INFOCAMERE: MISSIONE DIGITALE

di ANDREA GIACOBINO

 

Padova non è solo la città del Santo: ha anche un cuore tecnologico e verde. Dentro uno spazio di oltre 1.300 metri quadrati, che sembra una navicella spaziale, sta uno dei due data center (l'altro è a Milano) dove sono in rete tutte le Camere di commercio e la loro sterminata massa di numeri sulla vita delle imprese italiane. Il centro padovano ha tanta potenza tecnologica da poter alimentare un paese di 5mila abitanti, ma utilizzata per il 90% attraverso sistemi virtuali a basso impatto energetico, blindati dietro le più sofisticate tecnologie di sicurezza informatica per essere accessibili online 24 ore su 24 a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.

Tutto questo è merito anche di Paolo Ghezzi che dal 2015 guida come direttore generale InfoCamere, la “macchina” informatica delle Camere di commercio del nostro Paese: un manager testardo e visionario che non si dà pace nel cercare di colmare il famoso “digital divide” che ancora oggi, ma sicuramente meno di ieri, divide il mondo della Pubblica amministrazione e dell’impresa, soprattutto piccola e media, dalle straordinarie opportunità che offre il digitale. La sfida digitale italiana è gigantesca se pensiamo che il tessuto economico nazionale è costituito da oltre sei milioni di imprese, ma che ancora oggi quattro imprenditori su dieci dichiarano che a loro Internet non serve. Ma Ghezzi, toscano 56 anni, coniugato e padre di due figli, dal ’95 a InfoCamere, non teme di affrontarla.

 “Una delle leve più potenti per colmare questo ritardo - dice Ghezzi - sono i Big Data: raccolte di dati così estese da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per estrarne valore. Il malinteso di fondo da sconfiggere è che, essendo Big, questi dati non siano a misura di Pmi. E invece a trarre vantaggio da queste risorse sarebbero proprio le imprese più piccole. Grazie a Internet, alcune di queste informazioni sono già facilmente accessibili da fonti pubbliche, come i registri delle Camere di commercio, gestiti da InfoCamere, che elaborano ogni giorno enormi quantità di dati mettendoli a disposizione in forme semplici e immediate”. 

Così mentre facciamo il tifo perché l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) veda presto la luce, è forse il caso di far sapere agli italiani (in particolare ai dieci milioni coinvolti nella gestione di un’impresa) che un’altra anagrafe, completamente digitale, esiste già e da pochi mesi mette a disposizione di tutti gli imprenditori, senza oneri, l’identikit digitale della propria azienda. L’anagrafe in questione è il Registro delle imprese delle Camere di commercio e l’identikit dei sei milioni di imprese, che oggi operano in Italia, si trova nel “cassetto digitale” dell’imprenditore, realizzato da InfoCamere e accessibile all’indirizzo impresa.italia.it. Attualmente 36mila imprenditori hanno già “aperto” il cassetto digitale della propria azienda, scaricando gratuitamente oltre 77mila atti tra visure e bilanci. Un numero di attori limitato, che va rapidamente incrementato, coinvolgendo le tantissime Pmi ancora lontane dal campo di gioco dell’economia digitale per farle entrare in partita, accanto a quel nucleo di imprenditoria innovativa che oggi ruota intorno a quasi 10mila start up e Pmi innovative e a 28mila imprese che fanno rete. 

“Per chi ancora guarda Internet con sospetto o pensa di essere troppo piccolo per il mondo dei Big Data - prosegue Ghezzi - aprire il cassetto digitale può essere la scorciatoia per riguadagnare il terreno perduto”. Le premesse perché questa operazione abbia successo ci sono. Basta guardare al percorso fatto negli ultimi anni dai professionisti italiani che, dovendo rapportarsi con una Pubblica amministrazione sempre più online come le Camere di commercio, oggi sono i più digitalizzati d’Europa. Nell’era dell’economia 4.0, il “cassetto digitale” dovrebbe essere tra gli strumenti indispensabili per chiunque sieda al comando di un’impresa: un hub di informazioni e servizi – documenti della Camera di commercio sempre a portata di smartphone – da cui recuperare rapidamente i dati ufficiali sull’azienda per condividerli con partner, clienti, fornitori. Ma anche da inviare ad altre Pubbliche amministrazioni, per adempimenti o per partecipare a gare o bandi anche internazionali, visto che tra i documenti disponibili c’è anche la visura dell’impresa già tradotta in inglese. 

