Assistenza Domiciliare Integrata: umanizzazione e prossimità delle cure

 

> Di Caterina Del Principe>>

 

L’Assistenza Domiciliare Integrata è un caposaldo di quella continuità assistenziale a malati cronici, anziani fragili, disabili, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera tra i maggiori indicatori del buon funzionamento di ogni servizio sanitario nel Mondo. Per questo gli Stati Generali delle Cure di Lungo Termine - organizzati da Italia Longeva per il quarto anno consecutivo a inizio luglio al Ministero della Salute a Roma - hanno dedicato uno dei focus più importanti all’ADI nel nostro Paese. E come negli anni precedenti l’Assistenza Domiciliare Integrata della Regione Basilicata, gestita interamente dalla Cooperativa Auxilium, si è posta ai vertici delle classifiche nazionali. 

Infatti, se due anni fa la ricerca di Italia Longeva e CENSIS poneva l’ADI della Basilicata al primo posto in Italia per gradimento degli utenti, quest’anno la Lucania è tra le prime tre regioni in Italia per percentuale di anziani over 65 che usufruiscono dell’ADI. Inoltre, nella ricerca presentata a Roma il 3 luglio scorso da Italia Longeva, l’ADI della Basilicata viene segnalata tra le buone pratiche per l’esperienza della Centrale Unica di dimissioni e delle cure domiciliari complesse.

Un successo che appare ancor più importante se si considera il notevole gap - che non solo persiste ma è in aumento, come rilevato dall’ultimo report di Demoskopika nel luglio 2019 - tra la sanità del Centro Nord e quella Mezzogiorno. 

Ma in generale l’ADI è ancora troppo poco diffusa in tutta Italia: nel 2018, su 14 milioni di over 65 che vivono nel nostro Paese, hanno usufruito dei servizi ADI soltanto 364 mila persone, ovvero il 2,7 per cento degli over 65. Secondo quanto riportato nella ricerca di Italia Longeva e del Ministero della Salute la Basilicata è sopra la media nazionale con un 3,5 per cento, ma i dati rilevati dall’Azienda Sanitaria di Potenza e da quella di Matera sono ancora più positivi: si arriva al 6 per cento degli over 65 assistiti all’interno delle mura domestiche, con un indice di gradimento da parte dei pazienti e delle famiglie che arriva al 98 per cento. 

 

Ogni giorno le equipe della cooperativa Auxilium, formate da medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, operatori socio sanitari, entrano nelle case di migliaia di anziani, malati e disabili, per prendersi cura di loro. La cooperativa ha 5900 pazienti nella provincia di Potenza e 2500 nella provincia di Matera, il novanta per cento di loro ha superato i 65 anni. Non c’è città, paese, borgo o masseria isolata della Regione Basilicata dove i pazienti, che in molti casi necessitano di cure complesse, non vengano raggiunti e assistiti dagli operatori di Auxilium. Più volte i media hanno evidenziato la capillarità e l’efficacia del servizio, considerando anche le difficoltà poste a volte dal territorio. L’ADI della piccola Basilicata, Regione del Sud con percentuali di anziani tra le più alte in Italia (oltre il 20 per cento della popolazione residente ha più di 65 anni), è un esempio di sanità che funziona e un laboratorio, che offre indirizzi per l’intero Sistema Sanitario Nazionale sul ruolo strategico che dovrà avere l’Assistenza domiciliare nel prossimo futuro. Tutto questo ha anche un nome: si chiama modello Venosa, cittadina lucana che ha dato i natali al poeta Orazio e dove è stata applicata per la prima volta questa riuscita partnership tra pubblico e privato, nella quale le Aziende sanitarie locali elaborano le linee guida e i processi clinici, che vengono messi in atto dal personale della cooperativa Auxilium, che ha un alto livello di formazione sia on the job che istituzionalizzata. 

 

Perché l’Assistenza domiciliare integrata è, in sintesi, la casa del paziente eletta a luogo nel quale il sistema sanitario nazionale non solo cura, ma si prende cura della persona fragile, lasciandola all’interno del suo mondo di relazioni affettive. Spiega Francesco Montingelli responsabile ADI di Auxilium: “Questo alzare lo sguardo dalla cura della malattia alla persona è fondamentale, anche perché oggi è necessario passare dal trattamento della singola patologia alla medicina della complessità: la maggioranza dei nostri pazienti sono multimorbidi, ovvero affetti da un insieme di patologie”. Aggiunge Montingelli: “L’ADI è medicina di prossimità, non è solo assistenza alla persona, ma è una fase del suo percorso di cura, anche quando si tratta di cure di lungo termine, di cronicità o della fase finale della vita. Per questo è così importante e va potenziata”. 

 

Un potenziamento che, come detto, stenta ad arrivare a livello nazionale, anche se l’ADI rappresenta per il Sistema Sanitario una fonte di risparmio e di razionalizzazione delle risorse, decongestionando gli ospedali e consentendo dimissioni protette che evitano il rischio di nuovi ricoveri. Anche il professor Roberto Bernabei, geriatra dell’Università Cattolica e presidente di Italia Longeva, durante il convegno di luglio ha messo più volte l’accento sul fatto che “L’assistenza domiciliare in Italia cresce troppo lentamente, più lentamente di quanto crescano i cittadini che ne avrebbero bisogno. E questo è il vero cortocircuito di una buona continuità assistenziale”. 

 

Intuendo che il progressivo invecchiamento della popolazione avrebbe portato nuovi bisogni ai quali rispondere, la Cooperativa Auxilium si è sempre impegnata molto in questo settore del welfare, come spiega il presidente Pietro Chiorazzo: “Auxilium è nata vent’anni fa per iniziativa un gruppo di universitari originari della Basilicata e fin dall’inizio ha operato nell’assistenza domiciliare integrata, un servizio alla persona fragile che mette in campo professionalità sanitarie altamente formate e accreditate, andando al cuore della nostra mission di cooperatori, che è quella di creare lavoro e sviluppo sociale nei territori. La nostra esperienza ci dice infatti che l’Assistenza Domiciliare Integrata, partendo dall’attenzione alla persona, ha anche un grande valore sociale: aiuta le famiglie, valorizza le comunità territoriali, contrasta l’emarginazione e la solitudine”. 

 

Secondo l’Istat oggi in Italia ci sono quasi tre milioni di persone non autosufficienti, è un dato che da solo dà la misura del fenomeno che dovremo affrontare nei prossimi anni. E potremo farlo solo grazie a modelli di assistenza e cura come l’ADI. 



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