Paese digitale alla Camera

“Siamo in Europa. Ma in ogni Paese le stesse normative vengono applicate adattando i processi alla propria realtà. E per l’Italia questi processi sono sempre più rigidi e complessi che nel resto dell’Unione europea. Con la conseguenza che l’Italia rimane indietro rispetto ad altri Paesi. Ma anche rispetto ai cosiddetti over the top: Amazon, We Chat, Google”. 

Così Maurizio Pimpinella, presidente dell’Apsp (Associazione prestatori di servizi di pagamento) nel corso della giornata dedicata a Il digitale nel sistema Paese che la sua associazione ha organizzato alla Camera dei Deputati lo scorso 16 ottobre. 

“L’Italia risente ancora della mancanza di una strategia globale dedicata alle competenze digitali; che sono indispensabili per potere governare e sfruttare in maniera corretta il fenomeno della digitalizzazione. E questo vale nella vita di tutti i giorni se dobbiamo pagare la spesa, acquistare un biglietto, dei farmaci o altro a domicilio; ma vale anche, a maggior ragione, per la vita che si svolge, altrettanto quotidianamente, all’interno delle imprese che lottano ogni giorno per riuscire a innovare e poter contare su addetti sufficientemente preparati a svolgere determinate mansioni ad alto valore aggiunto”. 

La scarsa competitività dell’Italia nel settore dell’innovazione può portare un imprenditore a scegliere di investire e operare in un altro Paese. Anche all’interno dell’Unione europea. 

“Non è necessariamente e solo uno svantaggio per l’Italia” ha detto Germano Arnò, ceo di Em@ney, un istituto di moneta elettronica (Imel) che lui stesso ha fondato a Malta sette anni fa “perché potrebbe anche acquisire tecnologie e modelli organizzativi sviluppati all’estero, saltando gli investimenti per la ricerca. È quello che stiamo sperimentando con l’assegno elettronico, uno strumento di pagamento per il quale non serve stampare neanche un centimetro quadrato di carta. Lo abbiamo inventato quasi due anni fa lanciandolo a Londra. Oggi, dopo averne emessi oltre un milione, stiamo vendendo il servizio a banche estere, anche italiane, che emetteranno assegni elettronici utilizzando la nostra piattaforma. Il lavoro che abbiamo fatto noi, grazie alla snellezza della burocrazia maltese, consente oggi alle realtà italiane di adeguarsi subito alla necessità di smaterializzare gli assegni, come richiedono le normative e lo stesso mercato”. 

Ma a cosa serve smaterializzare gli assegni, proporre pagamenti con lo smartphone e creare i marketplace più moderni se poi un commerciante preferisce ancora il contante perché il pos gli costa troppo? 

Ma non basta adeguare l’offerta, le infrastrutture, l’organizzazione delle istituzioni finanziarie e perfino la pubblica amministrazione. Qualunque innovazione rischia di fallire se poi non c’è una crescita culturale. 

“Dobbiamo lavorare insieme per fare informazione finanziaria e per trovare soluzioni che siano economicamente sostenibili anche dal piccolo commerciante” ha detto Silviano Di Pinto, responsabile commerciale di Ats Servizi Confesercenti, società di servizi finanziari destinati agli iscritti all’associazione di commercianti. 

“Noi stiamo lavorando proprio per creare una nostra Fintech (azienda finanziaria basata su tecnologie avanzate ndr.) per andare incontro alle esigenze dei nostri ambulanti e gli altri esercenti. Questa Fintech, che si avvarrà delle banche nostre partner, utilizzerà l’associazione come collante e come formatore. L’obiettivo è di adeguare le microimprese italiane, il vero tessuto economico del nostro Paese, agli standard europei in ambito digitale”.