Un nuovo concetto di medicina

DI Danilo Quinto

 

Lucio Fortunato, direttore del Centro di Senologia “Santa Maria”, accreditato a livello europeo, dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma. Una struttura d’eccellenza, che cura il 10% dei casi di tumore alla mammella che vengono diagnosticati ogni anno nel Lazio

 

La struttura che lei dirige dedica particolare attenzione alla prevenzione del tumore alla mammella. Che ruolo riveste la prevenzione?

 

La prevenzione gioca un ruolo essenziale nella prevenzione oncologica e la mammella ha rappresentato un fronte molto importante in questo campo.  Oggi diagnosticare un tumore della mammella ad uno stadio iniziale comporta una guarigione quasi certa, con terapie molto personalizzate, poco invasive e molto tollerabili. La prevenzione già da molto tempo rappresenta l’investimento più importante per una sanità saggia che guarda al futuro,  e sono sicuro che con lo sviluppo delle tecniche di genetica medica questo settore della medicina vedrà uno svuluppo ancora più importante.

 

Quale fascia di età è maggiormente colpita dalla diagnosi di tumore alla mammella?

 

Nel mondo ogni anno vengono oggi diagnosticate 1.500.000 di donne con cancro della mammella e si prevede che nell’anno 2030 riceveranno questa diagnosi ogni anno nel mondo 2.000.000 di donne. 

In Italia, purtroppo, una donna su otto riceverà questa diagnosi nella propria vita, si tratta di otre 53.000 donne ogni anno.

La possibilità di ricevere diagnosi sotto i cinquant’anni sta purtroppo aumentando e questo significa che il 3-4% delle donne sotto i cinquant’anni riceverà diagnosi di cancro in età pre-menopausale, cioè nel pieno della propria attività lavorativa, familiare ed affettiva. Spesso questi tumori sono piuttosto esuberanti, richiedono cioè terapie integrate importanti per raggiungere la cura. 

Questo ha un grosso impatto di politica sociale ed i nostri politici dovrebbero essere molto attenti a ciò che questo comporta, anche in termini di “tossicità finanziaria”. Ricevere oggi una diagnosi di cancro della mammella può rappresentare la linea di confine tra le solite difficoltà di una famiglia “semplice” e la crisi finanziaria. Inoltre, donne giovani a volte sono portatrici di modificazioni genetiche il che comporta un impatto psicologico, familiare, terapeutico molto importante, che ancora oggi difficilmente affrontiamo nella sua complessità in Italia. Mi riferisco ad esempio al fatto che la protezione sociale e sanitaria per queste donne BRCA 1-2 mutate è prevista solo in alcune regioni, una disparità insopportabile. Di contro, l’aumento dell’età della popolazione sia in Europa che in Italia comporta che vediamo sempre più spesso donne anziane o molto anziane, ma ancora in buone condizioni generali, con diagnosi di cancro della mammella e questo comporta la capacità di dover affrontare in maniera personalizzata e multidisciplinare tutta una serie di problematiche terapeutiche per un gruppo di donne che comunque vive una fragilità intrinseca con bisogni molto particolari.

Infine, vorrei ricordare che oggi in Italia vivono oltre 830.000 donne dopo diagnosi di cancro: un esercito, con problemi, necessità e fragilità troppo spesso dimenticate o misconosciute. Possiamo e dobbiamo fare meglio.

 

Qual è, dal punto di vista clinico, il modo più corretto per affrontare la paura della donna nel caso di diagnosi positiva?

 

Sicuramente rivolgersi in un centro di senologia accreditato al livello regionale. 

I Centri Senologia sono delle vere e proprie Task force multidisciplinari che consentono un miglioramento dell’integrazione terapeutica, e quindi della possibilità di guarigione, con un aumento della sopravvivenza nelle donne trattate in questi centri che varia dal 5 al 15%. Oggi, donne con cancro della mammella non dovrebbero essere più trattate in centri non accreditati nelle reti senologiche regionali e migliorare la consapevolezza tra le donne della differenza anche in termini di possibilità di guarigione è un obiettivo strategico ed immediato per noi fondamentale.

 

Il San Giovanni è il primo centro CERTIFICATO a livello europeo nel Lazio. Cosa significa questo?

 

Sono circa 30 i Centri di Senologia Certificati a livello europeo in Italia e solo tre di questi si trovano nel Centro-Sud Italia. Per noi questo ha rappresentato una sfida formidabile ed un costante impegno dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata, in termini di interesse, riconoscimento costante delle priorità, volontà di migliorare. Soprattutto, per le donne che vengono trattate in un Centro Certificato, vuol dire la sicurezza di essere trattate in una unità che monitora costantemente i propri indicatori di qualità e si impegna a mantenerli nel tempo per garantire la migliore possibilità di guarigione. Questò è il futuro della Senologia, ma anche il futuro della medicina e della oncologia, in Italia e nel mondo. Non possiamo più permettere che l’autorefenzialità, un male purtroppo antico, domini o sia ancora sostanzialmente presente nelle nostre strutture sanitarie.

 

Quanti casi di tumore alla mammella vengono trattati ogni anno?

 

Presso l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata vengono trattate ogni anno oltre 430 donne con la diagnosi di cancro e questo rappresenta circa il 10% di tutte le donne con questa diagnosi nella regione Lazio. Il nostro impegno però non è solo quello di aumentare questi numeri, ma anche di essere più efficienti nell’offerta dei servizi, nell’accoglienza, nella tempestività delle cure , nell’integrazione tecnologica.

