La ricetta dell’Istituto Estetico Italiano è la super specializzazione del personale bilanciata ai costi contenuti.

DI Lidia Tamburrino

 

Valerio Badiali, chirurgo estetico, specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, dalla fine degli anni ’90 ha trascorso all’estero quasi 10 anni. Prima in Francia, dove ha conseguito due Diplomi Universitari in “Microchirurgia” e “Chirurgia plastica ricostruttiva dei lembi” presso l’Università di Bordeaux e successivamente in Spagna e Stati Uniti, dove ha frequentato stage di perfezionamento. Dal 2002 al 2008 ha vissuto a Londra e ha iniziato ad operare, tra Inghilterra e Belgio, per alcune delle più rinomate istituzioni private di chirurgia estetica d’Europa. Durante i suoi anni all’estero, ha effettuato quasi 6000 interventi di chirurgia estetica, tra cui più di 2800 interventi al seno, oltre 1692 liposculture e più di 700 lifting facciali.

Il dott. Badiali – che è membro dell’Aicpe, Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica e dell’Isaps, Società Internazionale di Chirurgia Plastica Estetica – è Coordinatore Scientifico di Iei, Istituto Estetico Italiano, che ha l’obiettivo di rendere la chirurgia estetica accessibile a tutti garantendo il massimo risultato e la massima professionalità a costi contenuti.

 

Dott. Badiali, quale arricchimento per la sua professione le ha dato soggiornare ed operare per tanti anni fuori Italia?

 

Non è stata una scelta dettata dalla necessità d’imparare la tecnica chirurgica. In Italia, esiste una grande scuola di chirurgia plastica. E’ stata una scelta dettata dal mio appassionarsi sempre di più a degli interventi specifici. Da questo punto di vista, è stato un arricchimento importante, perché io ho sempre creduto molto nella super-specializzazione.

 

Che differenza trova nell’approccio alla chirurgia estetica tra l’Italia e gli altri Paesi?

 

L’Italia è un ottimo paese nel ramo della chirurgia plastica. Il livello del chirurgo estetico italiano è molto alto. Dal punto di vista tecnico e organizzativo, però, questa altissima professionalità si cala in una realtà dispersiva. L’attività che si svolge all’estero consente di fare una pratica tecnica molto maggiore, perché il chirurgo opera cinque giorni alla settimana. Naturalmente, ci sono delle eccezioni, come la Francia, ad esempio, dove tendono ad avere un approccio legato solo alla loro nazione e non si aprono al mondo.

 

Lei è coordinatore scientifico dell’Istituto Estetico Italiano. Qual è la missione di quest’Istituto?

 

Fino al 2008, sono stato socio della Clinic. Nel 2009, nasce l’Istituto Estetico Italiano, che opera con una missione precisa: ridurre i costi standard abituali della chirurgia estetica, che moltissime persone non si possono permettere. Nel nostro settore, esistono due tipi di “offerta”: professionisti di un certo livello, che operano in cliniche anch’esse di gran livello e nei loro studi privati con parcelle molto elevate e chirurghi che vogliono fare massa di clienti e che per far questo operano in strutture non molto qualificate. Quindi, da un lato strutture con costi molto elevati e, dall’altra, strutture lowcoast. Con la nostra struttura, abbiamo  scelto di avere un approccio dei costi cercando di offrire un servizio professionalmente di grande qualità e, nello stesso tempo, di dare a tutti la possibilità di affrontare questo tipo d’interventi. Tempo fa mi è capitato di operare una domestica filippina. Dopo aver visto il lavoro svolto e i suoi prezzi, la sua datrice di lavoro, che già si era operata in un’altra struttura rimanendo insoddisfatta, ha scelto di operarsi da noi.

Com’è nata quest’esperienza?

 

Ci siamo riuniti in un gruppo di chirurghi e che avevano i medesimi intenti e desideravano operare anche tenendo conto di un “mercato” che esiste e considerando i criteri e i metodi della “concorrenza”, così come l’ho delineata prima. Abbiamo iniziato a realizzare marketing, a proporre al pubblico le nostre prestazioni, cosa che fino al 2008 – quando è stata approvata una legge ad hoc – non era possibile. Pianifichiamo l’acquisto delle sale operatorie su base annuale e garantiamo ai chirurghi ed agli anestesisti che operano nelle nostre strutture – nelle cliniche e nei day-hospital di Milano e di Roma - un numero minimo di interventi ogni anno. Pratichiamo l’ottimizzazione dei costi, pur avvalendoci del migliore materiale di protesi in circolazione necessari per garantire i migliori interventi possibili. Abbiamo assunto molti medici più giovani che si stanno formando e che all’interno delle nostre strutture fanno dei trattamenti e costituiscono una loro clientela. Organizziamo giornate di lavoro per garantire i necessari approfondimenti scientifici. Acquistiamo dai nostri fornitori e vendiamo ai nostri clienti a prezzi poco più alti di quelli a listino, guaine reggiseni, abbigliamento sportivo post-operatorio. Stessa cosa facciamo con i prodotti cosmetici post-operatori. Si riescono a realizzare piccoli margini puntando ad operazioni come questa. Da noi, il paziente o la paziente devono pagare in maniera anticipata; quindi facciamo cash-flow e pratichiamo ulteriori sconti durante l’anno. Ho avuto diversi battibecchi con colleghi che ritengono che questa pratica sia anti-etica. Non sono d’accordo. La nostra è un’azienda che esiste da quasi dieci anni e dev’essere valorizzata sul mercato con questi e con altri strumenti. I nostri pazienti premiano la nostra attività: i nostri report riportano le risposte ai questionari che sottoponiamo loro: la loro soddisfazione è pari al 98%.

 

La sua specializzazione sono gli interventi al seno. Sono aumentati nel corso degli ultimi anni?

 

Con la crisi economica,  certamente c’è stata una flessione. Si è notata una ripresa negli ultimi due anni. Sta invece aumentando molto il mercato della chirurgia maschile, soprattutto per quanto riguarda la chirurgia estetica dei genitali. Il picco di interventi  più elevato negli ultimi tempi riguarda la chirurgia del gluteo.

 

Viviamo in una società sempre più anziana. Gli anziani di rivolgersi alla chirurgia estetica?

 

Recentemente, abbiamo fatto uno studio dal quale risulta – a differenza di quanto si potrebbe credere – che la percentuale più alta di coloro che si rivolgono alla chirurgia estetica, non è rappresentata dai giovanissmi, ma da quella delle persone che vanno dai 35 anni in su. Per quanto riguarda gli anziani, è in aumento il numero di coloro che desiderano sottoporsi ad interventi di chirurga estetica, anche se in maniera più contenuta rispetto ad altri Paesi.