La lettera di Katrin Bove: la 'Bomba dell'invecchiamento'

La lettera del direttore ed editore di Ore 12 Sanità.

 

Cari lettori, 

le statistiche dimostrano che nel 2050 la popolazione italiana diminuirà, rispetto ai dati di oggi, di due milioni e mezzo e che gli over sessantacinque – oggi, un quarto della popolazione – diventeranno più di un terzo: venti milioni di persone, di cui oltre quattro milioni avranno più di ottantacinque anni. 

 

E’ chiamata, non a caso, bomba dell’invecchiamento. Da un lato, aumenteranno sempre di più il numero delle  condizioni patologiche che richiedono cure a lungo termine, i soggetti non autosufficienti, la spesa per la cura e l’assistenza a lungo termine degli anziani e quella previdenziale. Dall’altro,  mentre diminuirà la forza produttiva del Paese e sarà insufficiente il numero dei giovani che si potrà prendere cura degli anziani. 

 

Quali misure vengono prese rispetto a questa situazione? Gli ultimi dati a disposizione ci dicono che per quanto riguarda la Long-Term Care, siamo gli ultimi in Europa: destiniamo poco più del 10% della spesa sanitaria, pari a circa quindici miliardi di euro, contro percentuali che superano il 25% nei Paesi del Nord Europa. Ancora più grave è il dato relativo alle cure domiciliari: 2,3 miliardi, l’1,3% della spesa sanitaria totale. Solo il 3,2% degli over sessantacinque gode di cure domiciliari. E’ un dato allarmante, insieme a quello della disparità, che non si attenua, anzi, si accentua, anche in questo campo, tra Nord e Sud del Paese e all’interno di una stessa regione, per quel che concerne l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi. 

 

Le criticità – che tra qualche anno riguarderanno un bacino di almeno cinque milioni individui – dilagano e la disabilità costituirà l’emergenza del futuro. C’è da chiedersi proprio questo: si ha una visione del futuro? Sembra proprio di no, considerato che molto frequentemente gli obiettivi delle Regioni sono da un lato quelli di chiudere gli ospedali di prossimità, per concentrare l’assistenza in centri più grandi – dove i Pronto Soccorsi sono sempre più affollati di anziani – e, dall’altro, di contenere il costo delle cure domiciliari, lasciando nella solitudine, e spesso nella disperazione, i familiari dei pazienti, che devo badare a loro spese a procurarsi una badante. Per non parlare della risibile quota di pensione d’invalidità che viene erogata, nonostante i numerosi richiami che vengono fatti per un suo adeguamento.  

 

Senza una strategia, che si avvalga anche degli strumenti tecnologici a disposizione, che consentono anche le diagnosi e le cure a distanza, il sistema come reggerà?