CARDIOLOGIA I TRATTAMENTI MININVASIVI

Gestione ottimale del flusso dei pazienti e nuovi standard del percorso clinico-assistenziale per procedure mini invasive cardiologiche: come assicurare tempestività, qualità e sicurezza delle cure.

 

di  >Maurizio Di Biasi>>

 

Il miglioramento delle condizioni sanitarie e socio-economiche nella popolazione, la diffusione di stili di vita favorevoli e l’utilizzo di farmaci e dispositivi biomedicali efficaci sono tra i fattori che, accrescendo le possibilità di sopravvivenza,  favoriscono l’aumento progressivo dei soggetti anziani con patologie croniche, spesso cardiovascolari (CV), che  richiedono nuovi modelli di cura per soddisfare le esigenze di questi pazienti e una presa in carico globale da parte di un team multiprofessionale. 

Tra le patologie croniche non trasmissibili, le patologie Cardiovascolari sono le più frequenti e la prima causa di morte nella popolazione mondiale.

Le patologie cardiache che interessano le valvole e le altre strutture del cuore vengono inserite nell’ambito della Cardiopatia Strutturale e gli interventi mini invasivi che mirano al trattamento delle patologie suddette si identificano come: 

 

  • TAVI per la stenosi valvolare aortica
  • Mitraclip e altri devices per valvulopatia mitralica
  • Valve in valve (VIV) per protesi biologiche mitraliche degenerate
  • Chiusura percutanea auricola sinistra
  • Chiusura percutanea forame ovale pervio

 

Tale procedure, di alta complessità, vengono routinariamente effettuate presso il laboratorio di Emodinamica e Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Sacco di Milano diretto dal Dott. Maurizio Di Biasi che opera all’interno del Dipartimento Alte Specialità diretto dal Prof. M. Viecca.

 

Per quanto riguarda l’intervento di TAVI In Italia, pur essendo in aumento il numero dei suddetti interventi, tale tecnica viene sottoutilizzata perché il numero di pazienti trattati è 68 per milione di abitanti (inferiore alla media europea che è di circa 87) rispetto al fabbisogno di circa 300 pazienti per milione di abitanti. Mentre in tutto il mondo si sta andando verso l'utilizzo sempre più diffuso di questa possibilità terapeutica, in Italia è riservata prevalentemente ai casi più gravi.

Molti più pazienti quindi dovrebbero essere oggi trattati con queste innovative possibilità terapeutiche nell’ambito della cardiologia interventistica in considerazione degli ottimi risultati raggiunti in termini di allungamento della speranza di vita e della minore invasività e anche maggiore efficacia rispetto alla tecnica chirurgica tradizionale e per questo motivo, come evidenziato dalla illustrazione sottostante, osserveremo una crescita continua e inevitabile di queste procedure come nel caso di TAVI:

Da qui nasce l’esigenza di definire la gestione ottimale del flusso dei pazienti suddetti e creare un nuovo percorso clinico-assistenziale per i pazienti che devono essere sottoposti a procedure miniinvasive cardiologiche.

A tale scopo ho creato, presso la Divisione di Cardiologia dell’ASST FBF-Sacco, Ospedale Luigi Sacco, Polo Universitario di Milano diretta dal Prof. Maurizo Viecca, un Ambulatorio dedicato  specificamente alla gestione dei pazienti affetti da Cardiopatia Strutturale attraverso il quale sia possibile effettuare una selezione specifica ed accurata dei pazienti che possono giovarsi delle più moderne tecniche di trattamento invasivo percutaneo mediante un corretto e sicuro iter clinico e  diagnostico.  

L’apertura di un Centro dedicato al trattamento mininvasivo delle cardiopatie strutturali è fondamentale perché permette: 

  

  • L’individuazione delle persone con cardiopatia strutturale e l’attuazione degli interventi idonei a prevenire e/o ritardare la comparsa della disfunzione ventricolare sinistra nel caso di valvulopatie.

 

  • L’individuazione delle persone con valvulopatie già operate di sostituzione valvolare mitralica con protesi biologica degenerata per eventuale intervento percutaneo di valve in valve (VIV)

 

  • La diagnosi e la terapia delle persone affette da fibrillazione atriale persistente che non possono assumere anticoagulanti orali e che possono quindi beneficiare dell’occlusione percutanea dell’auricola sinistra. 

 

  • L’individuazione, la diagnosi e la terapia delle persone affette da forame ovale pervio sintomatico al fine di migliorare la qualità di vita e prevenire eventi ischemici cerebrali

 

  • Il monitoraggio in follow-up di tutti pazienti suddetti affetti da cardiopatia strutturale e sottoposti ad interventi percutanei  

 

  • Ridurre il tasso di ospedalizzazione attraverso la riduzione di tutti i ricoveri grazie ad accesso ambulatoriale “open” per gestione della terapia domiciliare e garantendo la continuità assistenziale

 

  • Migliorare la qualità della attività Clinica basata sulla attivazione di un percorso Clinico individualizzato e condiviso dagli specialisti in modo trasversale e sul confronto tra MMG, cardiologi del territorio e Specialisti Ospedalieri. 

 

L’ambulatorio della “Cardiopatia Strutturale” prevede la possibilità di eseguire visite cardiologiche “iperspecialistiche” che saranno effettuate dai cardiologi emodinamisti che si interessano specificamente del trattamento delle cardiopatie strutturali per via percutanea e in alcuni casi potrà essere necessaria, nella stessa seduta, una valutazione ecocardiografica di base per avere conferma della patologia da trattare in modo da definire il corretto iter diagnostico-terapeutico del paziente.

 

L’ individuazione dei pazienti che possono beneficiare di tali interventi può avvenire attraverso:

 

1. il MMG che individua, tra i propri assistiti, quelli con presumibili caratteristiche favorevoli e lo invia all’ambulatorio di cardiologia generale che a sua volta, in caso di valutazione iperspecialistica, invia all’ambulatorio di cardiopatia strutturale.

 

2. Il cardiologo, che lavora presso il Reparto di Cardiologia, o presso il Laboratorio di Ecocardiografia o presso l’Ambulatorio dello Scompenso Cardiaco intraospedaliero individua i pazienti stabilizzati che possono necessitare di terapie percutanee per cardiopatia strutturale.

 

3. Gli internisti, i neurologi, i nefrologi ospedalieri che inviano all’ambulatorio di cardiologia generale e, in caso di evidenza di cardiopatia strutturale suscettibile di trattamento percutaneo, lo invia all’ambulatorio della cardiopatia strutturale 

 

5. Lo specialista cardiologo territoriale segnala direttamente il paziente al cardiologo del’ambulatorio della cardiopatia strutturale 

 

6. Il cardiologo di altri Ospedali, facenti parte o meno della medesima ASST, che non eseguono tali procedure interventistiche

 

Tale approccio, multidisciplinare e multiprofessionale, alla cura del paziente cardiologico ad alta complessità è altamente raccomandato dalle linee guida internazionali per il miglioramento della qualità di vita e della prognosi del paziente ed è il percorso che seguiamo presso il nostro Ospedale come descritto nella flow chart sottostante.

In questo modo potremo creare una strategia terapeutica sempre più “tailored” per ogni paziente con un trattamento pianificato in base all’anatomia e alle condizioni cliniche del paziente e con la possibilità di utilizzare, presso il nostro Laboratorio di Cardiologia Interventistica, i dispositivi biomedicali tecnologicamente più avanzati che ci permettono di ottenere i risultati clinici migliori.