INTERVISTA CARLO PRATESI presidente SICVE Società Italiana di Chirurgia vascolare ed Endovascolare

Carlo Pratesi, presidente SICVE
Carlo Pratesi, presidente SICVE

DI Katrin Bove

 

Carlo Pratesi è professore ordinario di Chirurgia vascolare all’università di  Firenze, responsabile dell’Unità ospedaliera convenzionata di Chirurgia vascolare dell’Azienda ospedaliera di Careggi, direttore della Scuola di specializzazione di Chirurgia vascolare dell’università di Firenze. Quest’anno è presidente in carica della Sicve, la Società Italiana di Chirurgia vascolare ed Endovascolare. Fondata a Roma nel ’97, scopo della Sicve è quello di favorire e promuovere le attività, gli studi e le ricerche nel campo della chirurgia vascolare ed endovascolare.

 

  • Quale sono gli obiettivi principali che si prepone di raggiungere in questo anno di presidenza?

La Chirurgia Vascolare rappresenta una disciplina in continua, entusiasmante evoluzione, che, nonostante le difficoltà in cui il mondo sanitario nazionale continua a dibattersi, è stata in grado di crearsi un ruolo fondamentale nella gestione di un numero sempre crescente di cittadini. Il principale obiettivo di questo anno di presidenza è proprio quello di preservare e rafforzare questo ruolo, in modo da poter garantire al paziente un ventaglio completo di opzioni terapeutiche con cui affrontare le complesse patologie da cui è affetto. Sarà importante una interazione continua con le istituzioni socio-sanitarie centrali e dovremo farci carico di portare in maniera chiara ed esaustiva alla loro attenzione le istanze della nostra disciplina. La Chirurgia Vascolare, per la mole di pazienti trattati e per le possibilità di usufruire di tecnologie avanzatissime ed in continuo sviluppo, non rappresenta più da tempo una disciplina “Cenerentola”, e di questo è necessario che tutti i soggetti coinvolti nelle politiche sanitarie siano pienamente consci. L’altro grande obiettivo è quello di promuovere ed ottimizzare la formazione dei giovani chirurghi vascolari. Questo attraverso la creazione di percorsi formativi in cui ampio spazio sia dato alla simulazione avanzata ed al training, con l’utilizzo di tecnologie avanzate.

 

  • A ottobre si terrà l’annuale congresso nazionale della Società, che sta organizzando insieme con l’intero consiglio direttivo. Questa edizione prevede novità significative rispetto allo standard?

Dal 21 al 23 ottobre 2019 si svolgerà a Firenze, presso il Palazzo dei Congressi, il XVIII Congresso Nazionale della nostra Società. Il Congresso, organizzato con cadenza annuale dal Consiglio Direttivo della Società in diverse città italiane, rappresenta il principale appuntamento italiano per fare il punto sullo stato dell’arte della specialità. Le ultime edizioni hanno visto più di 1000 iscritti per edizione, specialisti che hanno messo a confronto ricerche, studi, casi clinici. Obiettivo principale: le migliori cure possibili per il paziente vascolare.

Quest’anno la scelta del Consiglio Direttivo è caduta su Firenze. La nostra città, sublime esempio della perfetta fusione tra sapere e bellezza, ospiterà gli oltre mille partecipanti attesi dall’Italia, oltre a numerosi esperti attesi da altre nazioni, sia Europee che extra-Europee. 

  • Si legge spesso, purtroppo, di malasanità o di problemi della sanità italiana. Ma questi rilievi rispondono al vero? Che cosa pensa della sanità italiana nel momento in cui il Servizio sanitario nazionale compie quarant’anni?

I problemi sono indubbiamente tanti, e riflettono le difficoltà generali in cui i paesi europei si dibattono da anni: problemi economici, organizzativi, difficoltà nel controllo degli sprechi e nell’ottimizzazione delle spese, disuguaglianze territoriali. Questi problemi “endemici”, la cui risoluzione deve in ogni modo partire dall’adozione di adeguate politiche nazionali non più differibili, non devono però a mio avviso portare ad una visione generalizzante in cui tutto ciò che di non positivo possa accadere diventi automaticamente malasanità. Come già accennavo, il livello della conoscenza e della capacità medica in Italia è elevatissimo, ed ottenere quello che i medici, e nello specifico i chirurgi vascolari, hanno ottenuto negli ultimi anni in termini di performance, di risultati e di vantaggi per i cittadini rappresenta un risultato di valore inestimabile.

  • I numeri sul futuro della sanità italiana talvolta sono allarmanti. Mi riferisco, in particolare, alla paventata carenza di medici, e di medici specialisti in particolare, diventata oggetto di discussione comune. E’ un rischio reale? E, in caso affermativo, come lo si potrebbe evitare

Certo, il rischio è reale, ed in alcuni ambiti non è più un rischio ma già una realtà. L’unica soluzione è quella investire risorse in maniera continua e crescente. Investire in formazione, investire nella selezione e nel reclutamento del personale, investire nelle nuove tecnologie. Per rendere la figura del medico specialista attraente per i nostri giovani, occorre che questi abbiano la certezza di poter svolgere in futuro la loro professione in serenità, con una adeguata retribuzione, potendo disporre delle tecnologie avanzate che tutto il mondo utilizza, e non pensino invece di dover affrontare una vita perennemente in trincea. 

 

  • Nel panorama mondiale della chirurgia vascolare, come si situa la chirurgia vascolare italiana?

Non è campanilismo affermare che la chirurgia vascolare italiana oggi abbia raggiunto livelli di eccellenza sia dal punto di vista assistenziale che scientifico. Lo dimostrano il numero sempre crescente di pubblicazioni ad opera di gruppi chirurgici italiane edite su riviste di elevatissimo impatto scientifico e la possibilità di poter utilizzare tutte le più avanzate e promettenti tecnologie della chirurgia endovascolare e mini-invasiva nella maggior parte delle unità di Chirurgia Vascolare sul nostro territorio. Sempre più frequentemente, sono chirurghi vascolari italiani a coordinare gruppi di ricerca e sperimentazioni internazionali riguardanti le possibili applicazioni delle nuove tecnologie alle attività clinica. Ed i risultati, come dimostrano i dati ministeriali, sono eccellenti in maniera omogenea sul territorio nazionale. Tutto questo dovendo quotidianamente convivere con le ben note difficoltà economiche ed organizzative.