fondata dopo il 410 d.C. intorno al castello costruito dai Goti, anche se un villaggio agricolo esisteva già in epoca romana, come dimostrano i continui rinvenimenti di tombe e monete.

Qualche secolo dopo, intorno all’826, gli arabi saraceni provenienti dall’Africa giunsero nella Piana Metapontina iniziando ad assalire i grossi centri difesi da Longobardi e Bizantini. Intorno all’850 riuscirono a conquistare anche Tursi, a quel tempo limitato alla zona, già abitata, della Rabatana.

Gli arabi si spinsero all'interno dell'Italia meridionale, quindi anche in Basilicata, per compiere saccheggi e catturare prigionieri da vendere come schiavi nei centri dell'impero islamico, in quel periodo in fase di grande espansione. Secondo alcuni cronisti del tempo, gli stanziamenti arabi furono consistenti e di lunga durata in molti centri del medio bacino del Bradano e del Basento, nel Basso Potentino e nella Val d'Agri. Le numerose tracce architettoniche, che ancora si possono “leggere” in molti centri storici, e le tracce linguistiche nei dialetti locali fanno ritenere che non si trattò esclusivamente di insediamenti militari, ma di vere e proprie comunità articolate, dove un ruolo di rilievo era svolto da mercanti e artigiani. Le tracce degli insediamenti arabi sono ancora perfettamente “leggibili” a Tursi, a Tricarico e  a Pietrapertosa in  quartieri che la tradizione appella come Rabatana, Rabata o Ravata, richiamando etimologicamente il termine “ribat”, che in arabo significa luogo di sosta o anche posto fortificato.

La Rabatana è collegata al corpo del paese per mezzo di una strada ripida (in dialetto "a pitrizze"). Nei dirupi sottostanti, a testimonianza dell'antichità del luogo, sono state trovate alcune palle di piombo a forma di olive, con un piccolo buco in uno degli angoli, con incisioni in greco e in latino, che venivano lanciate da tiratori scelti contro i nemici con fionde. Gli arabi abitarono il nascente borgo e lo ingrandirono. La loro impronta è presente nel dialetto, negli usi e costumi e nelle case della Rabatana, che pure non avevano costruito.

Nel 890 fu la volta dei Bizantini che  sconfissero i saraceni e rioccuparono il borgo. Sotto i Bizantini lo sviluppo demografico ed edilizio fu notevole. Nel 968 Tursi divenne sede di Diocesi con Cattedra vescovile nella chiesa della Rabatana e capoluogo del Thema di Lucania, che confinava con quello di Longobardia e di Calabria, secondo la divisione amministrativa bizantina. Successivamente, sotto Normanni, Svevi e Angioini, Tursi continuò la sua crescita demografica. Nel 1060 nella chiesa di san Michele si svolse il Sinodo dei Vescovi. Nel Cinquecento Tursi raggiunse l'apice della sua crescita: contava, infatti, 10.800 abitanti e 40 dottori in legge ed era la città più popolosa della Basilicata, con una fiorente attività commerciale e agricola.

Nel 1543 la Diocesi di Anglona e quella di Tursi furono unite a formare la Diocesi di Anglona-Tursi che dal 1546 ebbe la Cattedra a Tursi. Nel 1552 Andrea Doria ricevette da Carlo V il ducato di Tursi. Carlo Doria, che a sua volta lo aveva ereditato dallo zio Andrea, denominò la dimora di Genova, sede allora del suo casato e oggi dell’amministrazione comunale del capoluogo ligure,"Palazzo Tursi".

Tursi fu anche capoluogo di Basilicata nel 1642 e nel secolo successivo uno dei quattro ripartimenti in cui venne divisa la regione. Con la peste, però, la popolazione si ridusse copiosamente pur rimanendo Tursi uno dei principali centri della Basilicata.

