LA LETTERA DEL DIRETTORE 1/2020: Emergenza sanitaria globale

Il Governo italiano ha deciso, alla fine di gennaio di decretare 6 mesi di emergenza sanitaria rispetto al diffondersi nel mondo, e in particolare in Cina, del virus 2019-nCoV, detto “Coronavirus”. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo un primo momento di cautela, ha ammesso la pericolosità di questo virus, per il quale sarà molto difficile avere – in tempi brevi – un vaccino.

Qualche considerazione va fatta su quest’evento, anche se la situazione è in continua evoluzione. La Cina, rispetto al suo modello di comunismo misto al cosiddetto “turbo-capitalismo”, sconta una situazione in cui il suo Governo tende ad occultare all’esterno quello che avviene in quello sterminato Paese. Questo è accaduto rispetto a quest’epidemia, se è vero – come sembra – che già nel dicembre scorso 5 milioni di persone avevano abbandonato la citta di Wuhan, una metropoli di 11 milioni di abitanti. La sottostima del pericolo che si stava espandendo – che ha costretto ora ad isolare numerosi agglomerati urbani, coinvolgendo milioni di persone – è stata ammessa dallo stesso Governo cinese. Questo fatto rende evidente la necessità, per il futuro, che in un mondo globalizzato come il nostro, dove persino la parola viaggia quasi alla velocità della luce, dove gli spostamenti riguardano centinaia di milioni di persone al giorno, dove in dodici ore si può passare da un capo all’altro del mondo, di prevenire la diffusione di virus (già individuati o sconosciuti) e di focolai di malattie e di non adottare tutti gli strumenti che la tecnologia offre per impedire che si propaghino. E’ anche necessario delegare ad autorità sovranazionali il tema della sicurezza dei cittadini, soprattutto in materia di salute.

Prevenzione non significa chiudere le frontiere. Significa, a nostro avviso, garantire che i flussi della popolazione da un Paese all’altro, da un territorio all’altro, siano controllati, anche in tema di sanità. Ci sono territori nel mondo dove sono ancora diffuse malattie che in Occidente sono state debellate decine di anni fa o dove mancano elementari principi di rispetto dell’igiene personale o dove sono presenti abitudini alimentari potenzialmente pericolose. Fissare delle regole attraverso le quali sia possibile effettuare, da parte degli organi competenti, degli screening di massa delle persone che si spostano da una frontiera all’altra, ci sembra una cosa più che ragionevole e urgente da programmare, per evitare di essere colpiti – per nostra negligenza – da situazioni che con grandissima rapidità possono divenire ingovernabili e foriere di catastrofi.

Per quanto riguarda l’Italia, prevenzione significa far conoscere alle persone la realtà “normale” che viviamo: l’anno scorso, solo nel nostro Paese, l’influenza stagionale, con le sue complicazioni, ha causato la morte di oltre 5.000 persone. Una strage quasi silenziosa, nei confronti della quale il panico suscitato dalla diffusione del coronavirus, deve far riflettere. Occorre maggior cautela nel diffondere le informazioni e maggior consapevolezza della necessità delle regole della prevenzione, compresa la maggiore diffusione dei vaccini.


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