Eccellenza Etnea: il trapianto d'utero

 

DI Katrin Bove

 

Il primo Centro italiano di trapianto dell’utero ha sede a Catania. Protagoniste di questo risultato sono state la U.O.C. di Chirurgia Vascolare e il Centro Trapianti d’Organo del Policlinico, diretto dal professore Pierfrancesco Veroux e la U.O.C. di Ginecologia e Ostetrica dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro, diretta dal professore Paolo Scollo. Li abbiamo intervistati entrambi, per spiegare l’importanza di quest’iniziativa. Le candidate al trapianto dell’utero sono donne di età compresa tra i 18 e 40 anni (stessa età è richiesta per le donatrici), nate con la sindrome di Mayer Rokitansky  (senza utero) o con utero malformato e le donne sottoposte a rimozione chirurgica dell’utero, per complicanze post parto, ad esempio. Non possono accedere alle liste di attesa le donne che hanno subito una rimozione dell’organo per cause oncologiche. Durante la conferenza stampa di presentazione di quest’importante iniziativa, il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa, che ha seguito l'iter, durato circa due anni, ha dichiarato: «Si tratta della prima autorizzazione nazionale e di una delle prime in campo europeo sul fronte della donazione da cadavere, per il trapianto di utero. Questo significa che c' è in Sicilia una grande capacità, professionalità e credibilità dei professionisti che operano nel settore, in questo caso a Catania, dove c'è una tradizione ginecologica e trapiantologica importante. C'era un progetto consistente che il Consiglio Superiore di Sanità ha approvato e che rappresenta un passo importante per la Sicilia, ma anche per l’ Italia intera».

 

Al  professore Pierfrancesco Veroux, direttore del Centro Trapianti, che svolge ormai dal 1996 trapianti di rene e pancreas anche da donatore vivente, chiediamo: quando il Centro sarà pienamente operativo?

 

Il prossimo step sarà quello di creare la prima lista di attesa di riceventi per il trapianto di utero. Tale lista sarà successivamente comunicata al Centro Regionale Trapianti e da quel momento il programma sperimentale di utero entrerà nella sua fase operativa. Le potenziali riceventi, dopo un approfondito screening ginecologico, verranno valutate al fine di determinare la reale idoneità al trapianto mediante un codificato iter di esami ematochimici, immunologici e strumentali. Si prevede di rendere attivo il programma nel mese di settembre. In questa prima fase sono previsti solo un numero limitato di trapianti, al fine di valutare la sicurezza e l’efficacia delle metodiche messe in opera. Successivamente al trapianto e dopo un’approfondita valutazione del reale funzionamento dell’utero, si provvederà, presso l’Unità di Ginecologia del professor Scollo, ad impiantare gli ovociti già precedentemente fecondati. La gravidanza ed il successivo parto rappresentano il fine ultimo del trapianto di utero.

 

Il trapianto di utero è ad alto rischio di rigetto?

 

Similarmente agli altri trapianti di organi solidi, le riceventi dovranno essere sottoposte ad appropriata terapia immuno-soppressiva, al fine di controllare il rigetto e permettere la corretta funzionalità dell’organo trapiantato. L’utero è facilmente accessibile dalla vagina e questo consente di monitorarne la funzionalità anche mediante delle biopsie del tessuto cervicale. A differenza di una biopsia endometriale, la biopsia cervicale non interferisce con la cavità uterina e può quindi essere utilizzata per monitorare la vitalità dell’organo e documentare un eventuale rigetto durante la gravidanza. 

 

Professor Paolo Scollo, ci parli del trapianto di utero.

 

Per molte donne, l’esperienza della gravidanza, del parto e della nascita di un figlio, rappresenta un aspetto fondamentale della vita. Purtroppo, tali eventi possono essere negati a causa di condizioni irreversibili di infertilità, non superabili con i progressi e le nuove tecniche della medicina della riproduzione. L’infertilità assoluta da fattore uterino (Ufi)) è una delle principali cause irrisolte di sterilità e colpisce circa il 3% della popolazione generale. Le donne con Ufi possono non avere l’utero dalla nascita, come nella sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser (Mrkhs) o in seguito alla sua asportazione per neoplasie o complicanze ostetriche o avere un utero patologico. Il trapianto d’utero viene eseguito per risolvere il problema dell’infertilità assoluta da fattore uterino, che interessa circa 1,5 milioni di donne nel mondo. L’organo trapiantato potrà, eventualmente, essere rimosso dopo una o due gravidanze, al fine di limitare il periodo di esposizione alla terapia immuno-soppressiva.

 

Potrebbe descriverci l’esperienza internazionale in questa metodica?

 

Nel 2002, un'équipe saudita eseguì il trapianto in una donna di 26 anni che aveva perso l'utero 6 anni prima durante  un taglio cesareo. L’organo donato era di una donna di 46 anni. Tre mesi dopo l'intervento l'utero risultò essere andato in necrosi e venne rimosso. Tra i motivi addotti a giustificare quest’evento, vi fu quello che non era stato fornito all’utero trapiantato un supporto adeguato, legamentoso-tessutale, con conseguente torsione e trombosi dei vasi sanguigni. Il secondo trapianto di utero umano è stato effettuato nel 2011. Una donna di 23 anni con sindrome Mrkh e precedente ricostruzione vaginale, fu sottoposta a trapianto di  utero da donatrice deceduta dell’età di 21 anni. Furono segnalate due gravidanze. La prima, biochimica, ma la seconda confermata con visualizzazione di una camera gestazionale intrauterina mediante ecografia. Si concluse, purtroppo, con un aborto prima della 8° settimana gestazionale. La prima serie clinica di trapianto di utero è stata eseguita in Svezia nel 2012-13. Sette donne ebbero le mestruazioni durante le prime 4-8 settimane dopo l'intervento e gli innesti rimasero vitali con regolari mestruazioni durante gli anni di post-trapianto. Nel settembre del 2014, sempre in Svezia, fu documentato Il primo parto. La ricevente, una donna di 35 anni con sindrome Mrkh, fu trapiantata con un utero da donatore vivo da un’amica di famiglia di 62 anni in post-menopausa. Nacque un bambino sano. Nelle successive quattro gravidanze dello studio svedese, i riceventi manifestarono episodi occasionali risolti di lieve rigetto ed i bambini nacquero sani. Nel 2017, e stato documentato negli Stati Uniti, invece, il primo parto dopo trapianto di utero.