Morricone è morto: noi vi mostriamo l'uomo geniale e ironico dietro all'immagine pubblica

Ennio Morricone non è più con noi.

 

In un momento in cui si ripercorre la sua carriera su tv e stampa in tutto il mondo -sentendo parole di cordoglio e 'coccodrilli'-, abbiamo ritrovato la registrazione di una chiacchierata telefonica via via sorprendente, e il video documento esclusivo che immortalano l'incontro tra il Maestro Morricone e l'amico giornalista e produttore Nicola R. Carrassi  

 

Morricone era e sarà per Carrassi, e per lo staff che realizzò l'evento Note di Pace a Venezia, un uomo geniale, capace di grande ironia e umiltà. Perché la vita vera è fatta di piccole cose: piccole come una bacchetta...  


Iniziò con una telefonata...

Nicola Ryan Carrassi: Maestro, buonasera! Come sta?

Ennio Morricone: Bene grazie!

 

NRC: Senta Maestro…Ero a Venezia per il suo concerto, quello che produrremo assieme… E' stato bellissimo, complimenti.

EM: Grazie!

 

NRC: Una curiosità… ma lei, quando è in tour, a Venezia per esempio, o in altre parti del mondo, si porta una “bacchetta scaramantica” o per esempio usa sempre la stessa, ne usa diverse?

EM: No beh…! Non ho bacchette scaramantiche, uso sempre la stessa ma può capitare che mi arrabbi in concerto: in quel momento ne prendo un’altra!

 

NRC: Spero di non farla arrabbiare io, altrimenti me la dà in testa! 

EM: (ride)

 

NRC: Senta…ma è una bacchetta che ha da quanto tempo?

EM: Beh, da tanti anni…ne ho anche altre, molte delle quali regalate, perché mi regalano molto spesso delle bacchette ma alla fine non le uso. Finché non si rompe questa!

 

NRC: Interessante, questa storia della bacchetta!

EM: Beh si, però mi ricordo che anni fa ne avevo un’altra che ho spezzato sul leggio, durante un momento di rabbia, ma anche perché era di legno, non di bambù!! E mi ricordo anche che continuai a dirigere con la bacchetta a metà, per un po’ di tempo! 

 

NRC: Ma come può capitare che ci si arrabbi ? Forse qualche musicista che non esegue alla perfezione, oppure fa errori?

EM: Beh…è tutta una questione regolata dalla disciplina…e poi, non ci si arrabbia mai durante un’esecuzione dal vivo ma solo nelle prove, è bene specificarlo!

 

NRC: Non so se si ricorda il film ‘Red Dragon’: il professor Hannibal Lecter ad una cena, cucina le ‘parti migliori’ di un musicista reo di sbagliare alcune note, compromettendo l’armonia finale… spero che lei non abbia le stesse reazioni! 

EM: (ride) Beh, di arrabbiarmi veramente capita solo qualche volta durante le prove, nel caso qualcuno non sia attento, o abbia un calo di concentrazione… oppure capita che durante le pause qualcuno parli col vicino, quando invece dovrebbero stare zitti!

 

NRC: Sono d’accordo, la disciplina è uguale dappertutto!

EM: Sempre!

 

NRC: Ma senta… lei ha detto che la bacchetta è stato il primo regalo che si è fatto…quando?

EM: Eeeeeeh! Tanti anni fa! Beh ma questa è carina come cosa, di parlare della bacchetta, perchè per tanti anni si è parlato delle solite cose, mentre questa è una bella novità! Io, al conservatorio, ho imparato a non voler fare il direttore d’orchestra…ma perché questo? Perché il mio maestro, Petrassi, fu una persona bravissima e buonissima che però trascurava molto i suoi studenti, che venivano a lezione al conservatorio per diplomarsi in composizione per poi passare alla direzione d’orchestra. Riteneva che il tempo che “sprecava” con loro, fosse veramente un tempo inutile. Ed allora io ho imparato a non amare la professione del direttore d’orchestra. 

 

NRC: E però ci è caduto lo stesso!

EM:  No, invece, perché per anni, ho comunque diretto senza la bacchetta, come se fosse questo, un espediente che mi calmasse la coscienza! Poi, comunque, ad un certo punto ho impugnato la bacchetta, in quanto l’orchestra vede meglio con la bacchetta, che senza.

 

NRC: Abbiamo parlato di Piazza San marco a Venezia. Qual è secondo lei la giusta ambientazione per un suo concerto?

EM: Beh, Venezia è un posto giusto! Adesso non posso dire naturalmente che preferisco Venezia a tutti i posti del mondo. E’ stata una bellissima situazione, dirigere due concerti in quella piazza. Bellissima Venezia, bellissimo è stato alla Scala, bellissimo a Santa Cecilia, tutti luoghi straordinari! 

 

NRC: E dove vorrebbe dirigere il prossimo?

EM: Non penso mai al prossimo concerto! Però, d’altro canto, devo dire che non ho mai diretto al Comunale di Firenze!

 

NRC: Ho capito… e senta, se dovesse scrivere o dirigere musica in un posto lontano dalla città, della civiltà moderna, un luogo che la ispira particolarmente… Mi viene in mente la Foresta Pluviale o l’Amazzonia?

