BANCHE UE, PICCOLE E FRAGILI

DI Francesco Caputo Nassetti

 

Negli ultimi tempi sono apparse numerose speculazioni su possibili diverse fusioni tra banche europee: tra le altre, Societe Generale e Unicredit, Barclays Bank e Standard Charter, Commerzbank e Deutsche Bank.

La domanda da porsi è capire se siamo in procinto di una fase di consolidamento nel sistema bancario europeo e, in tal caso, quale ruolo può avere il nostro Paese.

Vediamo alcuni dati. Le più grandi banche mondiali per capitalizzazione sono attualmente americane e cinesi: in ordine, le prime dieci sono JP Morgan Chase, Industrial Bank of China, Bank of America, Wells Fargo, China Construction Bank, HSBC, Agricultural Bank of China, Citigroup, Bank of China, Chiana Merchant Bank. La prima europea - Banco Santander - è dodicesima. Tra le prime 50 banche mondiali solo otto sono europee, a testimonianza della frammentazione del nostro sistema bancario continentale.

Il settore dell’investment banking a livello mondiale è dominato dalle banche americane che occupano le prime cinque posizioni. Le presenze europee sono da “serie B” e limitate all’inglese Barclays, mentre la Deutsche Bank ha perso negli ultimi anni il suo ruolo mondiale. Il settore dell’investment banking europeo è un territorio dominato dagli americani, e dominare questo settore consente di influenzare le scelte economiche e strategiche e i mercati dei capitali europei.

Le banche americane distribuiranno quest’anno circa 170 miliardi di dollari tra dividendi e acquisti azionari, mentre in Europa la maggioranza delle banche non remunera il capitale. Con gli utili di un trimestre delle banche americane si potrebbero comprare integralmente alcune grandi banche europee.

Appare chiaro che esiste un problema dimensionale del nostro sistema bancario: abbiamo troppe banche nazionali e non abbiamo grandi banche europee.

L’obiettivo è chiaro per i banchieri, la politica e le istituzioni: creare campioni bancari paneuropei. Il problema non è dissimile da quello presente in altri settori quali, a esempio, il trasporto aereo. L’Europa si deve confrontare con Usa e Cina, e il nostro svantaggio rispetto alle due citate potenze è il retaggio storico, che per certi versi è un vantaggio, di essere tanti Paesi separati, mentre Usa è Cina sono due Stati quasi continentali con una unicità storica nazionale. 

Se l’obiettivo è indubitabile, più incerto il percorso per arrivarci.

Negli ultimi decenni il processo di consolidamento è avvenuto a livello nazionale nei singoli Paesi. In Italia si è iniziato nel 1993, e fino a tale data ricordo che i temi ricorrenti dei convegni e della pubblicistica sul sistema bancario erano la “foresta pietrificata” (a significare che il sistema era rimasto immutato dal 1936) e il nanismo delle banche italiane: il nostro Paese figurava tra le prime potenze economiche mondiali mentre la sua più grande banca - la Banca Commerciale Italiana - non era nemmeno tra le prime 50 al mondo.

La crisi finanziaria ed economica cominciata nel 2007 ha comportato un forte rallentamento del processo di consolidamento: nel 2016 si è toccato il più basso livello di fusioni e acquisizioni bancarie dal Duemila, sia in termini di numero di operazioni che di valori.

Inoltre, il numero delle banche europee dal 2008 a oggi è calato del 20% a circa 5mila istituti e il numero di dipendenti è sceso di 300mila unità; il totale degli attivi bancari è calato dal 340% del prodotto interno lordo europeo del 2012 al 280%. Il totale degli attivi delle banche americane ammonta, invece, all’88% del Pil: la differenza si spiega in parte per il fatto che il sistema economico europeo è molto bancocentrico, mentre negli Usa il mercato dei capitali fornisce l’80% del fabbisogno delle imprese contro il 20% in Europa. 

In Europa, le principali difficoltà lungo la strada del  consolidamento sono la complessità, i costi e la rischiosità delle fusioni e acquisizioni transnazionali. Le barriere linguistiche e culturali sono ancora presenti, e le diversità dei sistemi legali e fiscali rappresentano ulteriori ostacoli. Infine, molte banche devono ancora risolvere il problema degli Npl. Per tali ragioni personalmente non credo che la fase di consolidamento europeo sia imminente, ma ritengo che sia inevitabile nel prossimo futuro.

Il consolidamento consentirà anche una diversificazione e il frazionamento dei rischi con conseguente riduzione della rischiosità intrinseca del bilancio della banca. Inoltre, consentirà maggiori economie di scala e maggiore integrazione a livello continentale.

La Banca centrale europea ha creato strumenti di comparazione tra le banche nazionali che possono facilitare questo processo, ma è necessario dare altresì impulso a una graduale deregulation del sistema al fine di essere più competitivi rispetto alle banche straniere: negli Usa l’amministrazione Trump sta implementando una forte deregulation (agendo tempestivamente ed in maniera decisa!), mentre l’Europa ha invece affrontato la crisi con meccanismi cervellotici di Bail-in (i quali, vi assicuro, dovendoli insegnare agli studenti, che sono veramente difficili anche per gli esperti) e ha lasciato ai singoli Paesi il potere di agire in maniera sregolata e tardiva per gli Aiuti di stato.

La creazione di alcuni campioni paneuropei può avvenire per due strade: o mettendo insieme due grandi banche nazionali di Paesi diversi ovvero attraverso l’acquisizione da parte di un campione nazionale di banche medie in altri Stati europei (a esempio BPN Paribas quando acquisì la Bnl).

È compito della politica e delle istituzioni rimuovere questi ostacoli per facilitare il percorso, e questa azione necessita di grande lungimiranza per consentire al nostro Paese di esprimere almeno una - se non due - grandi banche “pan-europee” che facciano parte del gruppetto di giganti. In caso contrario, rischiamo di mimare il settore dei trasporti aerei europei dominato dalla compagnie francesi, inglesi e tedesche.

 

Spetterà poi ai nostri banchieri avere la visione e il coraggio di percorrere la strada del consolidamento “pan-europeo”. Se ci muoviamo come "sistema Paese” avremo forse la possibilità di sederci nell’Olimpo delle banche europee.