Sbatti la Sanità in prima pagina

> di Pietro Romano >>

“Allarme sanità in Molise! Per fare fronte alla carenza di medici negli ospedali della regione appello al ministero della Difesa perché permetta l’utilizzo dei camici bianchi con le stellette”. Come di regola, solo un’emergenza, che poi starebbe rientrando mentre andiamo in stampa, ha sbattuto la sanità in prima serata televisiva o sulle prime pagine dei giornali (e dei siti).

Chi segue l’informazione tradizionale e/o informale si è abituato a questo andazzo. Sembra di assistere in eterno a “Sbatti il mostro in prima pagina”, un film a tesi del ’72 all’epoca di grande successo. Eppure, questa – così come nella vulgata viene raccontata – scombiccherata sanità italiana è tutt’altro che scombiccherata.

Ore12 Sanità si è preposto il compito esattamente contrario, cercando di raccontare le eccellenze – professionali, tecniche, industriali – della sanità italiana. E numero dietro numero ci sta riuscendo. Ovviamente senza foderarsi gli occhi di prosciutto, come recita un adagio. Partendo prima di tutto dai dati. E dai soldi investititi nel settore. Perché senza soldi non si cantano le messe e/o senza lilleri non si lallera, per passare dal sacro al profano.

Dal Rapporto 2018 Oasi – Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano – realizzato dal Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale) emerge che la spesa sanitaria italiana vale l’8,9% del prodotto interno lordo contro il 9,8% del Regno Unito, l’11,1% della Germania e il 17,1% degli Usa. Ma nessuno può francamente ammettere che la differenza qualitativa  tra la sanità italiana e quella anglo-sassone rispecchi queste difformità.

Sicuramente l’Italia sconta dis-equilibri territoriali preoccupanti ma il problema degli squilibri territoriali tra Nord e Sud, aree urbanizzate e aree interne, pianura e montagna è preoccupante su tutti i fronti socio-economici, non solo sul fronte della sanità. Così come la carenza di medici rilanciata dal “caso Molise” non è per nulla un problema meramente italiano. Tutt’altro. In Francia è scoppiato ben prima che da noi. E, quasi ovviamente, affetta soprattutto le aree periferiche. E’ stato raccontato in libri e pellicole cinematografiche. Avrebbe contribuito allo scoppio della rivolta dei Gilet Jaunes  e non è estraneo al pieno di voti del Rassemblement National nelle aree rurali.

In realtà, mancano medici, soprattutto specializzati, da un capo all’altro d’Europa. Casomai, nel nostro Paese, hanno contribuito a  creare questa situazione incresciosa leggi assurde sul numero chiuso all’università e costanti tagli agli investimenti nell’istruzione e, specificamente, nelle scuole di specializzazione. Come se non bastasse, le politiche di austerità imposte al nostro Paese da miopi, e sciagurate, politiche europee accolte supinamente da una parte (consistente) della classe dirigente italiana, hanno ridotto l’appetibilità dell’Italia ai giovani (e meno giovani) maggiormente acculturati. Tanto che, stando ai dati della Commissione Ue, è dall’Italia che va via oltre la metà (il 52% per la precisione) dei camici bianchi europei che espatriano. Più che al dito (il Molise) è a quest’ultimo dato (la luna) che gli imbecilli dovrebbero guardare. Inserendo i problemi della sanità nel complesso dei problemi vissuti dall’Italia.