 

 

Quale importanza ha essere trattati da un centro multidisciplinare?

 

È fondamentale. Esistono dati ormai incontrovertibili in letteratura internazionale che indicano un aumento della sopravvivenza del 5-15% per donne trattate nei centri di Senologia rispetto a quelle trattate in centri non specializzati. Questo dato è superiore all’aumento della sopravvivenza causato da ogni singolo farmaco oggi a nostra disposizione, e indica che il lavoro integrato ottiene un risultato superiore alla somma delle singole professionalità. Tutte le donne in Italia dovrebbero essere consapevoli di questo dato e dovrebbero essere trattate in Centri accreditati, anche se questo dovesse comportare fare 10 o 20 chilometri piuttosto che essere trattate “sotto casa”.

 

Può descrivere la struttura di accoglienza presso l'Ambulatorio Santa Maria?

 

Nel 2016 abbiamo inaugurato il nuovo Centro di Senologia presso l’Ambulatorio Santa Maria dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata, uno spazio riservato di circa 250 metri quadrati, una vera e propria casa della donna con cancro della mammella. 

Fare questo è costato molto poco, ma fino a poco tempo fa le donne si dovevano muovere da un Reparto all’altro per vedere i singoli specialisti. Oggi sono invece i singoli specialisti che si presentano nel Centro per trattare le donne con tumore. Un grosso passo in avanti che ci permette una vera e propria presa in carico per il periodo di cinque anni e follow-up dopo la diagnosi e la terapia. Una rivoluzione semplice, ma efficace ed anche “eco-sostenibile”. Vede, fare un Centro di Senologia di qualità è oggi molto complesso perché i bisogni sono tanti, e riuscire a farlo in modo coerente rispetto alle possibilità finanziarie del sistema è una soddisfazione importante.

 

La struttura portante del nostro Centro di Senologia è rappresentato dalle infermiere di Senologia, da 2 Case manager, da una Data Manager. Le donne, anche questa volta, si sono dimostrate superiori, riuscendo a organizzare – con una sensibilità particolare - un filo conduttore insostituibile ed efficace per le pazienti con diagnosi della mammella. 

Lavorare in un Centro integrato vuol dire poi grande attenzione ai servizi: dai Corsi di trucco e di bellezza per le donne che devono svolgere una chemioterapia, alla Banca della parrucca, allo sportello Legale gratuito per tutte le problematiche burocratiche e al riconoscimento dei diritti, alla psico-oncologa. Nel prossimo futuro garantiremo massima attenzione all’aspetto “olistico” della malattia, perché essere guariti vuol dire qualcosa in più di non avere il cancro.

 

       Nel caso di diagnosi positiva, che cosa avviene?

 

Un primo colloquio, spesso con la radiologa  o il chirurgo e poi tutta una serie di procedure volte a comprendere quali sono le opzioni migliori per ogni singola paziente, ma anche le necessità di ogni singola paziente. Questo comporta che nel nostro Centro tutti i casi vengono discussi in Conferenza Multidisciplinare che si riunisce ogni lunedi: le fotografie della paziente, gli esami diagnostici comprensivi della mammografia dell’ecografia e  a volte della risonanza magnetica, i vetrini delle micro biopsia e la storia clinica vengono discussi dalla “task force” che produce delle vere proprie raccomandazioni di trattamento. Questo si verifica sia prima dell’intervento chirurgico che dopo l’intervento, quando vengono discusse collegialmente le opzioni di trattamento per le terapie adiuvanti.

Spesso, le pazienti sono invitate a tornare dopo un primo colloquio per approfondire le possibilità terapeutiche, e discuterle semmai con il chirurgo plastico.

Da oltre tre anni poi abbiamo i Corsi di “Pre-Abilitazione”,  in cui tutte le donne in attesa di intervento sono invitate a partecipare con un proprio familiare, per consentire una maggiore conoscenza di quanto si sta per affrontare. Al Corso partecipano vari membri dell’equipe, la Case manager, una psico-oncologa e una ex-paziente.

E’ un momento unico, in cui escono le paure, le difficoltà, a volte le necessità di capire meglio. 

 

Dopo l’intervento e le relative terapie, il rapporto con la paziente prosegue? Come prosegue?

 

Tutte le nostre pazienti sono prese in carico per un periodo minimo di cinque anni, il che garantisce un follow-up adeguato e garantito sia da un punto di vista oncologico che chirurgico che radioterapico che diagnostico. Questo è un elemento essenziale per permettere una stabilizzazione delle cure ed evitare dispersioni di risorse.

 

Se dovesse sottolineare gli aspetti più coinvolgenti della sua esperienza professionale, cosa direbbe?

 

Quella mia personale è un’esperienza unica, entusiasmante, che mi ha permesso una crescita professionale e personale molto profonda. Ho potuto assistere di persona allo sviluppo di un nuovo concetto di medicina, che sarà il pilastro fondamentale nel prossimo futuro a livello nazionale, e non solo per il cancro della mammella.

Soprattutto, mi ha reso consapevole della forza umana ed interiore delle centinaia di donne che ho operato in questi anni. Queste donne sono madri, mogli, compagne, a volte purtroppo anche figlie, ma sono un esempio per tutti noi, una testimonianza indelebile che la vita può andare avanti - e a volte essere persino  migliore - dopo la diagnosi di cancro.

 



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