Salute Europa batte Stati Uniti

DI Martina De Vivo

 

La mortalità in Europa è diminuita negli ultimi anni, senza interruzioni dovute alla crisi. La salute degli europei meno istruiti è migliorata, diversamente da quella degli americani. Soprattutto in molti Paesi dell’Europa orientale si è registrata una inversione di tendenza positiva.

Al contrario di molte descrizioni superficiali e parziali, insomma, sembra proprio che i Paesi europei, nella totalità, siano riusciti a impedire che la crisi finanziaria del 2008 aumentasse le disuguaglianze di salute al proprio interno. Diversamente è accaduto negli Stati Uniti d’America, benché quasi tutto il periodo della crisi sia stato coperto dall’amministrazione democratica di Barack Obama, pure ritenuto, soprattutto in Europa, alfiere di progresso civile e uguaglianza. È la conclusione di uno studio pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) da Lifepath, un progetto finanziato dalla Commissione Europea con lo scopo di individuare i meccanismi biologici che stanno alla base delle differenze sociali nella salute.

Nonostante siano state al centro di molte iniziative e strategie di salute pubblica, le disuguaglianze di salute fra diversi gruppi socioeconomici continuano a essere un problema serio. Negli Stati Uniti sono aumentate le cosiddette “morti per disperazione” fra i bianchi di mezza età e con un basso livello di istruzione. Morti associate all’aumento dei casi di suicidio e intossicazione, in parte dovuti all’abuso di antidolorifici oppiacei che si è diffuso come un’epidemia negli States. In un simile contesto, il gruppo multidisciplinare di esperti che ha redatto lo studio Lifepath ha cercato di capire se situazioni di questo tipo si fossero verificate anche in Europa.

I ricercatori, guidati da Johan Mackenbach, professore di salute pubblica all’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, hanno raccolto dati sulla mortalità in diciassette Paesi dal 1980 al 2014 (per un totale di 9,8 milioni di morti) e sulla morbilità – cioè una condizione di malattia, disabilità o in generale di scarsa salute – riportata da 350mila persone provenienti da 27 paesi, dal 2002 al 2014. Analizzando questi dati hanno scoperto che, nonostante la crisi economica, l’Europa non ha subito lo stesso incremento di mortalità registrato negli USA. Al contrario, la salute, sia in generale sia quella delle persone con un basso livello di istruzione, è migliorata negli anni della crisi, mentre le disuguaglianze di salute sembrano essersi ridotte.

«Le conseguenze negative delle crisi economiche in genere colpiscono più duramente le persone svantaggiate dal punto di vista sociale ed economico. Per questo è importante valutare la salute dei cittadini in relazione alle loro condizioni socioeconomiche», ha sottolineato Mackenbach. «Il nostro studio – ha aggiunto - dimostra che, nonostante la recessione, nella maggior parte dei Paesi europei ci sia stato un miglioramento della salute fra le persone meno istruite. Addirittura, nell’Europa dell’Est, questo miglioramento ha ribaltato la tendenza negativa degli ultimi decenni».

In molti Stati dell’Europa occidentale, la mortalità è diminuita in maniera costante sia fra i meno istruiti sia fra coloro che dispongono di titoli di studio più elevati. Questo calo non è stato interrotto dalla crisi finanziaria del 2008, nonostante gli aumenti dei tassi di disoccupazione e povertà, spesso accompagnati da tagli alla spesa sociale e ai servizi sanitari. «Riteniamo che gli effetti a breve termine della crisi sulla vita delle persone non siano stati abbastanza forti da vanificare i progressi fatti negli ultimi anni e le misure di contenimento adottate», ha dichiarato Paolo Vineis, professore all’Imperial College London e coordinatore di Lifepath.

Sebbene il trend generale sia chiaro, gli effetti della crisi economica sulla salute possono essere a volte contrastanti. A esempio, l’aumento di alcuni fattori di rischio come licenziamenti e debiti ha contribuito all’aumento del numero di suicidi; di contro, però, la probabilità di morire per incidenti automobilistici o abuso d’alcol è diminuita.

In diversi Paesi dell’Europa orientale (in particolare in Ungheria, Lituania ed Estonia) si è verificata una sensibile  inversione di tendenza in senso positivo: in particolare, la mortalità, aumentata drammaticamente negli anni successivi alla caduta dell’impero sovietico, ha preso a calare, anche fra le persone meno istruite. Questo cambio di rotta è attribuibile a una combinazione di fattori: miglioramenti della salute pubblica, calo dei fumatori, variazioni delle abitudini alimentari, misure di sicurezza stradale e politiche di controllo dell’abuso di alcol.

«Una simile inversione di tendenza non era mai stata riportata finora - ha concluso Mackenbach - Sembra che le politiche finalizzate all’abbassamento della mortalità, in quei Paesi, abbiano finalmente raggiunto anche le fasce meno istruite della popolazione. Ciò significa che quando si introducono nuove strategie sanitarie, bisogna monitorare con attenzione le disuguaglianze di salute dovute alle condizioni socioeconomiche».