LA MIGLIOR DIFESA E' L'ATTACCO

DI TUCCIO RISI

Un settore che è cresciuto anche negli anni della crisi. Dall’elevato valore aggiunto e dal coinvolgimento quasi esclusivo di personale altamente qualificato. Dove il grado di ricerca è tra i più alti del manifatturiero e i suoi risultati si riverberano anche in altri comparti, grazie al cosiddetto effetto duale. E dove l’Italia è tra i primi dieci operatori al mondo, merito principalmente di Leonardo, la ex Finmeccanica, che ha ereditato una tradizione che conta molti decenni di successi. Ma anche un settore dove la concorrenza è spietata e nel quale nuovi player si sono affacciati con politiche aggressive. In cui, quindi, non si può dare nulla per scontato ma, nel contempo, si può essere sicuri delle ricadute positive di ogni euro investito. A fotografare lo stato del comparto Aerospazio, Difesa e Sicurezza (AD&S) , e le sue potenzialità, uno studio di Teh-Ambrosetti condotto insieme a Leonardo.

L’AD&S vale 925,7 miliardi a livello mondiale. A fare la parte del leone sono gli Usa con 406 miliardi. In Europa il giro d’affari arriva a 220 miliardi con 862mila addetti. In Italia tocca i 13,5 miliardi (per il 69,4% destinato all’export), con 45mila addetti che salgono a 159mila con l’indotto. Leonardo – l’impresa italiana trainante – da sola conta quasi 29mila addetti nel nostro Paese su un totale di oltre 45mila e fattura 11,5 miliardi, contribuendo per un quarto all’export manifatturiero hi-tech e risultando il secondo gruppo manifatturiero nazionale e il primo per quanto riguarda la spesa in ricerca & sviluppo.

Per ogni sistema Paese – sottolinea lo studio – l’AD&S è strategico e genera importanti ricadute economico-sociali e scientifico-tecnologiche. Per l’Italia lo dimostrano alcuni altri dati relativi a Leonardo in particolare: ogni cento addetti del gruppo guidato da Alessandro Profumo e presieduto da Gianni De Gennaro ne sono attivati 260 solo nel nostro Paese. Le imprese del comparto (al 70% piccole) sono 4mila e il settore è secondo solo all’automobilistico per dimensioni complessive. Ma è Leonardo a fare da locomotiva, soprattutto per il contributo che offre all’ecosistema dell’innovazione italiano. Un ruolo che potrebbe sviluppare, in particolare se ce ne sarà la volontà politica e con il sostegno dell’intero sistema Paese, in termini di Impresa 4.0 essendo una delle poche grandi società a poter concorrere a livello mondiale e a poter trainare una intera filiera produttiva. E questo nonostante sia uscita “ammaccata” da anni di attacchi mediatico-giudiziari, da feroci lotte intestine e appunto da governi e sistema Paese che hanno fatto di tutto per indebolirla. A quale scopo non è ancora chiaro. Ma un dato vale per tutti: in Europa negli anni della crisi l’Italia ha registrato la maggiore contrazione media annua delle risorse destinate all’AD&S. 

Ma come si può recuperare il terreno e il tempo perduti? Lo studio individua una serie di linee di azione. Prima di tutto propone un ruolo proattivo dell’Italia nell’integrazione e collaborazione tra i sistemi europei dell’AD&S. Va rafforzata – è il suggerimento - la partecipazione a programmi di cooperazione comune nella sicurezza interna ed esterna (Pesco, Agenzia europea per la difesa, Agenzia spaziale europea e così via), ponendo attenzione alla stabilizzazione del Mediterraneo. Il nostro Paese, inoltre, dovrebbe contribuire proattivamente all’identificazione di requisiti comuni per le forniture di equipaggiamento e sistemi di difesa e sicurezza, superando l’attuale frammentazione, per raggiungere l’unificazione dei requisiti a livello europeo. Deve poi partecipare a iniziative di co-sviluppo internazionale nel settore aerospaziale, in progetti ad alto potenziale, promuovendo e salvaguardando le competenze-chiave nazionali. Una serie di ottime indicazioni che, però, a parere di chi scrive, non tengono conto dell’atteggiamento di alcuni Paesi, la Francia in testa, che cercano di orientare le politiche della difesa in Europa, soprattutto a livello di forniture, a proprio esclusivo vantaggio.

La seconda indicazione è per una visione strategica pluriennale di lungo termine degli investimenti pubblici nella Difesa e Sicurezza. E’ fondamentale una pianificazione pluriennale degli investimenti nel lungo termine (almeno quindici anni). Occorre poi portare ad esecuzione le previsioni del Libro Bianco della Difesa, prevedere un dimensionamento adeguato delle risorse finanziarie stanziate, allineandosi ai valori dei Paesi comparabili come Francia e Regno Unito, con risorse per innovazione, ricerca e sviluppo, definendo una visione strategica della filiera industriale sottostante, attraverso l’identificazione del perimetro di riferimento del settore e delle policy attivabili. 

Ancora, va sostenuta l’internazionalizzazione del settore: in Italia l’applicazione nel procurement per la Difesa dei contratti G2G (a livello governativo), già adottati negli Usa, nel Regno Unito e in Francia, è parziale. Occorre revisionare la normativa includendo la possibilità che lo Stato, o un suo rappresentate legale, possa agire da garante e intermediario. E’suggerita, inoltre, la creazione di una “cabina di regia” politica ai massimi livelli (presidenza del Consiglio o organismo interministeriale) cui sia demandata la responsabilità di firmare l’accordo. Occorre poi individuare un ente responsabile dell’attività di negoziazione e vendita a Paesi terzi degli equipaggiamenti militari nazionali, che agisca da garante ed intermediario per conto dei Paesi acquirenti. 

Importante è identificare e gestire le competenze prioritarie tecnologiche per la Difesa e Sicurezza.  L’Italia deve identificare le competenze sovrane e collaborative  per mantenere e rafforzare il proprio posizionamento su più domini operativi secondo criteri guida di interoperabilità, intensità tecnologica, applicazione duale e sostenibilità nel medio-lungo termine. Occorre anche attivare un processo partecipativo che favorisca il dialogo tra domanda (presidenza del Consiglio, ministeri della Difesa e dello Sviluppo economico, Forze armate) e offerta (sistema nazionale dell’industria e mondo scientifico) per identificare e valutare le attività industriali e tecnologiche strategiche. Ed è necessario avviare collaborazioni europee sulle tecnologie su cui l’Italia può mettere a fattor comune con i Paesi alleati i propri asset e competenze. 

Di sicuro si deve rafforzare il ruolo dell’Italia nella cybersecurity. Occorre promuovere la diffusione della cultura della sicurezza informatica per creare maggiore consapevolezza sui potenziali rischi, sfruttare e favorire la cooperazione internazionale tra università e centri di ricerca e partnership tra imprese italiane e straniere, garantire la piena operatività delle strutture nazionali e l’affidamento delle competenze necessarie, nonché includere gli investimenti nella sicurezza per la difesa cibernetica nel 2% del Prodotto interno lordo che i Paesi membri della Nato si sono impegnati a riservare alla Difesa.

 

Tra le ulteriori linee d’azione figurano l’adozione di logiche di fornitura “di servizio” nell’AD&S, la creazione di massa critica della filiera italiana garantendone il relativo coordinamento, l’utilizzo di  “open innovation” e “venture capital” per stimolare l’innovazione tecnologica e sostenere gli investimenti, l’attrazione di talenti e la creazione di nuove professionalità per il settore.