LETTERA APERTA AL MINISTRO GIULIA GRILLO

DI PIETRO ROMANO

 

Signor ministro,

prima di tutto, buona fortuna! Credo ne abbia bisogno. Per reggere con mano ferma il timone di un dicastero dal così rilevante impatto sociale ed economico le capacità da sole – temo – non bastano. E, quindi, un pizzico di fortuna non guasta.

Al momento in cui scrivo, tutti gli occhi sono puntati sulla manovra. E tanti, soprattutto nell’informazione mainstream, hanno occhi malevoli. Non perché ognuno non abbia il diritto ad avere le proprie idee e a professarle, ci mancherebbe, ma essere prevenuti e con questo filtro guardare la realtà per descriverla alla collettività fingendo di essere su un pulpito è un altro discorso. Soprattutto se questi filtri sono stati indossati, nella vita professionale, a corrente alternata.

Certo, parlare di manovra è parlare di soldi. Ma le aspirazioni vanno sempre coniugate con le possibilità. Lei ha ereditato una situazione complessa, come quasi tutti i suoi colleghi. Ma ha già assicurato che tagli ulteriori non sono nella sua agenda, anzi ha annunciato che la dotazione del suo ministero aumenterà di un miliardo. Vedremo. E vedremo anche per che cosa sarà utilizzato l’eventuale miliardo in più.

Il suo annuncio sul lancio di una sorta di Piano Marshall per la riqualificazione dell’edilizia sanitaria mi è sembrato trito e pure un po’ ritrito. Come denominazione, dico. Mi piace molto, invece, l’idea. Qualche anno fa ho subito una delicata operazione chirurgica perfettamente eseguita da un autentico luminare. In una struttura pubblica, però, ridotta in condizioni – di tutti i tipi – disastrose, dove dalla pulizia ai servizi mancava, come si dice, dall’ago al filo. 

Tornando, purtroppo, ai volgari soldi, mi pare che questo piano comporti una spesa di 32 miliardi. E’ un piano pluriennale, ovviamente, ma se lei riuscisse a strappare un miliardo extra all’anno avrebbe bisogno di 32 anni per ultimarlo. E nel frattempo sarebbero diventate desuete anche le strutture attualmente all’avanguardia.

Sarebbe la lotta agli sprechi, a quel che ho capito, a permettere – nelle intenzioni del governo - di recuperare somme consistenti. Questa possibilità esiste. Tanto più se richiederà la collaborazione di quei due pilastri del nostro Paese che sono la Guardia di Finanza e l’Autorità anti-corruzione. Proprio l’Anac ha calcolato che, solo sui dispositivi per il diabete, si potrebbe risparmiare fino a 215 milioni. Nessuno capisce perché un ago penna per iniettare  l’insulina possa costare da 1,5 euro (in Liguria) a 16 euro (nel Lazio). Il problema è nei metodi usati dalle regioni per aggiudicare le gare. A tal proposito, se l’attuale vuole davvero essere ricordato come il governo del cambiamento, un piano per centralizzare la spesa sanitaria andrebbe messo in cantiere, come proprio su queste colonne qualche numero fa ha proposto Enrico Cisnetto.

Un’altra grande riforma meriterebbe attenzione: il travaso verso l’amministrazione pubblica dei  18 miliardi erogati come assegno di accompagnamento ai non autosufficienti. La Francia l’ha realizzata e l’intera società ne ha ricevuto un enorme beneficio, in termini di qualità del servizio, occupazione, ricadute economiche,  come ha dimostrato una ricerca della CNA che la nostra rivista è stata tra i pochi media a dettagliare.

Non sono riforme di sua esclusiva competenza, lo so, ma io mi permetto di chiederle di più: un’altra invasione di campo. L’Italia ha bisogno estremo di medici (e di ogni tipologia di personale sanitario). Via quindi a numeri chiusi e barriere frutto di interessi di caste e casterelle. E via nel brevissimo periodo, non a babbo morto. Nel giro di pochi anni – lo abbiamo calcolato tempo fa, anticipando gli allarmi di questi giorni – mancheranno al nostro sistema 45mila medici, di cui 20mila ospedalieri. Un dramma, soprattutto per i meno abbienti e, in genere, per anziani e famiglie con minori e con invalidi. Un’emergenza forse più grave di altre: il lavoro, l’immigrazione, la sicurezza. Per combatterla ha bisogno di alleati. Le consigliamo anche di raccordarsi con l’industria farmaceutica nazionale, un’eccellenza di assoluto valore mondiale.

Un’agenda da far tremare le vene ai polsi, ne sono consapevole. Addirittura una Fatica di Sisifo? Mi auguro di no. Che sia una fatica enorme, ai limiti dell’impossibile, senz’altro, magari però non di Sisifo. Glielo auguro. Per lei e soprattutto per gli italiani.