EM: Immerso nel verde, bellissimo! Scriverei una musica apposta. Mi viene in mente una situazione, nella quale ci sarebbero più orchestre, per esempio cinque, disposte lungo un cerchio nel verde che abbia come raggio 100-150 metri. Così la musica arriverebbe come un eco alla gente che si trova al centro, trasmessa tramite natura ed amplificazione. Ed il direttore (io) sarebbe visibile solamente tramite telecamere.

 

NRC: Sicuramente la vegetazione e le piante ne godrebbero: le piante amano la musica. Per lei la musica può essere intesa come terapia? Per le piante e gli animali può essere prodigiosa, per i bambini certamente una terapia…ma per lei?

EM: Un certo tipo di musica può esserlo, oppure può illuderci che sia una terapia: ci vuole una musica che non abbia punte, che sia serena, che abbia veramente una sospensione astratta e quindi deve avere delle caratteristiche che non disturbino ma che tranquillizzino.

 

NRC: Certo! C’è una sua musica che la tranquillizza, che quando l’ascolta la rilassa?

EM: Allora guardi, ce ne sono molte… però ce n’è una che mi fu commissionata dalla regione Trentino che ho scritto per cinque quartetti, una voce di soprano. Questi cinque quartetti che suonano prima da soli poi in combinazione mi pare fino a 36 combinazioni sincrone, ed era dedicata al Lago di Garda (“Vidi Aquam”). Prima la registrammo in sala da concerto, ma quando venne eseguita direttamente sul lago, le assicuro che fu uno spettacolo.

 

NRC: Posso immaginare! Si specchiava, sul lago!

EM: Si!

 

NRC: Senta maestro, lei da piccolo si immaginava a dirigere un’orchestra?

EM: No, no. Pensavo di fare il medico.

 

NRC: Il medico. Come mai?

EM: Ma sa, io da piccolo avevo un pediatra che mio padre pagava bene ed allora era il pediatra dei figli di Mussolini… Era un professore romagnolo, si chiamava Ronchi e mi lasciava contento quando visitava me ed i miei fratelli, ed allora volevo fare il medico.

 

NRC: E’ davvero importante essere precisi nella direzione di un’orchestra? E questa precisione si potrebbe paragonare alla precisione con la quale opera un medico?

EM: Sa, ci vuole per entrambi una grande concentrazione e precisione! Solamente che se io sbaglio non muore nessuno e se ne accorgono in pochi…dirigendo, per fortuna, non si ha mai tra le mani la responsabilità della vita di una persona! Comunque io mi accorgo che qualche volta l’orchestra allenta un po’ la concentrazione, ma lo fa solamente anche quando io abbasso la guardia…ma poi me ne accorgo e mi riprendo immediatamente!

 

NRC: Maestro, non voglio annoiarla oltre, ed è stato un piacere poter parlare con lei!

EM: Non si preoccupi, non mi ha affatto annoiato! Abbiamo toccato dei punti come la bacchetta ecc, che non ho mai toccato con nessuno, quindi lei è stato originalissimo!

 

NBC: Grazie. Ho amato la sua musica sin da bambino, quasi inconsapevolmente. La sua musica è sempre stata con me da quando avevo 5 anni…Allora la Rai, era il 1975, trasmise “Spazio 1999” una co-produzione tra Italia e UK. La Rai inserì alcuni dei suoi brani storici. A proposito, si nasce o no con la musica nel DNA? Si può divenire compositori, se non lo si è dentro?

EM: Forse…non le so dire con sicurezza cose che non ho mai pensato, ma sicuramente quando mio padre, a 5 anni mi insegnò la chiave di violino, iniziai immediatamente a comporre…poi a 10 anni buttai tutto, ed ora non ce n’è più traccia… Comunque erano cose a 2 corni, questo faceva presupporre che io sia sempre stato adatto ai western. Mi piaceva l’Ouverture di “Il franco cacciatore” di C.M. Von Weber, oppure ascoltare alla radio “L’improvviso” di Giordano, però non pensavo di far il compositore.

 

NRC: Le mancano i western?

EM: No! Per nulla! Anzi, li rifiuto! (ridono entrambi). Dopo Leone, non posso più fare western.

 

NRC: Ah, ok…quindi le manca (Sergio) Leone!

EM: Certo, come amico e come persona… 

 

NRC: E se arrivasse un “nuovo” Leone, magari con le stesse intuizioni, lei farebbe di nuovo western?

EM: Non credo, anche perché ho già rifiutato in via personale e non ufficiale, un grande film, che ha fatto un grande successo in America, ma lascio a voi cercare di capire il titolo, in quanto io non ne parlo più!

 

NRC: Sto già cercando di indovinare! Senta, maestro è stata una bella chiacchierata, spero di poter venire al suo prossimo concerto, e magari scrutare un po’ da vicino la sua bacchetta!

EM: Va bene! Allora a presto e grazie, arrivederci!

 

NRC: Arrivederci e a presto!

 


...e continuò con un pomeriggio sorprendente, la conoscenza dell' 'uomo' Ennio Morricone



Nelle foto: alcuni momenti degli incontri in occasione dell’uscita del concerto

Note di Pace’.

 

Con il Maestro Ennio Morricone, il giornalista e produttore Nicola Ryan Carrassi.

 

Agli incontri con il pubblico presso Mondadori a Roma, Carrassi invitò anche il collega e amico Marco Liorni, anche conduttore e scrittore.


Scrivi commento

Commenti: 0