 

Da molti anni le Camere di commercio usano l’IT per essere più efficienti e far risparmiare alle imprese tempo e denaro. Oggi, nel “cassetto digitale” gli imprenditori trovano un patrimonio sotto forma di documenti ufficiali: sei milioni di visure – anche tradotte in inglese – con 100mila certificazioni ambientali e di qualità e 5mila attestazioni di rating di legalità, 900mila bilanci, 2,8 milioni di atti costitutivi, un milione di fatture elettroniche, 400mila pratiche inviate ogni anno agli Sportelli unici per le attività produttive (Suap) di 3.600 Comuni. Un valore che prossimamente si arricchirà con l’arrivo nel cassetto dei libri societari in formato digitale. Informazioni immediatamente utilizzabili – in modo semplice e sicuro, grazie all’accesso via Spid (il Sistema pubblico di identità digitale) – per ridurre più in fretta il proprio gap digitale e competere alla pari con chi è già più avanti. 

 

Sulla base della convenzione, dal 19 luglio 2016 il sistema camerale - attraverso Unioncamere in rappresentanza delle 99 Camere di Commercio italiane - ha assunto il ruolo di Service Provider, impegnandosi a contribuire ad ampliare la gamma dei servizi online per le imprese che la Pubblica amministrazione ha reso, rendendo progressivamente accessibili i propri. Accanto a questo impegno, il sistema camerale ha poi assunto l'ulteriore iniziativa di farsi promotore - attraverso la rete territoriale degli sportelli delle Camere di commercio - della diffusione delle credenziali Spid verso le imprese. Su questo secondo fronte sono già operative numerose Camere, molte delle quali al Sud, e sono già 30 quelle che hanno dato assistenza agli imprenditori nella richiesta delle proprie credenziali Spid.

Dal 20 luglio InfoCamere ha reso accessibile anche con Spid (livello2) il servizio gratuito per le Pmi relativo alla fattura elettronica (fattura-pa.infocamere.it). Il servizio permette alle Pmi di gestire interamente il processo di fatturazione elettronica con la Pubblica amministrazione e ad oggi è utilizzato da quasi 64mila piccole e medie imprese, ovvero quei soggetti che nonostante siano il motore economico del paese, rischiano di essere tagliate fuori dal processo di “digital trasformation”. Con Spid il servizio di fatturazione elettronica gratuito della Camere di commercio sarà, a esempio, accessibile in totale sicurezza anche da dispositivi mobili, con una complementarietà tra attività di ufficio su desktop, dove magari si opera con Cns e firma digitale e uso in mobilità dove dal tablet è possibile comunque compilare on line le fatture elettroniche oppure da smartphone controllare le notifiche sulla presa in carico delle fatture e sui pagamenti. E oggi, accanto all’impegno per la diffusione dello Spid, InfoCamere sta lavorando alla realizzazione del Registro nazionale per l’alternanza Scuola-Lavoro (scuolalavoro.registroimprese.it), uno strumento previsto dalla la Legge 13 luglio 2015, n. 107 "La Buona Scuola", messo a punto a tempo di record per contribuire a far avanzare il Paese sulla via della modernità.

“Il percorso verso un rinascimento digitale del nostro Paese probabilmente - conclude Ghezzi - non sarà segnato da una sola killer application ma, come avvenne per il rinascimento culturale che segnò la storia dell’Italia dei comuni e delle signorie, dovrà essere un movimento diffuso e condiviso, capace di dare spazio alle eccellenze e al merito, in un processo imitativo che potrà coinvolgere nel cambiamento tutti i settori della società. In questo scenario, il sistema camerale è impegnato a dare un contributo concreto, per favorire quella ‘contaminazione’ di idee e comportamenti quotidiani indispensabile a far lievitare una cultura digitale in cui tutti si possano riconoscere”.