Nel 1769 il ducato dei Doria scomparve e i terreni furono acquistati dalle famiglie Donnaperna, Picolla, Panevino, Camerino e Brancalasso. A partire dal 1870 Tursi conobbe il massiccio fenomeno dell'emigrazione comune a tutta l’Italia meridionale. Da questa data e fino al 1911 ben 1.905 tursitani lasciarono la propria terra diretti verso le Americhe. Un altro esodo migratorio avverrà negli anni del boom economico con destinazione prevalente l’Italia settentrionale.

Oggi Tursi conta circa 5mila abitanti ed è meta turistica soprattutto grazie alla fama del suo poeta Albino Pierro e di tutta la sua grande storia che si cercherà di raccontare con dei focus sui punti salienti del territorio, partendo proprio dalla Rabatana.

In questi anni, sotto la guida attenta dell’amministrazione del giovane e dinamico sindaco, professor Salvatore Cosma, il turismo e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale hanno ricevuto un nuovo e notevole impulso.

E’ proprio il primo cittadino a parlarne: “In questi mesi abbiamo cercato, insieme ai componenti della mia squadra, di ridare slancio e importanza al nostro territorio e alla nostra comunità. Prima di spiegare nel dettaglio quello che intendo dire, mi permetto di evidenziare l’orgoglio e la gioia di essere il sindaco della città più bella del mondo.

L’obiettivo di riportare Tursi al centro dell’agenda politica provinciale e regionale, tessendo o recuperando rapporti importanti con tutti, senza distinzione di partito e fossilizzazioni sulle sigle, ha permesso alla mia città di essere apprezzata ben oltre i confini regionali.

Questo è stato testimoniato, e credo che tutti possono confermarlo, dal mio comportamento con tutti i cittadini che vivono qui o che giungono per visitare la nostra splendida Rabatana e tutto il centro storico, cercando di essere davvero il sindaco di tutti e mettendo a disposizione tutto me stesso per non deludere mai nessuno. 

Anche questo ci ha portato ad attirarel’attenzione della Regione Basilicata, soprattutto nelle persone del presidente Pittella e dei componenti del Consiglio regionale, suggellato dalla scelta della nostra città da parte del governatore per incontrare amministratori e cittadini del comprensorio e tracciare un bilancio dei suoi tre anni di governo.

In questi mesi,  per iniziativa di Roberto Cifarelli, oggi assessore regionale del Pd, la Rabatana di Tursi, insieme a quelle di Tricarico e Pietrapertosa, è stata candidata a Patrimonio dell’Unesco. Una scelta che va accolta con grande gioia e con stimolo per il futuro nel centrare questo obiettivo per il quale ringrazio ancora i promotori in consiglio regionale e che conferma quanto ho detto in precedenza: la buona politica, e le azioni che questa porta, non possono avere colori di partito.

Nelle scorse settimane, per iniziare l’iter di candidatura, abbiamo avuto un incontro pubblico con il responsabile Unesco, l‘architetto Pietro Laureano, che curerà le prime fasi dell’iter di durata medio-lunga.

Perseguendo questa linea e continuando con il lavoro intrapreso dal mio predecessore, l’avvocato Giuseppe Labriola, abbiamo dato priorità al recupero e alla valorizzazione del nostro patrimonio con il lavoro della Fondazione La Rabatana, presieduta dal professor Umberto Piezzo, e suggellata dalla bellissima serata del 6 agosto scorso quando abbiamo conferito il premio Rabatana a quanti si sono prodigati per il nostro territorio e si impegneranno ancora, insieme a noi, per la nostra splendida città. Tra i premiati, il sottosegretario all’Istruzione, Vito De Filippo, la dottoressa Patrizia Minardi, dirigente del dipartimento Turismo e Cultura della Regione Basilicata, lo stesso assessore Roberto Cifarelli e il nostro vescovo Vincenzo Orofino per l’importante guida che ci offre ogni giorno in termini di carisma e spiritualità. 

Abbiamo intenzione – conclude il sindaco – di istituzionalizzare questo premio e di perseguire il lavoro intrapreso in concerto con tutti gli enti preposti al fine di fare della nostra meravigliosa Tursi un luogo bello e vivibile per i cittadini e per i turisti”.