La Polemica: Zingaretti, storia di un “risanatore”

 

di >Pietro Romano>>

Duecentomila euro in un bilancio regionale come quello del Lazio non sono una grande cosa. Ma perché spendere questa somma al solo scopo di valutare la percezione esterna della regione? E’ difficile comprenderlo per il cittadino comune. Tanto più se si calcola quante medicine, a esempio, si possono comprare con 200mila euro. Ma ai vertici della regione Lazio evidentemente la pensano diversamente. Liberissimi. Com’è liberissimo un organo d’informazione di criticare questa scelta, inopinata, se non scellerata, in tempi di tagli e super-tagli ai bilanci pubblici. Tagli o non tagli, quando si tratta di curare l’immagine, del resto, dalle parti dell’amministrazione guidata da Nicola Zingaretti non si fanno problemi. Nel dicembre 2016, a esempio, la regione rilevò la necessità di rendere effettiva la possibilità del presidente e di altri esponenti dell’amministrazione di disporre di un fotografo dedicato. 

L’interesse di Zingaretti e compagni per l’immagine, comunque, non è sprecato. Lo dimostra quanto siano coccolati dalla stampa, romana e nazionale, attirata evidentemente dalla immagine che il segretario del Pd ha saputo costruire di sé: un’autentica narrazione nella quale non si capisce dove finisce lui e dove comincia suo fratello attore. E dalla quale, soprattutto, sfumano se non scompaiono episodi imbarazzanti.

Per rimanere sulla sanità, a esempio, è sintomatica la maniera in cui due diverse operazioni finanziarie destinate a sanare la situazione debitoria del settore siano state trattate nel corso degli anni. Nel 2002, appunto per coprire i debiti pregressi della sanità regionale, la giunta allora guidata da Francesco Storace scelse una operazione finanziaria – che si chiama leasing e non è né oscura né sofisticata ma diffusissima – la cui conclusione era prevista per il 2033 con il riscatto delle strutture sanitarie regionali che, in sostanza, erano state tecnicamente, ma non concretamente, vendute in attesa che, attraverso il versamento di un canone mensile sulle stesse, fossero liberate da ogni peso al pagamento della somma ricevuta per saldare il debito. La giunta di Zingaretti ha deciso di seguire un’altra strada, altrettanto legittima: ha emesso un bond con scadenza 2043, liberando immediatamente le strutture dal peso del leasing, e del debito pregresso, ma nel contempo re-indebitandosi fino al 2043. Ebbene, l’operazione di Zingaretti è stata letta come “il riacquisto delle strutture sanitarie vendute da Storace”. Nel frattempo, chiusure di ospedali e riduzione di occupazione sanitaria sono finite nel dimenticatoio. Ignoranza o malafede dietro queste letture dei fatti?

Passando dalla sanità alla giustizia cambia poco. Poche settimane fa l’ex capo di gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro, è stato condannato in Appello a un anno di reclusione (con sospensione della pena) in un rivolo della maxi-inchiesta sulla Terra di mezzo. Ma quanto poco sdegno – e soprattutto quanti pochi “collegamenti” - c’è stato nella descrizione di questa decisione. Così come, tra corsa alla segreteria del Pd e campagna elettorale europea di Zingaretti, si è persa notizia di una richiesta di danni per 263 milioni avanzata dalla Corte dei conti per un palazzone da destinare a sede della provincia di Roma comprato con una procedura, contestata dalla magistratura contabile, da Zingaretti presidente dell’amministrazione provinciale.