Il cuore di un ospedale

L’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, mostra nella sua pagina internet numeri di di grande impatto, nel periodo da gennaio ad agosto 2018, ha effettuato 46 trapianti d’organo, 42 trapianti di tessuti oculari, 11 trapianti di cellule staminali, 5.147 ricoveri ordinari in elezione, 49.631 accessi da Pronto Soccorso, dei quali 2.165 in codice rosso e 9.813 ricoveri ordinari provenienti dal Pronto Soccorso, secondo, come numero di pazienti che vi accedono (55mila in media) solo al

Policlinico Umberto I.

Di Lidia Tamburrino

 

Responsabile dell’U.O.S. Pronto Soccorso e contestualmente nominato Direttore dell’U.O.C. Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso – che si occupa dell'inquadramento clinico diagnostico e della stabilizzazione del paziente critico, nonchè del paziente che necessità di breve osservazione (Obi) per la definizione del percorso assistenziale ed ha tra le attività di particolare rilevanza, la cardioversione elettrica della tachiaritmia sopra-ventricolare e la ventilazione non invasiva – è dal mese di febbraio del 2013 il Dott. Emanuele Guglielmelli.

 

Dottore, quale bilancio fa di questi anni di responsabilità?

 

“Sono un autocritico nei confronti di me stesso ed anche in generale. Quindi, dico: avremmo potuto fare molto di più. Devo anche dire che le inchieste giudiziarie di questi ultimi anni, che hanno riguardato il San Camillo-Forlanini – peraltro iniziate sulla base di denunce presentate alla magistratura dagli stessi responsabili dell’Azienda – hanno penalizzato e frenato la nostra attività. Mi riferisco, in particolare, all’inchiesta di tre anni fa. Perché per tre anni, che sono un tempo enorme, abbiamo dovuto rimanere fermi sul progetto di ampliamento del Pronto Soccorso, che partirà solo nel prossimo mese di novembre. Nonostante questo fatto, che ha nociuto gravemente alla nostra attività, posso affermare che quando ho iniziato ad operare in questa struttura, c’erano pazienti che attendevano la visita su lettini sistemati nei corridoi, oggi non ci sono più. Certamente, la privacy non è del tutto garantita, ma non è paragonabile la situazione di oggi a quella di 5 anni fa”. 

 

Il Dottor Guglielmelli si riferisce all’inchiesta della magistratura che comportò 10 arresti, per un giro di corruzione sugli appalti legati alla ristrutturazione, in vista del Giubileo, dell'Ospedale. Gli indagati furono 26, per reati che andavano dalla corruzione e il falso, alla turbata libertà degli incanti, fino all'estorsione, la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, il peculato e la truffa ai danni di ente pubblico. L'indagine – che riguardò anche un dirigente dell’Azienda, direttore dell’unità d’ingegneria e rispetto alla quale l’Azienda è risultata parte lesa -  si concentrò sui progetti di ristrutturazione di un padiglione dell’Ospedale, sulla realizzazione di nuovi posti letto per la terapia intensiva e, appunto, sulla ristrutturazione del Pronto Soccorso.

 

Nonostante quest’impasse, ci sembra che i dati dell’attività del Pronto Soccorso siano impressionanti. Non crede?

 

Non dovrei dirlo io, ma non posso che concordare con la sua affermazione. Sono dati oggettivi. Le scorro i dati. Nel 2016 e nel 2017 abbiamo avuto un numero pressocchè uguale di totale di accessi di pazienti: rispettivamente 52.097 e 51.337; in situazione molto critica, 2.786 nel 2016 e 2.998 nel 2017; mediamente critica, 11.490 nel 2016 e 11.014 nel 2017; poco critica, 36.109 nel 2016 e 35.784 nel 2017; non critica, 1.632 nel 2016 e 1.461 nel 2017. Vorrei anche sottolineare il numero degli accessi a domicilio: 19.175 nel e 19.287 nel 2017, oltre al numero dei ricoveri: 11.119 nel 2016 e 12.010 nel 2017.

 

Se mi consente, vorrei sottolineare che non ha citato i numeri dei decessi in Pronto Soccorso: 373 nel 2016 e 400 nel 2017. Questo numero di decessi ha provocato, durante quest’estate, consistenti polemiche, soprattutto grazie ad un articolo di “Repubblica” del 18 luglio, intitolato “In 17 anni da 64 a 400 decessi”. Cosa può dirci a questo proposito?

 

La ringrazio per aver posto questa domanda, perché mi dà l’occasione di chiarire una questione a cui tengo molto. Il nostro Pronto Soccorso serve pazienti adulti, dai 14 anni in su. L’età media degli accessi al Pronto Soccorso è molto alta. Sono pazienti che per attrazione vengono da noi per i reparti specialistici di cui disponiamo e per la qualità del servizio reso. Spesso, giungono da noi  malati rispetto ai quali qualsiasi tipo di cura è vana ed è necessario assisterli nel miglior modo possibile, con umanità, per affrontare la fine della loro vita. A questa ragione del numero dei decessi in Pronto Soccorso se ne deve aggiungere un’altra, strutturale: la drammatica mancanza di posti letto. Quest’ospedale, 10 anni fa, aveva 1800 letti in più. E’ evidente che se non ci sono i posti di letto, i pazienti rimangono nel Pronto Soccorso.  La mancanza di posti letto induce anche a fare delle scelte: tra un paziente che si può salvare e un paziente che non ha alcuna speranza, quale sceglierebbe lei per occupare un posto letto?”.

 

Sceglierei chi ha una chance di vita.

 

“E’ quello che facciamo, infatti. Per questa ragione, i decessi in Pronto Soccorso sono numerosi e consideri anche il fatto che da noi vengono mandati dalle strutture territoriali  pazienti in gravissime condizioni, per le quali ci sono pochissime speranze. Sono diminuiti, nel corso degli anni i pazienti con patologie lievi e aumentate le patologie complesse”.

 

Dal punto di vista più generale, quanto incide sull’attività la carenza di personale?

 

“C’è una grave sofferenza per quanto riguarda il personale medico – disponiamo di un anestesista, di un cardiologo e di un ortopedico h24 - un pò meno per quello infermieristico. E’ una situazione che va affrontata, ma mi sembra che non sia peculiare di questo Ospedale, ma riguardi un po’ tutto il territorio nazionale”. 

 

Un altro fenomeno sempre più diffuso nei Pronto Soccorso, stando alle cronache degli ultimi tempi, è quello delle aggressioni, sia verbali sia, soprattutto negli ultimi anni, anche fisiche. Che cosa succede nella sua struttura?

 

“Le aggressioni ci sono sempre state e continueranno ad esserci, soprattutto da parte dei parenti dei pazienti, spesso irritati per i tempi d’attesa. Sono un dato direi fisiologico, considerate le problematiche che vi sono e che in parte abbiamo affrontato. Non ho notato un incremento di questo fenomeno e mi permetto di dire, sul piano generale, che parlarne troppo potrebbe determinare un effetto di emulazione di comportamenti negativi e, quindi, peggiorativo rispetto alla situazione che si registra”.