Alla ricerca degli infermieri perduti

 

 

>Di Pietro Romano>>

La desertificazione medica di montagne, campagne e periferie, e perfino di qualche centro cittadino, è assodata. Purtroppo. Ma ancora pochissimi anni fa – e ci si scusi l’autocitazione - l’allarme di Ore 12 Sanità sulla progressiva e crescente carenza di “camici bianchi”, già sofferta in Francia, venne accolta con qualche scetticismo. Ora monta un altro problema simile. Per adesso confinato ai cosiddetti addetti ai lavori. La crescente carenza di infermieri, o nurse, come si va imponendo sulla scia di un progressivo imbarbarimento della lingua italiana.

Negli ultimi tempi, il mondo della professione infermieristica ha cercato di fare del proprio meglio per lanciare l’allarme. Puntando soprattutto sul numero di infermieri che entro pochi anni mancherebbero all’Italia. Cifre già elevate, approssimativamente tra le 50 e le 60, 65mila unità. Elevate ma non tanto da scioccare politici, giornalisti, in ultima analisi l’opinione pubblica. Secondo quanto risulta a Ore 12 Sanità in verità i vuoti da colmare sarebbero, nel giro di cinque, dieci anni ben più numerosi. Arrivando a circa 100mila figure professionali. Una carenza, meglio sarebbe dire una voragine, scaturita dal combinato disposto di uscite dall’attività per motivi anagrafici o di salute, scarsa adesione ai percorsi formativi professionali e soprattutto aumento dell’offerta. Un aumento frutto non di qualche capriccio degli italiani ma dell’invecchiamento della popolazione, della necessità di mantenersi nelle migliori condizioni di forma (anche a causa dell’accresciuto numero di famiglie senza giovani e quindi senza possibilità di ricorrere al welfare familiare) e perfino della carenza di medici che per qualche funzione gli infermieri possono coadiuvare se non sostituire, un dibattito nel mondo della sanità quest’ultimo nel quale comunque non desideriamo entrare. Proprio la disinformazione è a monte della errata percezione del fenomeno, molto più grave di quanti si immagini perfino nel mondo dei decisori politici.

Nonostante gli sviluppi della professione infermieristica, la maggioranza dei cittadini non conosce le elevate competenze degli infermieri e non ha chiara l’essenza e la qualità dell’assistenza che forniscono. Nella società sono ancora presenti stereotipi non più attuali, anche proposti dai media. Una ignoranza diffusa anche negli strati sociali più elevati e tra le classi dirigenti. Una ignoranza che, purtroppo, si riverbera nell’immaginario comune. E nelle scelte formative dei giovani. Da qui una parte consistente dei vuoti negli organici e nella sempre più scarsa offerta alla crescente domanda. Una domanda che difficilmente si potrà soddisfare con l’arrivo di professionisti dall’estero. Le retribuzioni italiane, più basse della media europea anche tenendo conto del differente costo della vita, non sono fatte per attirare la qualità dall’estero. E nemmeno per conservare nel nostro Paese la tanta e diffusa qualità professionale italiana. 

Mentre la politica italiana si preoccupa di rieducare i cittadini in tanti settori (dai rapporti con gli immigrati all’uso del denaro contante) sarebbe piuttosto necessaria, a esempio, un’opera di corretta ed esauriente informazione sulle effettive opportunità occupazionali dei nostri giovani e sulla loro ricaduta sociale e non solo economica.