GLI EXECUTIVE ITALIANI HANNO UNA MARCIA IN PIU’

DI Pietro Romano

 

Dal primo gennaio 2019 l’amministratore delegato del Banco Santander, uno dei principali gruppi creditizi europei, sarà l’italiano Andrea Orcel, il re delle fusioni com’è chiamato nella comunità internazionale. Orcel non è che l’ultimo (per ora) di una lunga lista di italiani che sono saliti ai vertici di grandi gruppi mondiali. In esatta controtendenza con le grandi imprese italiane, il cui numero, già in passato sottodimensionato rispetto al nostro Paese, si va continuamente assottigliando. Un elenco che negli ultimi lustri si è aperto all’insegna di Lamberto Andreotti, che ha scalato tutti i gradini di Bristol-Myers Squibb e ha poi lasciato il suo ruolo a un altro italiano, Giovanni Caforio. Attualmente l’executive italiano più in vista all’estero è Vittorio Colao che sta lasciando Vodafone non certo per andarsene in pensione. La presenza italiana è diffusa in tutti i settori, dalla farmaceutica alle telecomunicazioni, dal credito alla moda e al lusso in genere, dal design all’hi-tech. Evidentemente gli italiani hanno una marcia in più. Ma da che cosa deriva? Ore 12 lo ha chiesto a Giuseppe Giordo, l’unica presenza ai vertici di un grande gruppo internazionale dell’aerospazio e difesa, dove la presenza di italiani è limitata appunto ad Aero Vodochody Aerospace Group, di cui Giordo è presidente e amministratore delegato dal maggio 2016.  

Dottor Giordo, come mai in giro per il mondo c’è una così elevata quantità di alti dirigenti d’impresa italiani?

L’Italia e’ dotata di una buona scuola manageriale perche tradizionalmente caratterizzata da una grande tradizione imprenditoriale e industriale che compete con successo sui mercati internazionali.

In aggiunta, essendo il nostro uno dei principali Paesi industrializzati, presenta numerose opportunità di partecipazione  ai grandi progetti internazionali che ovviamente contribuiscono a costruire una classe manageriale solida. L’esposizione internazionale e’ sicuramente un grande valore aggiunto in un percorso di crescita professionale ed e’ quindi giusto, a mio parere, che molti provino a vivere un’esperienza di questo tipo trasferendosi all’estero. Tutto questo rappresenta sicuramente un elemento virtuoso del nostro sistema. Casomai la nostra debolezza e’ nel non riuscire a riportare in Italia i migliori tra i manager che hanno deciso di fare un esperienza di questo tipo in modo da far leva come sistema Italia sulle conoscenze acquisite anche al di fuori dei confini nazionali.

 

Viceversa in Italia non mancano executive e top manager di origine straniera. Esterofilia?

 

Anche in questo caso il tessuto industriale e imprenditoriale italiano, viste la sua dimensione e complessità, e’ giusto che sia ritenuto interessante anche per top manager stranieri. A mio parere, però, in Italia possediamo una discreta ma non forte presenza di manager stranieri, e principalmente per le posizioni apicali, e siamo molto meno permeati nelle posizioni da executive. In aggiunta e’ facile che questo accada in aziende dove l’azionariato e’ rappresentato anche da entità straniere come fondi di investimento e così via.

 

 

Quali differenza riscontra, ai suoi livelli, tra estero e Italia in generale?

 

Se parliamo di top management la principale differenza probabilmente e’ rappresentata da una maggiore specializzazione per settore all’estero dove tipicamente i top manager sono cresciuti nel settore che poi guidano mentre in Italia si favorisce una più forte trasversalità tra differenti settori .

 

 

All’estero gli italiani fanno cordata o sono individualisti?

 

Non posso parlare per tutti. Per quanto mi riguarda la costruzione e il contributo di un team e’ sicuramente uno dei principali elementi chiave del successo. Ma non la definirei cordata che potrebbe avere un’ accezione non del tutto positiva o non meritrocratica ma piutttosto appunto team con cui condividere obiettivi e a cui delegare responsabilita’. Per quanto preparati e dinamici ritengo impossibile poter fare tutto da soli essendo la giornata di “sole” ventiquattr’ore.

 

Lei pensa sia possibile stabilire canali privilegiati tra la sua azienda e l’Italia che produce? Cerca di farlo?

 

Noi di Aero Vodochody Aerospace Group, come principale industria aeronautica ceca, abbiamo una forte responsabilità rispetto alle piccole e medie imprese della Repubblica Ceca che dobbiamo far sviluppare tecnologicamente. Come business pertanto il nostro focus è concentrato su di loro. Non posso nascondere che ci stanno contattando molte aziende piccole e medie anche italiane che vorrebbero lavorare con noi. Questa per noi rappresenta un’ulteriore conferma della credibilità e validità dei progetti che abbiamo lanciato.

 

 

Lei è stato chiamato anche a svolgere un importante incarico in Arabia Saudita. In questo ruolo pensa che sarà possibile favorire l’Italia che produce? E cercherà di farlo?

 

Proprio perche membro del board non posso favorire ne’ l’Italia ne’ la Repubblica Ceca ma fare solo gli interessi dell’azienda saudita.

ZOOM ON/1


Nato a Treviso nel ’65, Giuseppe Giordo è laureato in economia e in giurisprudenza. Per tre anni ha prestato servizio nell’Aeronautica militare italiana. Dal ’90 entra nell’industria dell’aerospazio e difesa. E dalla porta principale: Finmeccanica, il maggiore gruppo italiano e tra i leader mondiali del settore.

In Finmeccanica Giordo ha ricoperto molteplici posizioni che lo hanno condotto ad assumere responsabilità sempre più ampie sia nella gestione di programmi sia nello sviluppo del business internazionale. Tra l’altro è stato presidente e amministratore delegato di Alenia North America, amministratore delegato di Alenia Aeronautica e di Alenia Aermacchi, responsabile del settore aeronautico del gruppo. Sotto la sua guida il settore dell’ala fissa ha visto costantemente crescite a due cifre in tutti gli indicatori principali.

Candidato naturale al ruolo di amministratore delegato, anche per aver svolto un ruolo chiave nelle trattative per vendere 28 aerei caccia Eurofighter, il governo di centrosinistra gli preferì un manager come Mauro Moretti che non aveva mai avuto a che fare né con il settore dell’aerospazio e difesa né con il manifatturiero. E nel 2015 lo stesso Moretti in pratica lo estromise dal gruppo. Pochi mesi dopo Giordo è diventato presidente e amministratore delegato di Aero Vodochody Space Group e a marzo scorso è stato nominato dal Fondo sovrano saudita consigliere di Sami, la nascente industria della difesa di Riad.

ZOOM ON/2


Aero Vodochody Aerospace Group è un’azienda centenaria che ha contribuito a fare la storia dell’aviazione. E’ la più grande compagnia aeronautica della Repubblica Ceca e sicuramente tra i leader dell’Europa orientale. Sotto la guida di Giuseppe Giordo (e di un nutrito gruppo di manager italiani chiamati dal presidente e amministratore delegato connazionale) si sta rivitalizzando per l’eccellente rapporto qualità/prezzo dei suoi velivoli. E’ tornata a vendere aerei da addestramento sul mercato internazionale dopo molti anni e dopo essere stata in passato una delle industrie che più ne avevano immessi sul mercato. Inoltre, l’azienda della Repubblica Ceca ha stipulato un accordo con l’israeliana Iai (uno dei gruppi più accreditati al mondo nel settore) per partecipare alla importante gara per la fornitura dei mini-caccia agli Stati Uniti d’America.